APOLOGETICA
La penitenza dà fastidio? Sì, perché dice una verità
dal Numero 10 del 7 marzo 2021
di Corrado Gnerre

“Penitenza” è una parola che non piace alla nostra cultura. Una realtà da scansare nella teoria e nella pratica. Eppure “penitenza” significa “libertà”. Vediamo in che senso, andando alla radice di questa antipatia.

La Quaresima richiama il deserto in cui Gesù andò a fare penitenza per quaranta giorni.

Gesù aveva bisogno di far penitenza, Lui che è vero uomo ed anche vero Dio? La risposta è ovviamente negativa. E allora perché andò nel deserto? Per insegnare quanto per noi sia necessaria la penitenza; e quanto essa costituisca la verità sulla natura umana.

Verità sulla natura umana. Vediamo perché.

Pochi sanno che la penitenza è strutturalmente anti-moderna. E non perché richiami chissà quali atmosfere passate; bensì perché richiama una verità antropologica che è stata volutamente negata dalla mentalità moderna e anche da quella contemporanea postmoderna.

La penitenza, infatti, presuppone che l’uomo è libero. Per due motivi.

Il primo è perché la penitenza è una purificazione dei peccati. Ora, se c’è necessità di purificarsi dai peccati è perché questi sono atti liberi, ovvero atti che si sarebbero anche potuti non compiere. Il peccatore deve far penitenza perché ha sbagliato.

Il secondo motivo è perché la penitenza serve a governare se stessi; a far sì che l’uomo intervenga su se stesso per riformarsi.

Ci sono due filosofi chiave per capire il pensiero moderno: Hobbes e Rousseau.

Il primo afferma che l’uomo è strutturalmente cattivo, per cui l’unica speranza per fare in modo che agisca bene è che ci sia uno Stato forte che lo costringa a tale comportamento.

Rousseau, invece, dice il contrario e cioè che l’uomo sarebbe in natura buono e che il suo comportamento negativo sarebbe causato dalla società ingiusta.

Entrambi questi filosofi, pur dicendo cose molto diverse, arrivano però alla stessa conclusione: l’uomo non è libero, la sua salvezza sta solo in ciò che è esterno a lui; lo Stato per Hobbes, la nascita di una società perfettamente giusta (quindi utopica) per Rousseau.

La penitenza, invece, è un “manifesto” a favore della libertà e della responsabilità umane. L’uomo può migliorarsi intervenendo su se stesso, convertendo il proprio cuore, governando se stesso. Disciplinandosi.

Ma c’è un altro punto che attesta quanto la penitenza sia strutturalmente anti-moderna.

La penitenza fa capire che le scelte e gli atti non sono tutti uguali. Ci sono scelte e atti buoni e scelte e atti cattivi. Purificare i peccati vuol dire che la libertà, per essere vera libertà, deve orientarsi al Bene, cioè deve essere giudicata dalla Verità.

Cosa ben diversa dal “credo” attuale in cui ogni desiderio e capriccio individuali pretendono di essere riconosciuti come diritti.

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