RELIGIONE
Come “affrettare” il Trionfo del Cuore Immacolato?
dal Numero 23 del 20 giugno 2021
di Fra’ Pietro Pio M. Pedalino

Il regno di Maria certamente sorgerà sulle rovine del regno tenebroso del principe di questo mondo, secondo la promessa incondizionata della Madonna a Fatima. Ma sta in potere degli uomini accelerarne o ritardarne il compimento. Scopriamo in che modo, per capire il vero senso della nostra cooperazione all’instaurazione del Trionfo del Cuore Immacolato.

La Regina del Rosario di Fatima, come è noto, disse«Infine, il mio Cuore Immacolato trionferà [...] e sarà concesso al mondo un periodo di pace». Queste parole indicano, con estrema chiarezza, che la profezia dell’avvento del Regno di Maria non è condizionata dagli avvenimenti né dalla volontà umana. La pace, un’era di pace, sta per arrivare. Credere questo non è illusione.

Nonostante le infedeltà, i fallimenti, i peccati, le guerre e i castighi, nonostante tutto la sua profezia, “infine”, si realizzerà: «Per il trionfo del suo Cuore Immacolato, la Madonna non pone condizioni di sorta perché esso avvenga, ma fa capire che, in ogni caso – con la corrispondenza o con la non corrispondenza degli uomini alle sue richieste –, il trionfo del suo Cuore Immacolato ci sarà [...]. Possiamo tutti rassicurarci ed esultare, quindi: il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, in ogni caso, ci sarà e donerà al mondo intero un periodo di pace per la rifioritura della vita cristiana» (1).

Il Trionfo del Cuore Immacolato è promessa incondizionata perché questa istituzione di grazia non è voluta solo per la salvezza degli uomini ma, prima ancora, per la gloria di Dio che deve essergli restituita dopo l’empio e lungo periodo dell’evo moderno in cui la Rivoluzione ha “scoronato”, disprezzato, oltraggiato e vilipeso la divina Maestà degna di ricevere – da tutto il creato e in particolar modo dai figli della Chiesa – la gloria, la lode e l’amore che le sono dovuti per stretta giustizia.

Il Trionfo certamente verrà ma sta in potere degli uomini accelerarne o ulteriormente ritardarne il compimento: dipende, in buona sostanza, dalla conversione degli uomini. Migliore sarà la qualità della conversione e maggiore sarà la quantità dei convertiti, prima il Trionfo verrà: «Se al Cuore Immacolato toccherà il Trionfo finale sulle forze e sul regno di Satana in questo mondo, è certo che non dovrà mancare, in ogni caso, anche il nostro contributo di sforzi nel cooperare al Trionfo del Cuore Immacolato di Maria. L’intero messaggio di Fatima, in questo senso, è una continua richiesta [...] di partecipazione e di cooperazione generosa al piano salvifico del Cuore Immacolato di Colei che è la Mediatrice universale di tutte le grazie» (2).

Senza dubbio la preghiera fatta bene, il sacrificio offerto con amore e generosità, il dovere quotidiano assolto con diligenza per amore di Gesù e Maria, le virtù praticate ogni giorno con impegno e serietà hanno il potere di affrettare l’avvento nel mondo del Regno di Maria. Si tratta proprio degli appelli che, in maniera continua e con urgenza progressiva, la Madonna sta rivolgendo agli uomini, soprattutto da due secoli a questa parte. Si tratta del nostro “contributo di sforzi nel cooperare al Trionfo”. 

Queste opere, questi atteggiamenti testimoniano e concretizzano una sincera conversione di vita, un progressivo e serio lavoro di santificazione, un impegno a diventare sempre più come Dio ci vuole. Ha validità perenne l’adagio di Tommaso da Kempis: «La conversione vera e religiosa avviene quando uno lavora coraggiosamente per vincere i suoi difetti e si dedica con grande fervore all’acquisto delle virtù» (3).

Quindi, in maniera più semplice, possiamo dire che correggere la nostra vita in meglio, convertirci ogni giorno secondo le esigenze della perfezione cristiana – con tutto ciò che questo comporta – accelererà il compimento dell’attesa promessa. 

L’autentica conversione si traduce in una esistenza nuova all’insegna delle opere della fede che formano l’abito con cui ci si riveste dell’«uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera» (Ef 4,24). Per rivestirsi di questo uomo nuovo la fede deve essere operante, viva attraverso l’osservanza dei Comandamenti di Dio, la pratica delle virtù cristiane e le opere buone raccomandateci dal Signore nel Vangelo e prescritteci dalla Chiesa: «La fede se non ha l opere è morta in se stessa [...]. Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta» (Gc 2,17.26).

Il nostro problema è che, spesso, non vogliamo spezzare le catene, i condizionamenti dei nostri egoismi che costituiscono la nostra porzione di morte; non vogliamo tagliare la testa, spezzare le gambe a questi egoismi che ci impediscono la piena trasfigurazione in Cristo. Non ci si può illudere: si tratta di ingaggiare una vera e propria guerra spirituale che esige grande determinazione ed energia. La vera conversione, così, non potrà prescindere dall’aspetto ascetico della vita spirituale che allena e dispone alla dimensione militante della vita cristiana. Come insegna lo Spirito Santo: «La vita dell’uomo sulla terra è una milizia; i giorni suoi son simili ai giorni d’un operaio» (Gb 7,1).

San Josemaría Escrivá de Balaguer, in una bella riflessione su questo versetto del libro di Giobbe, spiega così: «”Militia est vita hominis super terram, et sicut dies mercenarii dies eius” (Gb 7,1) [...]. Nessuno sfugge a questo destino, neppure i pigri che non si danno per intesi: disertano le file di Cristo e si affannano in altre lotte per soddisfare la loro comodità, la loro vanità, le loro ambizioni meschine; diventano schiavi dei loro capricci. Se la situazione di lotta è connaturale alla creatura umana, sforziamoci di adempiere i nostri obblighi con tenacia, pregando e lavorando con buona volontà, con rettitudine di intenzione, con lo sguardo rivolto a ciò che Dio ama. Così saranno colmate le nostre ansie d’amore, e progrediremo nel cammino verso la santità, anche se al termine della giornata troviamo che c’è ancora molta strada da percorrere. Rinnovate ogni mattina, con un serviam! deciso – ti servirò, Signore! –, il proposito di non cedere, di non cadere nella pigrizia o nella noncuranza, e di affrontare i doveri con più speranza, con più ottimismo, ben persuasi che se in qualche scaramuccia saremo vinti, potremo superare lo smacco con un atto di amore sincero» (4).

L’ascesi, nella vita del cristiano, è necessaria. Non può essere un optional. Essa «impegna alla propria santificazione in Cristo e per Cristo, lottando con i tre terribili avversari torturatori, ossia il demonio, il mondo e la carne, oppure, come li presenta l’evangelista e apostolo san Giovanni, i tre avversari così schierati in campo: “La concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi, la superbia della vita (1Gv 2,16). Sono essi, infatti, che si trovano alla radice di tutti i nostri peccati e appetiti disordinati, sia della carne che dello spirito, viziando e deformando tutto ciò che invece vorrebbe e dovrebbe tendere al bene, operando il bene per l’anima e per il corpo, secondo il volere santo di Dio. La mortificazione cristiana entra allora in campo contro questi nemici per colpirli e allontanarli, così che l’anima, ben difesa, possa elevarsi a Dio e operare in tutto secondo Dio» (5).

Questo lavoro spirituale sulla propria anima deve portare, gradualmente, dalla morte dell’ego – dell’io egoistico che conduce l’uomo in schiavitù – al trionfo dell’amore di Dio perché, come ricorda il grande sant’Agostino, l’amore di sé che si sostanzia nell’amore alla vita di peccato porta, come estrema conseguenza, al disprezzo di Dio: «Due amori [...] hanno costruito due città: l’amore di sé spinto fino al disprezzo di Dio ha costruito la città terrena, l’amore di Dio ha costruito la città terrena, l’amore di Dio spinto fino al disprezzo di sé la città celeste» (6).

La nostra società, il nostro mondo sono pieni di disprezzatori di Dio perché sono pieni di adoratori di se stessicultori del peccato che si oppone a Dio. Noi, invece, dobbiamo essere di quelli che amano totalmente Dio. Amore che, nelle sue estreme conseguenze, conduce di disprezzo di sé non nel senso di odio in noi di ciò che di buono ha fatto Dio creandoci ma nel senso di odio di ciò che di cattivo abbiamo fatto noi con l’obbedienza alla concupiscenza e l’amore al peccato: «L’uomo e il peccatore sono due cose distinte: l’uomo è opera di Dio, il peccatore è opera tua, o uomo. Distruggi ciò che tu hai fatto, affinché Dio salvi ciò che egli ha fatto. Quando comincia a dispiacerti ciò che hai fatto, allora cominciano le tue opere buone. Le opere buone cominciano col riconoscimento delle opere cattive. Operi la verità, e così vieni alla luce» (7).

È questa la conversione che affretterà il Trionfo del Cuore Immacolato: essa conduce alla santità e coincide con le richieste e gli appelli mariani di due secoli. Il lavoro che si profila è quello di colpire il nostro io che si oppone a Dio, mirando a quelle porzioni di morte, a quelle zone d’ombra della nostra vita da cui procedono le opere di morte, opere che accrescono l’amor di noi stessi e delle creature e rintuzzano e mortificano la divina carità nella nostra anima. Queste opere di morte sono quelle di cui parla l’Apostolo nella lettera ai Galati: «Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio» (Gal 5,19-20).

Chi compie tali opere «non erediterà il regno di Dio» perché nulla di immondo entrerà nella Gerusalemme celeste: «Non entrerà in essa nulla d’impuro, né chi commette abominio o falsità, ma solo quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello» (Ap 21,27).

Correggere la nostra vita in questo modo e in questo senso profondo – ribadiamolo ancora – affretterà il Trionfo di Maria. Se è nostro desiderio vedere il Trionfo al più presto possibile dobbiamo rinunciare al peccato e diventare imitatori di Gesù e Maria. Il peccato ci espone alla minaccia di una catastrofe. Dobbiamo abbandonare ogni male e affetto ad esso e fare, in tutto e per tutto, la volontà di Dio. Ecco l’essenziale. Emendare la nostra vita è la condizione fondamentale per il rinnovamento del mondo. È questa la formula basilare che scolpisce appieno il senso della nostra cooperazione all’instaurazione, nel mondo, del Trionfo del Cuore Immacolato di Maria. 

 

 

Note

 

1) Padre Stefano M. Manelli, FI, Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà, in Il Settimanale di Padre Pio, 24.03.2012.

2) Idem, Fatima tra passato, presente e futuro, in Maria Corredentrice. Storia e Teologia, Casa Mariana Editrice, Frigento 2007, vol. X, p. 234.

3) Tommaso da Kempis, La disciplina claustrale,cap. III: Della vera conversione dell’uomo a Dio, che è il Sommo Bene.

4) San Josemaría Escrivá de Balaguer, Amici di Dio, Ares, Milano 2009, n. 217.

5) Padre Stefano M. Manelli, FI, Ascetica e Mistica nella Spiritualità Mariana, in Immaculata Mediatrix XII (3/2012) 324-326 [308-364].

6) Sant’Agostino, La città di Dio, Rusconi, Milano 1984, p. 643.

7) Idem, Commento al Vangelo di San Giovanni, omelia 12, n. 13.

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