Padre Pio e la devozione all’Immacolata nell’Ordine Cappuccino
dal Numero 47 del 3 dicembre 2017
di Suor M. Immacolata Savanelli, FI

Corrispondendo alla vocazione religiosa, il giovane Fra Pio si ritrovò all’ombra del chiostro tra i figli del Serafico Padre san Francesco e al contempo sotto il candido manto dell’Immacolata, venerata da sempre con particolare amore dall’Ordine Serafico.

La Chiesa ha proclamato il dogma dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria l’8 dicembre 1854 e quattro anni dopo, l’11 febbraio 1858, quasi a conferma di tale solenne proclamazione, la Madonna apparve a santa Bernardetta Soubirous a Lourdes, in Francia, e si presentò come l’Immacolata Concezione. Padre Pio nacque nel 1887 dopo circa 30 anni da questi eventi, a Pietrelcina, piccolo paese del Sannio, dove per antica tradizione è fortemente sentita la devozione alla Madonna. Non ci è dato sapere se durante la sua infanzia o adolescenza il piccolo Francesco Forgione (tale era il suo nome prima di entrare tra i Frati Cappuccini) avesse venerato la Madonna come Immacolata, è sicuro, però, che ciò avvenne nel 1903 quando il nostro Santo entrò nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini poiché il noviziato era consacrato all’Immacolata, affidato alla sua materna assistenza. Era a Lei, all’Immacolata, che si chiedeva di assistere e proteggere i giovani novizi, di contribuire in modo tutto speciale alla santificazione di coloro che erano stati chiamati da Dio a seguire Cristo sui passi eroici del Serafico Padre san Francesco. Ecco il testo della preghiera di affidamento del noviziato all’Immacolata: «O Vergine immacolata io mi affido e mi consacro a voi in quest’anno del santo noviziato. Riconosco che per la vostra predilezione materna ho ricevuto da Dio la grazia singolare della vocazione religiosa e a voi chiedo di potervi corrispondere con fedeltà. Concedetemi un amore grande alla purezza, custoditela e rendetela sempre più luminosa in me così da renderla quasi un riflesso della vostra purezza immacolata. Fatemi conoscere la bellezza della povertà perché io la possa abbracciare con amore. Che io trovi la mia gioia nell’ubbidienza per potermi donare a Dio nel giorno della mia professione per sempre. Aiutatemi nella pratica delle altre virtù, ornamento indispensabile della vita religiosa: umiltà vera, distacco totale, sacrificio gioioso, carità illuminata, rispetto sacro e amore verso i confratelli, santa letizia, semplicità di fanciullo, preghiera continua e unione con Dio modellata sulla vostra. Siatemi maestra e guida nella pratica di queste virtù, onde poter vivere il mio ideale della vita religiosa: cioè rivivere la vita di Gesù sulla terra per quanto è possibile alla mia pochezza dietro l’esempio del Serafico Padre san Francesco. Nell’ora della prova siatemi sostegno, nelle tenebre luce, in ogni mia necessità fatemi sentire la vostra assistenza materna. Questo vi chiedo sperando tutto nella vostra bontà di Madre e nei meriti infiniti del vostro divin Figlio Gesù, al quale per vostro mezzo mi consacro per sempre. Così sia» (1).
È risaputo, infatti, che i Francescani hanno una particolare venerazione per la Vergine Immacolata. Sono essi che, a partire dal beato Giovanni Duns Scoto, per secoli hanno portato avanti la possibilità e la convenienza di questo particolare privilegio mariano. Ebbene, oltre al grande numero di Cappuccini, tra cui anche santi, beati, venerabili e servi di Dio che hanno onorato e glorificato l’Immacolata, e alla preghiera di affidamento del noviziato all’Immacolata, la devozione mariana di quest’Ordine è testimoniata anche da alcuni atti capitolari. Già prima della proclamazione del dogma, per la grande devozione verso la Vergine Immacolata, il Capitolo generale, nel 1712, venne ad esprimere il pio desiderio di considerare l’Immacolata come particolare Patrona dell’Ordine. Questi pii voti dei Padri capitolari, presentati alla Sacra Congregazione dei Riti, vennero assecondati il 10 marzo 1714. Esortazioni particolari si trovano, poi, con la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione. Al punto 17 della lettera del reverendissimo ministro generale Padre Bernardo da Andermatt, che accompagna le ordinazioni e i decreti del Capitolo generale, tenutosi a Roma nel collegio di San Fedele il 9 maggio 1884, è possibile leggere: «Missa Conventualis Officio diei conveniens quotidie celebretur. Et quia merito gloriamur de devotione Ordinis nostri erga Beatam Virginem Mariam sine labe originali conceptam, deque celeberrimo Seraphici Patris Nostri Francisci decreto, celebrandi scilicet singulis Sabbatis Missam de Immaculata Conceptione: hortamur sacerdotes, ut ad normam Indulti Sacrae Rituum Congregationis sub die 14 Iunii 1866 nobis concessi, privilegio celebrandi Missam votivam de Immaculata Conceptione Beatae Virginis Mariae in Sabbato pro viribus utantur» (Ogni giorno si celebri la Messa Conventuale secondo l’Ufficio corrente. E poiché noi giustamente ci gloriamo della devozione che l’Ordine nostro professa alla Beata Vergine Maria Immacolata, nonché dell’insigne decreto del nostro Serafico Padre san Francesco, ossia che si celebri ogni sabato la Messa dell’Immacolata Concezione: esortiamo i Sacerdoti a valersi quando possono del privilegio a noi concesso, a norma dell’indulto della Sacra Congregazione dei Riti in data del 14 giugno 1866, di celebrare in giorno di sabato la Messa votiva dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria) (2).
Tale ordinanza è stata poi inserita nell’Appendice I delle Costituzioni del 1909. E Padre Pio ha osservato questa disposizione con particolare attenzione, tanto che, come ci attesta l’Epistolario, ad appena una settimana dalla sua ordinazione sacerdotale, chiese a Padre Benedetto: «Avrei bisogno di un calendario e ciò solamente per vedere in quali giorni non si può dire la Messa votiva dell’Immacolata nel sabato e quali commemorazioni debbono dirsi in detta Messa» (Epistolario I, p. 197).
Nella prima edizione del IV volume dell’Epistolario di Padre Pio è presente anche una meditazione sull’Immacolata attribuita, per diverso tempo, al Santo del Gargano (3). In seguito, essendoci nell’archivio della Postulazione dei Padri Cappuccini di San Giovanni Rotondo il testo della meditazione nella stesura scritta da una figlia spirituale del Santo, Antonietta Vona, si attribuì a lei tale meditazione e, pertanto, non fu più riportata nella successiva edizione dell’Epistolario. Questa meditazione, però, ha comunque la sua importanza, perché sul manoscritto di Antonietta Vona ci sono alcune annotazioni autografe personali, con «brevi correzioni» (4) del Santo, per cui si può con tutta sicurezza e ragionevolezza cogliere, in essa, i diversi punti e spunti dottrinali sul mistero ineffabile dell’Immacolata Concezione corrispondenti alla mente del nostro Santo, che è una mente formatasi interamente alla Scuola filosofico-teologica francescana.
Sulla devozione di Padre Pio verso l’Immacolata è stato scritto, infatti, che «non perdeva occasione per lodare e benedire l’Immacolata con la passione propria del francescano innamorato di Maria, alla scuola dei santi francescani di ogni tempo» (5).  


NOTE
1) Provincia dei Padri Cappuccini di Foggia, Preghiere del santo noviziato, Foggia 1959, pp. 44-45. Nonostante questo testo sia stato edito nel 1959, è da supporre che tale preghiera di affidamento fosse recitata anche nel 1903 in quanto le tradizioni della provincia rimasero pressoché invariate dagli ultimi anni dell’Otto¬ cento fino al Concilio Vaticano II.
2) Cf. Analecta Ordinis Minorum Capuccinorum, vol. II, Roma 1886, p. 231, n. 17.
3) Cf. Epistolario IV, pp. 857-861, I edizione del 1984. [Il testo della meditazione è riportato di seguito, n.d.r.].
4) N. Castello - S. M. Manelli, La «dolce Signora» di Padre Pio, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 1999, p. 107, n. 23.
5) Ivi, p. 106.
 
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Meditazione sull’Immacolata

Amore increato, Spirito di luce e verità fatti strada nella mia povera mente e fammi penetrare, per quanto è possibile a povera creatura come me, in quell’abisso di grazia, di purezza e di santità, per attingere sempre nuovo amore verso quel Dio che ab aeterno concepiva nella sua Mente divina questo capolavoro insuperabile da qualsiasi altra opera creata che uscita fosse dalle sue mani: l’Immacolata! [...].
Prevenuta dalla grazia per Colui che sarà il Salvatore dell’umanità caduta nella colpa, alcun neo di colpa la toccherà mai. Esce dalla mente di Dio pura e brillerà quale stella mattutina sull’umanità che affissa in Lei lo sguardo, per esserci di guida sicura a drizzare i nostri passi verso il sole divino Gesù, che irradiandola con il suo splendore divino, ce l’addita quale modello di purezza e di santità. Nulla è ad Essa superiore nel creato, ma tutto ad Essa è sottoposto per grazia di Colui che la creò immacolata [...]. Precede, nell’ordine di natura, il sole divino Gesù; nell’ordine di grazia, il sole Gesù precede essa, la purissima che dal sole divino riceve ogni purezza, ogni luce, ogni beltà.
Tutto è tenebre e oscurità di fronte a questa luce purissima che rinnovella il creato per Colui che porterà nel suo seno, come rugiada nella rosa. Tutto fa capo al suo concepimento immacolato: per questo dono unico e singolare riceve a profusione la grazia divina; e per la sua corrispondenza se ne rende degna di sempre riceverne delle maggiori.
Madre mia purissima, l’anima mia poverissima tutta ricolma di miserie e peccati, fa appello al tuo Cuore materno, affinché nella tua bontà ti degni di riversare su di me un poco almeno di quella grazia che si profuse in te, senza restrizione, ma abbondante, piena, dal Cuore di Dio. E da questa tua grazia accompagnato, mi riesca servire ed amare meno imperfettamente quel Dio che occupò pienamente il tuo cuore e del tuo corpo ne fece il suo tempio, fin dal primo istante del tuo immacolato concepimento.
Le tre divine Persone concorrono a profondere tutte le prerogative, tutti i favori, tutte le grazie, tutta la santità su questa sublime creatura.
L’eterno Padre la crea pura e immacolata e si compiace in Essa quale degno abitacolo del suo Figlio unigenito; per la generazione del Figlio nel suo seno sin dall’eternità, previene la generazione del Figlio nel seno purissimo di questa Madre e la riveste sin dal principio della sua concezione del lucente niveo abito della grazia e della santità più perfetta, la rende partecipe delle sue perfezioni.
Il Figlio, che la elegge per sua Madre, profonde in Essa la sua sapienza e sin dall’inizio, per scienza infusa conobbe il suo Dio e lo amò e servì nel modo più perfetto che sino allora mai lo era stato sulla terra.
Lo Spirito Santo profuse in Essa il suo amore, la sola capace e degna riceverne in una misura direi sconfinata, perché la sola che con la purezza della colomba, poteva avvicinarsi a Dio e così da vicino sempre più conoscerlo ed amarlo. La sola capace a contenere in sé l’influsso d’un amore che la riempiva dall’Alto, e sol degna di ritornare a Colui che ne la riempiva; e quest’Amore, prevenendola, la preparava a quel fiat che salvò il mondo dalla tirannia del nemico infernale, e che la doveva adombrare e renderla purissima colomba feconda d’un Figlio di Dio.
Madre mia, come mi sento confuso sì carico di colpe di fronte a te, purissima Immacolata fin dal primo istante del tuo concepimento [...]. Abbi pietà di me; uno sguardo tuo materno mi rialzi, mi purifichi, mi elevi a Dio, elevandomi sul fango della terra, per assurgere a Colui che mi creò, mi generò nel santo Battesimo, ridonandomi quella bianca purissima stola dell’innocenza che il peccato d’origine aveva deturpato. Che io lo ami, o Madre mia! Profondi in me quell’amore che ardeva nel tuo Cuore per Lui, in me che, ricoperto di miserie, ammiro in te il mistero del tuo Immacolato Concepimento, e che ardentemente bramo che per esso tu mi renda puro il cuore per amare il mio e tuo Dio, pura la mente per assurgere a Lui e contemplarlo, adorarlo e servirlo in spirito e verità, puro il corpo affinché sia un suo tabernacolo meno indegno di possederlo, quando si degnerà venire in me nella santa Comunione. Così sia.

dall’Epistolario, vol. IV (edizione del 1984),  pp. 857-861

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