RELIGIONE
Trionfo del Cuore Immacolato di Maria: pericolo di millenarismo?
dal Numero 37 del 10 ottobre 2021
di Fra’ Pietro Pio M. Pedalino

La prospettiva di una prossima epoca storica di trionfo sociale della Chiesa gode di solidi argomenti teologici e autorevoli testimoni in suo favore. Ma spesso viene vista con sospetto anche in ambienti cattolici ben formati ove ci si chiede: non c’è pericolo di cadere in un nuovo “millenarismo”? La risposta a questa domanda esige un discorso chiaro e fermo.

Il Trionfo del Cuore Immacolato, il Regno di Maria tanto atteso ed invocato, non va confuso con la seconda venuta di Cristo che si realizzerà alla fine dei tempi e il cui giorno e la cui ora «nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre» (Mt 24,36). È quella che, con un’espressione tecnica, la Chiesa chiama “Parusia”, cioè l’ultima venuta di Cristo nella gloria: una realtà teologale, un evento glorioso. 

“Parusia” significa “presenza”. C’è una duplice Parusia del Signore Gesù:

la prima è già avvenuta con l’Incarnazio­­ne e si compì nel segno dell’umiltà e dell’annientamento;

la seconda è quella che avverrà alla fine dei tempi e si compirà nel segno della gloria e della maestà regale (1).

Tra queste due venute di Cristo “nella carne” la Chiesa insegna che non ve ne saranno altre intermedie. Quindi il Trionfo del Cuore Immacolato non realizzerà né la “Parusia” né un’inesistente “venuta intermedia” del Signore che presunte profezie proclamano a ogni piè sospinto: si tratta di un annuncio che, poiché in contrasto con l’insegnamento delle Scritture, della Tradizione e del Magistero della Chiesa, va rigettato. Se di “venuta intermedia” si vuole parlare, l’unico modo in cui si può – anzi si deve – intendere è quello spiegato da san Bernardo da Chiaravalle il quale chiarisce che tre sono le venute del Signore: «La prima, quando Lui è venuto con la sua incarnazione, la seconda è quotidiana, quando Lui viene da ognuno di noi, con la sua grazia, e la terza, quando verrà a giudicare il mondo» (2).

La seconda venuta del Kyrios (Signore glorioso) è, dunque, una “venuta nella grazia”, accolta e approfondita da coloro che attendono il Signore e bramano la sua presenza e la sua salvezza. Questa venuta si compie attraverso il Battesimo e si rinnova e approfondisce in virtù della grazia santificante nella quale l’anima cristiana dimora: «Se la prima venuta è quella descritta dai Vangeli e la terza è quella descritta dall’Apocalisse, entrambe venute visibili, la seconda può essere solo quella invisibile, “nello spirito e nella potenza”, l’“adventus medius” che va realizzandosi nella storia della Chiesa» (3). Non si può parlare di una seconda venuta del Signore Gesù nella carne prima della terza, quella gloriosa alla fine dei tempi. È da escludere del tutto. Si tratta di una convinzione fuorviante che rasenta l’eresia ed è riconducibile al millenarismo (4), un’eresia condannata a più riprese dalla Chiesa, a partire dal Concilio di Efeso (431 d.C).

L’insegnamento cattolico su questa materia è che il ritorno del Cristo “nella carne” è posticipato alla fine del mondo. Per cui l’epoca del Trionfo che si attende «non sarà caratterizzata dal dominio di Gesù Cristo tornato fisicamente in gloria sulla terra, ma solo da una sua maggiore influenza spirituale esercitata sui popoli mediante la Chiesa» (5). 

Altro errore che va scongiurato è quello di confondere la “pienezza” di grazia propria dell’epoca del Trionfo come quel grado di perfezione “finale”, “escatologica” che in si potrà realizzare solo alla fine del mondo: «Nella storia vi possono essere solo anticipazioni [...]. La costituzione definitiva del regno di Dio è quindi un avvenimento post-storico» (6); «Poiché l’uomo rimane sempre libero e poiché la sua libertà è sempre anche fragile, non esisterà mai in questo mondo il regno del bene definitivamente consolidato. Chi promette il mondo migliore che durerebbe irrevocabilmente per sempre, fa una promessa falsa; egli ignora la libertà umana. La libertà deve sempre di nuovo essere conquistata per il bene» (7).

Si può dire, quindi, che l’era di pace stabilirà “in pienezza” il Regno di Cristo solo a condizione che tale pienezza sia intesa nel senso di pienezza “terrena” e “storica”, quindi in uno stadio imperfetto e sempre perfettibile. È sbagliato credere che l’era di pace segnerà «il costituirsi glorioso del Regno messianico» (8). Tale Regno messianico arriverà infatti solo alla fine del mondo, col Giudizio generale di Cristo. Il Catechismo della Chiesa Cattolica precisa: «Il trionfo di Dio sulla rivolta del male prenderà la forma dell’ultimo giudizio dopo l’ultimo sommovimento cosmico di questo mondo che passa» (9).

Trattandosi di una pienezza terrena, si tratterà di una perfezione nel grado, nella misura e secondo le condizioni proprie della realtà terrena, una realtà costitutivamente imperfetta, contingente, provvisoria, segnata dalle conseguenze del peccato che non saranno ancora eliminate dalla “grazia” propria del Regno di Maria. Proprio perché durante l’era di pace questo Regno di Cristo si realizzerà in maniera “imperfetta”, il peccato non scomparirà dalla terra e questo anche se per tutto questo periodo Satana resterà “incatenato” e quindi incapace di sedurre le anime ed agire nel mondo in modo incisivo.

Ciò precisato, occorre però affermare che di certo si realizzerà un capovolgimento epocale planetario, un rovesciamento della situazione attuale che comporterà che il peccato sarà confinato, “ghettizzato”, non capace di influire sulle masse perché sopraffatto dall’effusione di grazia e virtù di cui saranno ricolmate la terra e la Chiesa, così come ora sono queste ultime ad essere soffocate dall’oceano di male, menzogna e turpitudine che trionfano nel mondo.

Per cui, riassumendo:

- è più che ragionevole supporre che durante l’era di pace si realizzi con una certa “compiutezza” il Regno di Cristo ma, in ogni caso, non in maniera perfetta, come invece avverrà dopo il Giudizio generale, nell’eternità;

- la prospettiva suggerita dalle rivelazioni private di un prossimo Regno di Cristo sulla terra (che si realizzi nel tempo, nella storia) è ammissibile solo nella misura in cui non contempla una presenza fisica di Gesù (cioè una presenza corporea, “in carne e ossa”, per così dire). La presenza “fisica” di Gesù nel mondo, in realtà, si manifesta già ora nella Santissima Eucaristia. È questa l’unica modalità in cui il Signore Gesù sarà “fisicamente” presente tra noi fino alla fine del mondo, una presenza che sarà compresa, vissuta e valorizzata profondamente dagli uomini durante il tempo del Trionfo. 

 

Note

1) Cf. R. Lavatori, Il Signore verrà nella gloria. L’Escatologia alla luce del Vaticano II, EDB, Bologna 2007, pp. 65-76.

2) San Bernardo da Chiaravalle, Sermones de Tiempo, En el Adviento del Segnor, Sermon V, in Obras Completas, BAC, Madrid 1953, vol. I, p. 177.

3) G. Vignelli, Fine del mondo? O avvento del Regno di Maria?, Fede & Cultura, Verona 2013, p. 86.

4) Con il termine millenarismo si intende la credenza e l’attesa del Regno di Cristo in terra, prima del Giudizio finale, riservato ai soli giusti e, secondo la maggior parte dei computi, destinato a durare 1000 anni (detto anche chiliasmo). Il millenarismo è legato intimamente alla fede giudaica nell’avvento del Messia e a quella cristiana nel ritorno glorioso di Cristo e nella risurrezione dei corpi e, soprattutto, alla credenza in un regno messianico distinto dalla beatitudine celeste e in una doppia risurrezione (una, all’inizio del regno millenario, riservata ai soli giusti, e l’altra, alla sua fine, universale). Tale regno millenario sarebbe stabilito da Cristo tornato in terra corporalmente una seconda volta prima del definitivo ritorno alla fine del mondo.

5) G. Vignelli, Fine del mondo? O avvento del Regno di Maria?, p. 125.

6) M. Schmaus, I Novissimi, Marietti, Torino 1969, p. 84.

7) Papa Benedetto XVI, Lettera Enciclica Spe Salvi, n. 24.

8) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 672.

9) Ivi, n. 677.

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