I FIORETTI
Anche in romagnolo...
dal Numero 35 del 8 settembre 2019

Una donna di San Mauro Pascoli (FO), capita a San Giovanni Rotondo. È piuttosto anziana e non conosce una parola d’italiano, ma vuole confessarsi dal Santo. Dice ad Anita, una romagnola che la ospita: «Io non so parlare italiano, lui parla giargianese [in gergo: lingua sconosciuta], non so proprio come faremo a capirci». Anita l’esorta a preparare bene la Confessione, ma lei ancora una volta ripete: «Ma come faremo ad intenderci?».
Arriva intanto il giorno della Confessione. La contadina si avvicina al confessionale e, invece di pensare ai peccati, mormora tra sé: “E adesso cosa gli dico?”; quando padre Pio, aprendo lo sportello, le chiede: «Quand chle’ che tan ti confes?» (Da quanto è che non ti confessi?).
La donna al sentirsi interpellata in dialetto di San Mauro rimane sbalordita e, pensando ad uno scherzo, si porge verso l’abitacolo del confessore e, tirando la tendina, vuol vedere se nel confessionale c’è padre Pio.
Ed il Padre, sempre in dialetto romagnolo, dice: «Sa fet... bus, bus, invece ad cunfest?» (Che fai, ti metti a guardare, invece di confessarti?).
La poverina si calma. E nel suo gergo dialettale si confessa come fosse col suo parroco. Il Padre ascolta, le dice qualche parola di conforto e le dà l’assoluzione.
La contadina ritorna alla pensione e ad Anita, che aspettava per sapere come erano andate le cose, grida da lontano: «Nita, Nita! As sem capì in tot!» (Anita, Anita! Ci siamo intesi in tutto!). E dopo aver raccontato per filo e per segno quanto è accaduto al confessionale, aggiunge: «Nita che roba! Che roba cus ved i qua zo» (Anita che roba! Che roba si vede quaggiù).
Probo Vaccarini, dopo aver conosciuto padre Pio, appena aveva qualche giorno libero dagli impegni di lavoro, prendeva il treno – sul quale viaggiava gratuitamente, svolgendo la sua attività nell’ambito delle ferrovie dello Stato – e si recava dal Santo per portargli guai suoi ed altrui. Si definiva così il pendolare di padre Pio.
Un anno, in occasione della festa di Tutti i Santi e della Commemorazione dei defunti, volle fare una capatina dal Padre “per ricaricare le batterie scariche”, come diceva lui.
La sera precedente alla partenza disse alla sua sposa Anna Maria: «Adesso vado dal Padre per dirgli le stesse storielle: che faccio tutto in fretta, con orgasmo, per poi combinare tanti guai». Poi, in tono scherzoso, aggiunse in romagnolo: «La gata fretulosa la fa i gatein zegh!» (La gatta frettolosa fa i gattini ciechi).
La mattina prese il treno per Foggia e, giunto a San Giovanni Rotondo, essendo il numero dei prenotati relativamente limitato, si poté confessare.
Il primo peccato che confessò fu quello della fretta, accennando ai guai che ne seguivano. Il Padre lo guardò benevolo e, sorridendo, in dialetto romagnolo disse: «La gata fretulosa la fa i gatein zegh!».
Probo rimase sbalordito e, fissando il Padre negli occhi, avrebbe voluto dire qualcosa, ma non poté, perché il Santo continuò: «Che altro?».


Padre Marcellino IasenzaNiro,
“Il Padre”. San Pio da Pietrelcina.
Sacerdote Carismatico. pp. 298-300