“Leggete quanto più vi sarà possibile i santi libri”
dal Numero 36 del 17 settembre 2017

Conosciamo la figura di San Pio da Pietrelcina sotto vari aspetti: l’altissima contemplazione, i doni mistici, i carismi innumerevoli che, giustamente, ce lo fanno vedere in un continuo contatto mistico con Dio attraverso la contemplazione infusa. Non dobbiamo dimenticare, però, che il Santo è arrivato a queste altezze con l’ausilio della meditazione e delle sante letture che sono state un pascolo continuo per la sua anima; egli ha attinto innanzitutto alla Parola di Dio, e in particolare al Vangelo e alla Passione di Gesù, alle Lettere di san Paolo, ma ha coltivato intensamente anche lo studio e la lettura spirituale, soprattutto dei Santi Padri.
Padre Pio, dunque, leggeva... e leggeva molto! E lo stesso inculcava ai suoi figli spirituali, ritenendo che la lettura di buoni libri fosse essenziale per il progresso spirituale, come scrive a Raffaelina Cerase: «Non mi chiamate troppo esigente se vengo ancora a pregarvi di fare molto tesoro leggendo quanto più vi sarà possibile i santi libri. La lettura spirituale vi è necessaria quanto l’aria che respiriamo. Leggete, leggete molto, ed alla buona lettura non manchi mai una fervente ed umile preghiera» (Epistolario II, p. 433).
Indirizzata alla stessa Raffaelina c’è poi una lettera molto lunga di San Pio (Epistolario II, lettera n. 18) che è una lezione magistrale sull’importanza delle sante letture, sulla base degli insegnamenti dei Santi Padri.
Innanzitutto il Santo esorta Raffaelina a non leggere se non libri santi ed edificanti e riporta, notizia assai preziosa, l’esperienza che egli stesso ha fatto al riguardo: «Circa la vostra lettura c’è poco d’ammirare e quasi niente da edificarsi. Vi è assolutamente necessario che a simili letture [onestissime, ma poco spirituali, n.d.a.] aggiungiate quella dei libri santi, tanto raccomandata da tutti i santi padri della chiesa. Ed io non posso esimervi da queste letture spirituali, troppo mi preme la vostra perfezione. [...]. Tengo a confessarvi, a mia grande confusione, che anche io fui involto in simile inganno e se il pietoso Signore, per sua bontà non me ne avesse aperto l’inganno a suo tempo, chi sa dove sarei andato a precipitare. Ben devo questa testimonianza alla verità: mai io non sentii in me la menoma attrattiva per quelle letture che macchiar potessero l’innocenza e la purezza dei costumi, perché ho avuto naturalmente un orrore supremo per ogni laidezza, anche lievissima. Altro non cercavo in tali letture, oneste sì, ma sempre profane, se non un pascolo scientifico ed il passatempo di un’onesta ricreazione di spirito. Eppure, malgrado l’innocenza delle mie intenzioni, tali letture fecero profonde ferite nel mio cuore, se non altro mi tennero sempre fermo lì, senza mai fare profitto nell’acquisto di una sola virtù; ed il peggio si fu che mi andavo sempre raffreddando nell’amor di Dio. [...]. Ed io folle che fui! Fuggivo, fuggivo sempre, ma alla fine la divina grazia mi vinse. [...]. Mi fa raccapriccio, sorella mia, il danno che reca alle anime la privazione della lettura di libri santi».
Dopo la sua personale esperienza, Padre Pio riporta la testimonianza autorevole dei Santi Padri: san Bernardo, san Girolamo, san Gregorio, sant’Agostino, san Colombano. Di san Girolamo riporta le esortazioni a pascersi dei libri della Sacra Scrittura: «“Sempre – egli [san Girolamo] dice – sia nelle tue mani il libro sacro che dia pascolo al tuo spirito con la divota lezione”. [...]. A Demetriade scrive così: “Ama la lezione delle sacre scritture se vuoi essere amata dalla divina sapienza, se vuoi essere da lei custodita e posseduta. Prima ti abbellivi, soggiunge subito qui il santo dottore, in varie guise; portavi gioielli in petto, vezzi al collo, gemme preziose alle orecchie. In avvenire le sacre lezioni siano le tue gemme e le tue gioie con cui adorni di santi pensieri e di devoti affetti il tuo spirito”». San Girolamo ci ha lasciato anche egli una efficace testimonianza personale al riguardo, che Padre Pio descrive a Raffaelina nella stessa lettera: «Apporto qui un solo esempio, cioè di san Girolamo. Racconta egli stesso che, essendosi ritirato dalle magnificenze di Roma, erasi ritirato in Palestina. Là consumava i giorni e le notti in digiuni, in veglie, in orazioni ed in altre asprissime penitenze. Pure in mezzo a tanti rigori gli era rimasto un difetto assai dannoso agli avanzamenti del suo spirito, e questo era un soverchio amore alla lettura dei libri profani, ed un certo orrore a quella dei libri sacri per la poca coltura dello stile che gli pareva di scorgere in quelli [...]. Ci volle un rimedio assai rigoroso per farlo rinsavire. Il Signore gli mandò un’infermità che lo ridusse all’estremo. Quando fu prossimo a morire, il Signore lo rapì in spirito al suo tribunale. Qui gli venne domandato chi egli fosse. Rispose il santo: “Io sono cristiano; né confesso altra fede che la vostra, o mio Signore”. “Mentisci – ripigliò il divin giudice – tu sei ciceroniano (il santo amava molto la lettura dei libri di Cicerone) poiché dove sta il tuo tesoro, ivi sta posto ancora il tuo cuore”. Comandò il divin giudice che fosse flagellato. [...] Allora san Girolamo con tutto l’ardore del suo spirito giurava e prometteva che non avrebbe più letto libri secolareschi e profani, ma solo libri santi».
Le sue raccomandazioni a Raffaelina continuano, con la forza probante degli scritti e degli esempi dei Santi Padri: «Afferma san Gregorio sotto l’allegoria dello specchio: “I libri spirituali sono a guisa d’uno specchio che Iddio ci pone davanti acciocché mirandoci in essi ci correggiamo dei nostri errori e ci adorniamo di ogni virtù [...]. Il cristiano deve spesso porsi davanti agli occhi i libri santi per iscorgere in quelli i difetti di cui si deve correggere e le virtù di cui deve abbellirsi per piacere agli occhi del suo Dio”».
Di sant’Agostino afferma: «Chi fu che conquistò a Dio quel grande uomo? Ultimo conquistatore alla fine non fu né la madre con le sue lagrime né il grande sant’Ambrogio con la sua divina eloquenza; ma sibbene fu la lezione di un libro», continuando commosso tutto il racconto dell’ultimo “colpo di grazia” dato al Santo di Ippona dalla lettura delle Lettere di san Paolo, alla quale fu invitato da una voce angelica che gli disse: “Prendi e leggi”.
Di questa lettera preziosa, abbiamo stralciato solo alcuni punti, ma si dovrebbe leggerla integralmente, per coglierla in tutto il suo valore, e apprendere ancora meglio dal Santo l’immensa stima che egli aveva nell’efficacia della lettura di libri santi per giungere alla perfezione.

Suor M. Gabriella Iannelli, FI

QUESTA SETTIMANA
Numero 39
del 08/10/2017

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