RELIGIONE
Le due bestie e il dragone | L’Apocalisse con Don Dolindo | cap. XIII
dal Numero 03 del 16 gennaio 2022
di Don Dolindo Ruotolo

Siamo giunti al capitolo XIII dell'Apocalisse commentata da Don Dolindo, di estrema importanza per le indicazioni che offre al discernimento dei cristiani di fronte al potere di governi apostati e alle seduzioni di una falsa scienza. Le due bestie sono infatti le due attività dell’Anticristo: l’una politica (un governo universale anticristiano e oppressore), l’altra culturale (falsa scienza e falsa religione). 

Siamo giunti al capitolo XIII, di estrema importanza per le indicazioni che offre al discernimento dei cristiani di fronte al potere di governi apostati e alle seduzioni di una falsa scienza. Le due bestie sono infatti le due attività dell’Anticristo: l’una politica (un governo universale anticristiano e oppressore), l’altra culturale (falsa scienza e falsa religione). 

Se il nostro presente è l’epilogo di un’epoca che ha avuto un carattere di crescente apostasia dalla fede, e se la possibilità di un’organizzazione mondiale che permetta un’azione comune di più governi sotto una sola regia non è più così remota, vigiliamo meditando su questa preziosa pagina di san Giovanni. Perché, come dice Don Dolindo, lo scopo della profezia “è quello di renderci vigilanti contro le seduzioni del male”, e: “Speriamo sì fermamente nel trionfo di Dio, ma a questo trionfo dobbiamo cooperare anche noi con una precisa presa di posizione di fronte alla tirannia ed alle seduzioni del male”.

 

                                                                                                                       *  * *

 

 

 

Comincia la grande lotta del dragone infernale contro il popolo di Dio, il figlio della Donna vestita di sole, di Maria Santissima e della Chiesa. Dopo essere stato relegato sulla terra, infatti, il dragone perse­guitò la grande Donna, e tentò soffocarne la vita, ma non essendovi riuscito, «si adirò e andò a far guerra a quelli che restarono della pro­genie di Lei, i quali osservavano i precetti di Dio e ritenevano la con­fessione di Gesù Cristo. Egli si fermò quindi sull’arena del mare» (Ap 12,17-18).

Il dramma che si svolge è di una grandiosità senza pari, ed è espresso con simboli ardui e difficili che bisogna decifrare con l’aiuto di Dio. Solo per simboli, del resto, il Signore poteva esprimere una storia oscura e misteriosa che doveva svilupparsi nei secoli, e doveva culminare nella persecuzione dell’Anticristo contro la Chiesa, nella fine del mondo e nel giorno del Giudizio. Il simbolo annuncia quello che avviene e avverrà nei secoli e alla fine dei secoli, e nella sua misteriosità sintetica si applica a molti avvenimenti a misura che si svolgono, e li lumeggia. È necessario perciò dare uno sguardo generale ai misteriosi simboli di questo capitolo, prima di fermarci a quello che essi particolarmente significano in ordine al­l’Anticristo, del quale trattano in modo speciale.

 

La bestia che sale dal mare: un governo universale e apostata

«E vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e il suo grande potere. Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita. Allora la terra intera, presa d’ammirazione, andò dietro alla bestia e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia, e adorarono la bestia dicendo: “Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?”» (Ap 13,1-4). 

Il mare, sul quale si fermò il drago, rappresenta le agitazioni dei popoli, in seguito alle quali nascono generalmente gli imperi. Dal mare, infatti, uscirono le quattro bestie viste dal profeta Daniele (7,1ss), le quali rappresentavano certamente quattro grandi imperi che dovevano succedersi nel mondo, secondo le spiegazioni che furono date al medesimo profeta. La bestia quindi che san Giovanni vide salire dal mare rappresenta l’imperialismo apostata da Dio e persecutore della Chiesa, che si leva dalle acque, ossia dai popoli, dalle genti e dalle regioni distinte per diversità di linguaggio, come è detto anche più chiaramente al capitolo 17,15 (1); si manifesta nella sua potenza in più imperi, successivi o contemporanei, e culmina nel­l’impero universale dell’Anticristo, il quale assorbe o domina tutti gli altri, e nella sua crudele e scellerata potenza è veramente come una bestia con più teste, ossia con più capitali, e con molteplici corna, ossia con molti re subalterni.

Questa spiegazione non è arbitraria o congetturale, ma risponde esattamente a ciò che disse l’angelo a san Giovanni (17,7-15). Il nu­me­ro determinato di sette teste e dieci corna può indicare o una molte­plicità in generale, o può indicare anche esattamente il numero degli imperi, delle capitali e dei re che saranno soggiogati dal­l’Anticristo. Siccome il dominio dell’Anticristo non è improvviso, ma è come la somma e il culmine dell’apostasia umana da Dio, quel numero può indicare in generale la molteplicità degli imperi, delle capitali e dei re apostati che si succederanno nel mondo preparando l’a­­po­sta­sia universale, e in particolare gli imperi e i re che costituiranno il re­gno universale dell’Anticristo.

Con altissima sapienza, il Signore si esprime con simboli e non con parole esplicite e determinate, dovendo predire avvenimenti suc­cessivi che si sarebbero svolti nel corso di anni e di secoli. Se a­vesse voluto predirli determinatamente, avrebbe dovuto scrivere volu­mi interminabili di storia futura; la nostra mente, ignara degli avve­nimenti, si sarebbe confusa, e l’umana libertà ne sarebbe stata offu­scata, immaginando di trovarsi innanzi a fatti assolutamente fatalistici. Con un solo simbolo, Dio esprime in sintesi una serie di avvenimenti, i quali, a misura che si svolgono, per lo stesso preannuncio divino diventano ammonizioni salutari alle anime che vi si trovano presenti, e a quelle che immediatamente li precedono o li seguono. L’altissimo e paterno fine del Signore nel parlarne per mezzo dei profeti o dei suoi servi non è quello di soddisfare una nostra curiosità, ma di renderci vigilanti contro le seduzioni del male.

Il senso fondamentale e principale della visione di san Giovanni, sintesi di tutti i complessi avvenimenti futuri ai quali si riferisce, è questo: il male, il peccato che ne è la manifestazione individuale e sociale, e gli imperi del mondo che se ne fanno promotori o incoraggiatori, feriti a morte dalla Redenzione, riprendono il sopravvento nel mondo per opera di Satana. Dio lo permette per la grande prova della sua Chiesa, prova nella quale si distingueranno i veri dai falsi cristiani. È l’ultima concessione di libertà che Dio dà a Satana e ai suoi satelliti su questa terra.

Satana, dragone infernale, non ha potuto e non può soffocare la Chiesa, Donna vestita di sole, non ha potuto stroncarne la vita e sfigurarne l’essenza con il fiume di eresie, di inganni e di violenze con le quali l’ha perseguitata, e si rivolge contro quelli che restano della discendenza di Lei, sperando di provocarne l’apostasia. Egli ha tentato prima insidiarli impedendo con ogni sforzo l’effusione della grazia su di loro, ed eccolo accusatore degli uomini presso il trono di Dio; eccolo in lotta tremenda con gli angeli buoni, per impedire i salutari influssi della loro angelica attività sulle anime.

Vinto in questa battaglia formidabile, è relegato solamente e definitivamente sulla terra, per essere poi relegato in eterno negli abissi. Egli allora si ferma sull’arena del mare, cerca cioè d’influire sulle a­gi­tazioni e sulla vita dei popoli, delle genti e delle nazionalità di diver­se lingue, e attende che da essa risorga l’impero del male nei vari i­mperi e regni che sorgono dalle agitazioni dei popoli. Ecco la be­stia che sale dal mare, con sette teste e dieci corna con nomi di be­stem­mia sulle sue teste; ecco cioè l’imperialismo che si dichiara indipenden­te dalla Chiesa, che manomette ogni Legge divina, e pretende di da­re al mondo un ordinamento tutto profano, materiale e laico.

È la prima preparazione e insidia diabolica per provocare l’a­po­sta­sia generale e piena, dei popoli, da Dio.

Satana è terribilmente tenace nel compimento dei suoi tenebrosi di­segni, e sa andare anche lentamente nel perseguirli. Sa bene che una sua irruzione troppo manifesta metterebbe in guardia gli uomini contro di lui, e renderebbe vana la sua opera. Egli agisce proprio come il serpente: striscia senza quasi farsi accorgere delle sue insidie, e si nasconde tra i movimenti di grandezza, di libertà e di dominio dai quali i popoli si lusingano di ritrarre un benessere materiale, incontrastato.

È tanto vero che la bestia che sorge dal mare significa l’im­pe­ria­li­smo apostata, in generale, con i suoi imperi successivi, le sue capitali, i suoi imperatori e i suoi re, che san Giovanni dà ad essa i caratteri dei quattro grandi imperi dell’antichità, che il profeta Daniele vide sorgere parimenti dal mare sotto il simbolo di quattro belve. Quei quattro imperi erano quello dei Caldei, il leone, quello dei Persiani, l’o­­rso, quello dei Greci, il leopardo, e quello dei Romani, la quarta be­stia forte, con denti di ferro (Dn 7). Questi quattro imperi rappresen­tarono l’imperialismo dell’antichità, che preparò remotamente, nei fini di Dio, le vie al dilatarsi della Chiesa nel mondo; a questo im­perialismo di preparazione, dopo la dilatazione della Chiesa nel mon­do, Satana oppone un imperialismo di dissoluzione e di apostasia che doveva culminare e culminerà nell’imperialismo del­l’Anticristo. L’an­ticristianesimo comincia da questo imperialismo e raggiunge il suo tristo apogeo nell’Anticristo, che tutto lo assomma in sé.

 

Con la modernità ha inizio l’imperialismo apostata?

Non è facile determinare l’epoca nella quale è sorto questo imperialismo, che attraverso gli imperi e i re doveva condurre al­l’a­po­sta­sia universale e al regno del male. San Giovanni vide sorgere la be­stia dal mare, e poiché l’evo moderno inizia con la scoperta del­l’A­merica, fatta per la navigazione di Cristoforo Colombo, e l’evo mo­derno ha avuto ed ha un carattere di crescente distacco dalla Chiesa e di apostasia, potrebbe assegnarsi proprio a quella data il sor­gere dell’insidiosa civiltà gradatamente nemica di Dio e della Chiesa.

Nella diversità degli imperi e dei regni che da allora si sono succeduti, si riscontrano precisamente i caratteri della bestia apocalittica: la velocità del leopardo, la rude forza ed irruenza dei piedi del­l’orso, e la superbia dominatrice del leone. La velocità ha raggiunto il suo culmine per il vapore e l’elettricità; la forza e l’irruenza per le macchine e per le invenzioni di guerra; la superbia dominatrice per la politica di rapine e di accentramento. A questo imperialismo Satana diede la sua potenza, determinando certe scoperte con il concorso della sua attività, diede il suo trono, muovendolo a ribellione contro la Chiesa, come egli aveva fatto contro Dio, e diede la sua autorità, dandogli un prestigio fascinatore ed una grande potenza d’irruzione per conquistare i popoli.

Questo imperialismo, nel quale Satana si serve della civiltà per preparare l’apostasia universale degli uomini da Dio, cresce a tal segno da diventare diabolico, ossia da provocare una civiltà che direttamente allontana le anime da Dio. È questo in modo particolare il regno e il tempo dell’anticristianesimo prima, e poi dell’Anticristo.

Il passaggio dell’imperialismo larvatamente apostata a quello manifestamente apostata, è dato nel Sacro Testo da una caratteristica: «Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita. Allora la terra intera, presa d’ammirazione, andò dietro alla bestia». Dalle esclamazioni di meraviglia del mondo si capisce la natura della piaga mortale della bestia. Il mondo infatti adorò il drago perché aveva dato il potere alla bestia, escludendo l’intervento di Dio dalle vicende degli imperi, e adorarono la bestia dicendo: “Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?”.

È evidente in queste parole il carattere del laicismo e della statolatria, ed è evidente che la piaga che ricevette la bestia e dalla quale fu guarita, è una grande sconfitta che ne annienta la potenza per un tempo. Il laicismo che, fingendo d’ignorare Dio nella vita degl’im­peri, adora praticamente Satana, e la statolatria, che prescinde dalla Chiesa e riconosce solo il potere e la prepotenza dello Stato, sono le caratteristiche delle nazioni apostate. Una grande sconfitta piaga a morte questo imperialismo laico e statolatra, quando si afferma il regno di Dio sulla terra, dopo le grandi tribolazioni che la colpiranno.

 

Il governo dell’Anticristo

«Alla bestia fu data una bocca per proferire parole d’orgoglio e bestemmie, con il potere di agire per quarantadue mesi. Essa aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e la sua dimora, contro tutti quelli che abitano in cielo. Le fu concesso di fare guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni tribù, popolo, lingua e nazione. La adoreranno tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita dell’Agnello, immolato fin dalla fondazione del mondo» (Ap 13,5-8).

Il regno del male è così ferito a morte. Ma risorge con la venuta e l’im­pero dell’Anticristo, si manifesta con vanterie e bestemmie facen­do sfoggio di potenza e irrompendo contro Dio, e dura per quarantadue mesi, ossia per tre anni e mezzo.

Questo nuovo impero del male è essenzialmente blasfemo, come lo è Satana che lo ispira; nega Dio e ne maledice il Santissimo Nome, nega la Chiesa, Tabernacolo di Dio, e ne maledice la vita, equiparandola ad una sètta qualunque; nega la vita eterna e bestemmia i beati comprensori che abitano il Cielo. Irrompe contro i santi, cioè contro i cristiani con una persecuzione crudelissima, la più crudele di quante se ne sono avute nei secoli, e li vince sia massacrandoli nel corpo, sia determinandone con la violenza l’apostasia.

Nessuna forza e organizzazione sarà capace di opporsi a questo impero di malvagità, e gli si sottoporranno tutti gli abitanti della terra, fatta eccezione solo di quelli che saranno scritti nel libro della vita dell’Agnello, immolato fin dalla fondazione del mondo, ossia fatta eccezione solo dei veri cristiani, i quali nella terribile lotta si distingueranno da quelli che lo saranno solo in apparenza, e vivranno soprannaturalmente per i meriti del Sangue di Gesù Cristo. Il libro della vita è la predestinazione alla vita eterna per quelli che rimangono fedeli a Dio, a Gesù Cristo e alla Chiesa, ed è detto libro della vita dell’Agnello, perché per i meriti ed il Sangue di Lui le anime sfuggono alle illusioni del male e si salvano.

Per la fede di Lui che doveva venire si salvarono anche le anime vis­sute nei secoli precedenti la sua venuta, perché Egli fin dalla costi­tuzione del mondo s’immolava ed era come ucciso nei tipi e nelle fi­gure che lo annunciavano. Al proposito, dice bellamente san Paoli­no (epistola 27): «Dall’inizio dei secoli Cristo nei suoi patisce e trionfa. In Abele è ucciso dal fratello, in Noè è schernito dal figlio, in A­bra­mo fu pellegrino, in Isacco fu offerto, in Giuseppe fu venduto, in Mo­sè fu esposto e scacciato, nei profeti fu lapidato e segato, negli a­po­stoli fu sbalzato per la terra e per il mare, e nei martiri tante volte e in tanti modi ucciso. Egli anche in te, anima cristiana, patisce obbro­bri, e il mondo in te odia Lui; ma siano rese grazie a Lui che vince quan­do è giudicato, e trionfa in noi».

Nella terribile persecuzione che purificherà la Chiesa da tutti i fal­si cristiani, l’atteggiamento dei veri fedeli non dovrà essere quello del­la violenza o della rivolta, ma quello della pazienza e dell’umiltà, certi come sono che il Signore stesso punirà quelli che li avranno op­pressi con la schiavitù e con la morte, della stessa pena. [...].

 

La bestia che sale dalla terra: la falsa scienza

«E vidi salire dalla terra un’altra bestia che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, ma parlava come un drago. Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita» (Ap 13,11-12). 

San Giovanni vide un’altra bestia che saliva dalla terra, e aveva due corna simili a quelle d’un agnello, e parlava come il drago. Il mare è simbolo delle agitazioni dei popoli, la terra è il simbolo della civiltà pacata e tranquilla, che non avanza tra le tempeste e il fluttuare delle umane vicende, ma che germina e cresce come albero, nella notte dell’ignoranza e nella luce delle indagini. La civiltà è un bene, perché rappresenta il progresso dell’umanità, e la Chiesa è stata sempre al­­l’avanguardia di ogni vera civiltà, promuovendola nel mondo con la stessa evangelizzazione delle genti. La civiltà non ha caratteri soprannaturali, sta tutta nelle forze create, è propria della terra e della vita presente. La sua espressione sta in due manifestazioni di potenza naturale e umana: nelle scienze e nelle arti. Le scienze ne sono la luce e la guida, le arti ne sono la realizzazione materiale.

La civiltà sorge solo dalla verità che è come la terra in cui germina, ed è un dono di Dio perché raffina lo spirito umano, lo eleva, lo nobilita, lo prepara alle effusioni stesse della grazia, e può diminuire le preoccupazioni della vita materiale. Una civiltà senza Dio è in­concepibile, è bestiale, diventa strumento di corruzione e di abbrutimento, diventa nelle mani di Satana un terribile strumento di seduzione e uno dei mezzi più potenti per provocare l’apostasia dei popoli da Dio. Le sue manifestazioni prodigiose, che dovrebbero raccogliere l’anima nella considerazione della grandezza di Dio, diventano un pretesto e un motivo per negare ogni manifestazione di potenza soprannaturale, o per gettare su di esse la diffidenza.

Sorge così dalla terra, dalla stessa armonia delle verità naturali e dalla loro impressionante applicazione pratica la bestia del­l’a­po­sta­­sia, che ha due corna simili a quelle di un agnello, perché sembra tut­­ta una placida indagine scientifica e una serena applicazione delle for­ze create alle varie arti, ma in queste due manifestazioni di potenza parla come il drago, perché come Satana si dichiara indipenden­te da Dio, forma un regno a sé, e si mette contro Dio non con la vio­lenza di una belva, come fanno gli imperi apostati e persecutori, ma con la finta calma, pacatezza e oggettività, quasi fosse un agnello mansueto.

La falsa civiltà, la falsa scienza, il naturalismo, il criticismo, lo scie­ntificismo sono la bestia diabolica sorta dalla terra, dal­l’in­da­gi­ne della natura nel campo scientifico e filosofico, e dall’indagine del­le sepolte civiltà passate, nel campo storico. È l’insidia più terribi­le di Satana per far risorgere l’impero del male, e per far risorgere un paganesimo peggiorato ed esiziale, che conduce le anime alla più com­pleta apostasia da Dio e da ogni idea di religiosità.

Questa falsa scienza e questa falsa civiltà esercita tutto il pote­re della prima bestia in sua presenza, cioè era tutta al servizio del dra­go­­ne infernale, ed era nelle sue mani lo strumento per sedurre le a­ni­me; essa fece sì che la terra e i suoi abitanti adorassero la prima be­­stia, la cui ferita mortale era guarita, perché ricondusse il mon­­do all’idolatria della materia, del vizio e di Satana, dalla quale e­ra stato liberato con la Redenzione e con il trionfo della Chiesa. [...].

 

L’anticristianesimo prima e l’Anticristo poi

Il Cristianesimo, la Chiesa di Gesù Cristo, Corpo mistico suo, è eminentemente glorificazione di Dio. Satana che è contro la gloria di Dio, fin dal suo nascere gli ha mosso guerra spietata. Questa guerra l’ha continuata nei secoli, e dopo la grande sconfitta avuta con il trionfo della Chiesa e del regno di Dio in terra, la riprenderà con grande ira, sapendo di aver poco tempo. Per questo la gran voce del Cielo gridò, dopo la sconfitta che san Michele e i suoi angeli inflissero a Satana e ai suoi satelliti: «Guai alla terra e al mare, perché il diavolo discende a voi con grande ira» (Ap 12,12). Nel suo terribile furore egli cumulerà in un’unica lotta tutti gli sforzi fatti nei secoli, e di conseguenza i caratteri dell’ultima lotta rispondono a quelli dei combattimenti ingaggiati dal dragone durante tutta la vita della Chiesa.

Satana si è servito sempre dei re per irrompere contro la Chiesa, e dei falsi progressi della scienza e della civiltà per distruggerne la vita e paralizzarne l’azione. La sua lotta è stata subdola e continua, e a poco a poco ha tentato laicizzare le nazioni cristiane, e dissolvere la vita morale dei popoli con gli spettacoli inverecondi e le mode indecenti, vere immagini della bestia, animate dal suo spirito, e aventi sul labbro le sue parole.

Chi segue storicamente la vita della Chiesa fin dal suo nascere vi trova in ogni epoca i caratteri della lotta diabolica, e per questo molti hanno identificato l’Anticristo con gli imperatori romani, con Giuliano l’a­postata, con Lutero, Calvino, Napoleone, e nei nostri tem­pi con Stalin, Hitler e persino con Mussolini. L’identificazione non è esatta, perché l’Anticristo, in quanto persona determinata, sorge­rà nell’ultimo periodo della vita della Chiesa e avrà breve durata; ma, come in ogni epoca della vita della Chiesa c’è stato da parte di Satana l’an­ti­cri­stia­ne­simo, così c’è stato anche qualche corifeo più e­si­ziale che lo ha promosso, e che in certo modo può riguardarsi come l’an­ti­cri­sto.

Abbiamo così sempre sulla scena del mondo le due bestie, quella del mare, l’imperialismo anticristiano, quella della terra, l’errore e la seduzione, e un personaggio che si rende eminentemente sovvertitore dei popoli, insidiatore della fede e del costume cristiano, e provocatore dell’apostasia dei popoli, e delle anime da Dio. [...].

L’anticristianesimo e i suoi corifei, tanto nel campo politico che culturale, è stato un assalto che si è andato sempre più stringendo e serrando contro la Chiesa, fino a raggiungere l’apostasia moderna, che è spaventevole, e della quale tanto poco ci accorgiamo, precisamente perché siamo in un ambiente saturo di violenze e di errori che hanno avvelenato le nazioni e le stesse anime legate alla Chiesa.

Il male ha preso tale sopravvento nel mondo, l’errore e l’i­gno­ra­nza religiosa dominano talmente gli spiriti, le violenze e le persecuzioni contro la Chiesa sono così sfacciate, che non si vede come si potrà uscire da questo baratro. Eppure il Signore trionferà anche su que­sta terra in questi momenti, e noi aspettiamo con incrollabile fede la manifestazione del regno di Dio per i due testimoni che attendiamo, e per i quali la bestia sarà piagata a morte.

Dopo un periodo di prosperità spirituale che avrà profonde influe­nze anche sulla vita materiale e sulla civiltà, il male riprenderà il suo ascendente, gli imperi e i regni ritorneranno all’apostasia, gli errori soffocati dalla luce della verità riprenderanno il loro dominio, le a­rti della seduzione delle anime raggiungeranno eccessi mai visti, ed ecco su tutta questa marea d’iniquità levarsi l’uomo della perdizione e del peccato, l’Anticristo propriamente detto, il servo di Satana, che per quarantadue mesi trionferà, tormenterà la Chiesa, vincerà i santi, e poi sarà sconfitto per sempre. [...].

 

Per la nostra vita spirituale: noi, tra le due bestie

Noi ci troviamo già tra i pericoli e le insidie delle due bestie, quella del mare e quella della terra, poiché siamo dominati da poteri apostati, e siamo sedotti dalla falsa scienza. L’apostasia è già un fatto nel mondo, benché non abbia raggiunto il culmine che raggiungerà al tempo dell’Anticristo. Speriamo sì fermamente nel trionfo di Dio e della Chiesa, ma a questo trionfo dobbiamo cooperare anche noi con una precisa presa di posizione di fronte alla tirannia ed alle seduzioni del male. Non possiamo e non dobbiamo cedere in nessun modo, portando sulla fronte e sulla mano (cf. Ap 13,16), nel pensiero e nelle opere il sigillo cristiano. Dobbiamo essere totalitariamente fedeli a Dio ed alla Chiesa, e totalitariamente intransigenti contro del male. Nessuna cessione dobbiamo fare alle bestie e al dragone, e non dobbiamo essere così stolti e fiacchi da farci miseramente sedurre.

Il decadimento cristiano è dovuto sempre alle facili cessioni delle anime vili e interessate, tanto ai poteri laici quanto alle tirannie del mondo e alle seduzioni della falsa scienza. Non possiamo in coscienza sostenere un potere che disconosce Dio o finge d’ignorarlo, e non possiamo avere i caratteri della bestia nel pensiero, nelle parole, negli usi della nostra vita e nelle medesime forme di abiti, che non possono e non debbono ispirarsi al mondo. 

 

Nota

1) «E l’angelo mi disse: “Le acque che hai visto [...] simboleggiano popoli, moltitudini, nazioni e lingue» (Ap 17,15).

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