PADRE PIO
Padre Pio penitente
dal Numero 23 del 9 giugno 2019
di Suor M. Immacolata Savanelli, FI

Padre Pio – il più grande Confessore che la storia abbia forse mai avuto – si accostava spessissimo al sacramento della Penitenza, e l’ultima volta fu proprio negli ultimi momenti della sua vita. Vi andava tra pianti e singhiozzi perché consapevole che ogni peccato è «tradimento dell’amore».

Dopo la lunga serie di articoli su padre Pio confessore sorge spontaneo il desiderio di voler vedere questo Santo nella sua veste di penitente. In effetti, san Giovanni Paolo II, nella Reconciliatio et paenitentia, considerando il rapporto tra il confessore e l’amministrazione del sacramento della Riconciliazione, ha ricordato che «per essere un buono ed efficace ministro della penitenza, il sacerdote ha bisogno di ricorrere alla sorgente di grazia e santità presente in questo sacramento. [...]. Perderebbe, invece, molto della sua efficacia questo ministero, se in qualche modo [il sacerdote tralasciasse] di essere [un buon penitente]. Tale è la logica interna di questo grande sacramento» (1).
Questo concetto, espresso nell’Esortazione apostolica post-sinodale del 1984, e ribadito anche dai pontefici Benedetto XVI (2) e Francesco (3), è particolarmente vivo in padre Pio. Se il nostro Santo, infatti, è stato apostolo del confessionale, è anche stato un frequentatore assiduo di questo Sacramento, accostandosi ad esso «spessissimo» (4) ed offrendosi come esempio per i suoi figli spirituali ai quali chiedeva di ricevere con assiduità l’assoluzione sacramentale. Padre Pio aveva «una grande delicatezza d’animo. [...]. Ebbe così chiara l’idea del male e del peccato, che portò sempre in sé un senso di colpa, anche se di colpe non ne commise e trovò nella confessione rifugio, sicurezza, pace, serenità, sollievo allo spirito. Sentì talmente grande e forte questo bisogno, che in alcuni periodi si confessò quasi ogni giorno» (5).
Faceva un accurato esame di coscienza e accusava le sue mancanze con «sentimenti di profonda umiltà» (6). Padre Pellegrino, che oltre ad essere penitente di padre Pio fu anche suo confessore, attesta: «In preparazione alla Confessione invocava a lungo la Madonna e piangeva. Anzi versava tante lacrime che con queste sole, secondo me, avrebbe potuto cancellare i peccati propri e quelli degli altri. Una volta gli dissi che egli premetteva alla Confessione una specie di “sacramentale” fatto con le preghiere della Madonna e con “l’acqua santa” delle lacrime. Si accorse che avevo origliato alla sua porta e che avevo sentito le sue giaculatorie e i suoi pianti, e mi disse: “Ma adesso anche per piangere i miei peccati debbo chiedere permesso a te?”. In altra circostanza, sempre a proposito della Confessione, gli dissi che lui come un bambino, appena si era sporcato un dito, correva dalla mamma a farselo pulire. “Così faccio – mi rispose – e così voglio fare. Tu sei più bravo di me: sai purificarti da solo e fai a meno del confessore. Con l’aiuto di Dio, io spero di non arrivare mai a credermi autosufficiente”» (7).
Il dolore che padre Pio aveva per le sue mancanze non lo esprimeva solo con il pianto durante l’esame di coscienza, ma anche durante l’accusa dei peccati. Un giorno, infatti, il Santo chiese a padre Eusebio di ascoltare la sua Confessione sacramentale. «Terminata l’accusa dei peccati, padre Pio scoppiò in un pianto dirotto e singhiozzava!» (8). Nel notare l’imbarazzo del suo confratello che non riusciva a vedere nessun nesso tra i peccati confessati e quel «pianto sconsolato», padre Pio affermò: «Figlio mio, tu pure pensi che il peccato sia la trasgressione di una legge. No, figlio mio. Il peccato è il tradimento dell’amore. Che ha fatto il Signore per me e che faccio io per Lui?».
A padre Eusebio non restò altro che «prendere la [...] testa [del Santo] tra le mani e accostarla al suo petto. Lui non si scostò, né fece resistenza». E padre Eusebio scrive: «Cercava quasi conforto da me, povero peccatore, che l’amore del Signore l’aveva messo sotto i piedi chi sa quante volte. Mi feci coraggio e balbettando gli dissi: “Coraggio, padre mio non pianga. Quella misericordia che lei, ogni giorno, dà agli altri, in questo momento il Signore la dà a lei e gliela dà in abbondanza». A queste parole padre Pio «tornò sereno».
Grazie a questo Sacramento, il Santo poté «con animo più tranquillo salire l’altare del Signore e immolarsi con lui nel santo Sacrificio» (9). Il sacramento della Penitenza, che fu il centro della sua attività pastorale, gli donò anche la «forza necessaria, per adempiere coscienziosamente alla sua altissima missione, che il Signore gli aveva affidato a beneficio dei fratelli» (10).
Anche durante l’ultima notte della sua vita, padre Pio volle come “penitente” accostarsi al sacramento della Confessione. Con «gli occhi lacrimosi arrossati» (11), senza che le lacrime potessero scendere, ogni tanto domandava a padre Pellegrino che lo assisteva l’orario e dopo la mezzanotte, tremando come un bambino, chiedendo al suo confratello di sedersi accanto a lui, stringendogli con forza le mani, lo pregò di ascoltare la sua Confessione e di celebrare la Santa Messa per lui quella mattina. Questo «apostolo del confessionale» (12), questo «martire del confessionale» che aveva fatto della Santa Messa «il perno ed il centro di tutta la sua vita e di tutta la sua opera» (13) morì chiedendo ed ottenendo il perdono di Dio con la sacramentale assoluzione, sicuro che il suo confratello avrebbe offerto alla sua morte il Sacrificio eucaristico per lui. 

NOTE
1) San Giovanni Paolo II, Reconciliatio et poenitentia, n. 31, punto IV.
2) Si leggano i due Discorsi alla Penitenzieria Apostolica di Benedetto XVI, dell’11 marzo 2010 e del 9 marzo 2012.
3) Francesco, Discorso ai parroci di Roma, 6 marzo 2014, n. 2.
4) Padre M. IasenzaNiro, “Il Padre”. San Pio da Pietrelcina. La missione di salvare le anime. Testimonianze, vol. I, Edizioni «Padre Pio da Pietrelcina», San Giovanni Rotondo 2004, p. 41.
5) G. Curci, Padre Pio apostolo del confessionale e cesellatore di anime, Laurenziana, Napoli 1969, p. 52.
6) Padre M. IasenzaNiro, “Il Padre”. San Pio da Pietrelcina. La missione di salvare le anime. Testimonianze, p. 41.
7) Ivi, pp. 41-42.
8) E. Notte, Padre Pio e padre Eusebio. Briciole di storia, Grilli, Foggia 2007, p. 255.
9) G. Curci, Padre Pio apostolo del confessionale e cesellatore di anime, p. 52. 
10) Ibidem.
11 L. Peroni, Padre Pio da Pietrelcina, Borla, Roma 1991, p. 578.
12) Fernando da Riese Pio X, Padre Pio da Pietrelcina, Crocifisso senza croce, Postulazione Generale dei Cappuccini, Roma 1975, p. 201.
13) San Giovanni Paolo II, Discorso, 23 maggio 1987, n. 3.