RELIGIONE
Nell’era dell’Immacolata, san Massimiliano e la Medaglia miracolosa
dal Numero 38 del 17 ottobre 2021
di Fra’ Pietro Pio M. Pedalino

Le apparizioni mariane assumono col tempo un significato più vasto, talvolta non pienamente compreso dai veggenti che ne hanno trasmesso il messaggio. Le generazioni successive, soprattutto le menti illuminate dei santi, facendone tesoro, ne individuano i punti di forza, vere e proprie leve per dirigere il corso degli eventi. Ecco per esempio come “Rue du Bac” (1830) ispirò e servì ottimamente la causa della “Milizia mariana” sorta il 17 ottobre 1917.

Le intuizioni mariane di san Massimiliano Kolbe hanno decisamente una relazione con i “Tempi di Maria” e potremmo dire una relazione del tutto speciale: il grande san Massimiliano Kolbe era persuaso di vivere in quella che lui definiva “l’era dell’Immacolata”, urgeva pertanto vivere dell’Immacolata per riportare con Lei e per Lei strepitose vittorie sul demonio, nonostante le sue insidie anch’esse strepitose. 

Da che cosa nasceva questa sua persuasione? è vero che la sua formazione cristiana e cattolica, in quanto polacca e francescana, comportava di suo una forte e tenera devozione alla Madonna, ma non si trattava solo di questo, poiché il titolo di “Immacolata” da lui usato continuamente, non a caso, è emerso prepotentemente e provvidenzialmente nella nostra epoca. I grandi segni che fanno della nostra epoca l’Era dell’Immacolata, come soleva dire il padre Kolbe, sono la proclamazione del dogma avvenuta l’8 dicembre del 1854, le apparizioni di Lourdes (1858) quattro anni dopo, e ancor prima, le apparizioni dell’Immacolata a santa Caterina Labourè a Parigi con la coniazione della cosiddetta Medaglia miracolosa. San Massimiliano vedeva tutto ciò strettamente collegato; egli possedeva una fede razionalmente fondata da buon cattolico e da genio matematico quale era, ciò tuttavia non gli impediva di esaminare i fatti della storia della Chiesa per scorgervi i “segni dei tempi” anche in quelle che vengono giustamente chiamate rivelazioni private. Sapeva bene san Massimiliano che il Signore guida la sua Chiesa con il dono dello Spirito Santo del quale Maria, la Sposa, è strumento principale attraverso la materna assistenza che offre all’umanità intera: Ella non può non intervenire e quando i suoi interventi sono storicamente provati e approvati dalla Chiesa, non possono e non devono essere ignorati, bensì studiati per rispondere al messaggio della Mamma celeste al nostro tempo; ciò che padre Massimiliano Kolbe fece. 

Secondo il nostro Santo, bisognava anzitutto conoscere sempre più l’Immacolata e farla conoscere; nessun vero cristiano può sottrarsi a tale impegno, tanto più un sacerdote, un religioso o una religiosa. Così scriveva a suor Felicita, membro della Milizia dell’Immacolata: «Cara sorella nell’Immacolata, l’Immacolata deve essere al più presto la Regina di tutti gli uomini, sia delle associazioni che delle persone singole; chi resisterà e non si sottometterà al Suo dominio si perderà, chi invece la riconoscerà come Regina e partirà in qualità di milite alla conquista del mondo a Lei, costui vivrà, crescerà e si svilupperà sempre più rigogliosamente; questo riguarda ogni anima, ogni associazione, ogni collettività, istituti religiosi, associazioni religiose, nazioni, la prego di confidare illimitatamente nell’Immacolata e di tendere verso lo scopo con coraggio e con tranquillità pur attraverso le spine». 

Così pensava san Massimiliano, l’ardore per la causa dell’Immacolata travolgeva la sua anima, e spesso esclamava e scriveva: 

«Quando, o Immacolata, scoccherà l’ora beata in cui non ci sarà sulla Terra un solo cuore che non ti ami sinceramente e amando te non arda d’amore per il Sacratissimo Cuore di Dio Salvatore?». 

Per capire l’azione apostolica di san Massimiliano Kolbe bisogna fare riferimento anche ad un avvenimento del 1830. In quell’anno la Vergine Maria si manifestò nella cappella della Casa madre delle Figlie della Carità a Parigi, Rue du Bac, nel cui noviziato la veggente Caterina Labourè, canonizzata dalla Chiesa, di 24 anni allora, era entrata nell’aprile dello stesso anno. Nella prima apparizione, la notte dal 18 al 19 luglio, Caterina vide la Vergine assisa nel coro della cappella. Maria parlò a lungo con la novizia che si era inginocchiata accanto a Lei, e fece diverse predizioni che si realizzarono a breve distanza o qualche anno dopo. Il 27 novembre del 1830 verso le 17.00, mentre con l’intera comunità faceva meditazione, Caterina vide la Vergine in piedi sopra un globo mentre dalle sue mani partivano dei raggi; attorno a questo quadro la Veggente poté leggere, scritte a lettere d’oro, queste parole: «O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te». Dopo un certo tempo il quadro sembrò voltarsi e Caterina scorse la lettera “M” sormontata da una croce e posta sopra i cuori di Gesù e Maria. La Veggente intese allora la Vergine dirle: «Fai coniare una medaglia su questo modello, tutti coloro che la porteranno riceveranno molte grazie!».

Le apparizioni del 1830 hanno inaugurato un periodo di grande venerazione per la Vergine “concepita senza peccato”. Diffusa per il mondo intero in un numero incalcolabile di esemplari, la Medaglia miracolosa è diventata una catechesi in immagini, essa richiama mirabilmente la Storia della salvezza in Gesù Cristo. San Massimiliano affermava che dalla narrazione di suor Caterina Labourè comprendiamo quale sia stato lo scopo dell’apparizione di Maria: mostrare la sua Immacolata Concezione e la sua mirabile potenza presso Dio. 

«In diversi tempi – scrive san Massimiliano – la Santissima Vergine Maria è venuta in aiuto dei propri figli e ha offerto svariati modi per raggiungere più facilmente la salvezza e la liberazione degli altri dal giogo di satana. Adesso, nell’era dell’Immacolata Concezione, la Santissima Vergine ha consegnato all’umanità la Medaglia miracolosa, la quale, per mezzo di innumerevoli miracoli di guarigioni e soprattutto di conversioni, conferma la propria provenienza celeste. Manifestandola, l’Immacolata stessa promise moltissime grazie a tutti coloro che l’avrebbero portata; e poiché la conversione e la santificazione sono grazie divine, la Medaglia miracolosa è il mezzo migliore per raggiungere il nostro scopo. Essa, perciò, costituisce l’arma migliore della “Milizia”; è la pallottola con cui il fedele “milite” ingaggia la battaglia con il nemico, cioè il male, salvando in tal modo i malvagi.

Sulla medaglia, poi, è impressa la giaculatoria: “O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che a Te ricorriamo”. L’Immacolata stessa mette sulla nostra bocca questa preghiera, rivelandocela e raccomandandoci di recitarla. Mettiamo in pratica, quindi, anche questa raccomandazione. Inoltre, dato che vi sono pure taluni che non ricorrono a Lei, noi aggiungiamo: “e per quanti a Te non ricorrono”.

E poiché nei nostri tempi il capo degli acattolici, la testa del serpente infernale – si può ben dire – è la massoneria, noi ricordiamo in modo particolare coloro che si lasciano sedurre da essa. 

In tal modo, perciò, ogni giorno noi sferriamo un assalto contro il drago infernale in tutte le sue membra, ma soprattutto nella testa. Noi non vediamo ora i risultati di questo lavoro, o piuttosto della preghiera, tuttavia dopo la morte potremo constatare quanto sono vere le parole del Salvatore: “Chiedete e otterrete” [Gv 16,24]; in questo caso, infatti, possiamo esser sicuri che ciò che chiediamo non è sicuramente contrario alla volontà di Dio». 

A questo punto qualcuno potrebbe dirsi scandalizzato: tanta importanza ad una apparizione privata ed ancor di più ad una medaglietta! I santi conoscono meglio di certi progressisti la logica del Regno di Dio che è sempre quella messa in atto dal giovane Davide che abbatteva Golia armato solo di una fionda e di un sasso non dopo avergli detto: “Tu vieni a me con la tua spada e la lancia e con l’asta, io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, il Dio delle schiere di Israele che tu hai insultato!”. I santi credono a questi mezzi poveri e semplici di devozione e ne ottengono innumerevoli conversioni, gli ipercritici li scambiano per superstizione ma convertono nessuno o quasi, a differenza di san Giovanni Bosco, di san Massimiliano Kolbe e di tanti altri apostoli dell’Immacolata. 

Uno dei grandi convertiti tramite la Medaglia miracolosa, di cui più volte nei suoi scritti parla san Massimiliano, fu Alfonso Ratisbonne, ebreo, banchiere e libero pensatore francese che aveva accettato di portare con sé la Medaglia per far piacere ad un amico durante la sua permanenza a Roma nel gennaio del 1842. Entrato il 20 di quel mese nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte per semplice curiosità, ne uscì convertito, dopo una visione di Maria Santissima. Alfonso con il fratello Teodoro, anch’egli convertito, fondò la Congregazione dei Missionari di Nostra Signora di Sion e morì a Gerusalemme. Racconti di conversioni tramite questo umile mezzo ne troviamo parecchi nella vita di san Massimiliano, ad esempio quello del ministro plenipotenziario del Giappone in Polonia e di un altro colto personaggio durante la sua permanenza al sanatorio di Zakopane.

Per san Massimiliano la Medaglia miracolosa era una vera e propria arma e scriveva – da buon stratega del Regno dell’Immacolata – in un suo scritto: 

«La medaglietta dell’Immacolata sia l’arma o piuttosto la pallottola di cui ogni milite dell’Immacolata si serve. Uno può essere anche il peggiore di tutti, ma se acconsente a portare su di sé la Medaglia miracolosa, bisogna dargliela; noi con vero piacere ne manderemo gratis quante ne occorreranno, e si deve pregare per lui e all’occasione, per mezzo di una buona parola, cercare di portarlo lentamente ad amare con tutto il cuore la Madre Immacolata, a rifugiarsi in Lei in tutte le sue difficoltà e tentazioni. Chi comincia a pregare sinceramente l’Immacolata, dopo poco tempo, soprattutto nella festa di Lei, si lascerà convincere a confessarsi. C’è molto male nel mondo, ma ricordiamoci che l’Immacolata è più potente e “schiaccerà il capo del serpente infernale” [cf. Gen 3,15]».

Ancora, secondo san Massimiliano la Medaglia miracolosa va distribuita a tutti; questo il suo pensiero: 

«Distribuire la Sua medaglia ovunque è possibile, anche ai fanciulli, affinché la portino sempre al collo, agli anziani e soprattutto ai giovani, affinché sotto la Sua protezione abbiano le forze sufficienti per respingere le innumerevoli tentazioni e insidie che incombono su di loro in questi nostri tempi [parlava agli inizi del Novecento, pensate cosa direbbe oggi!]. Anche a coloro che non entrano mai in chiesa – continua padre Kolbe –, che hanno paura di accostarsi alla Confessione, che si fanno beffe delle pratiche religiose, che ridono delle verità di fede, che sono immersi nel fango dell’immoralità oppure vivono nell’eresia fuori della Chiesa: oh! a costoro è assolutamente indispensabile offrire la medaglietta dell’Immacolata e sollecitarli a volerla portare e, nello stesso tempo, supplicare con fervore l’Immacolata per la loro conversione. Molti riescono a raggiungere il loro scopo perfino anche quando qualcuno non vuole accettare nel modo più assoluto la medaglietta. Ebbene, la cuciono addirittura di nascosto nelle vesti e pregano, mentre l’Immacolata, presto o tardi, dimostra quel che è capace di fare. La Medaglia miracolosa, quindi, è la pallottola della Milizia dell’Immacolata».

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