RELIGIONE
Akita: il destino dell’uomo che si mette al posto di Dio
dal Numero 1 del 3 gennaio 2021
di Fra’ Pietro Pio M. Pedalino /2

Con cenni espliciti e forti richiami la Santissima Vergine preannuncia una crisi senza precedenti nella Chiesa, riflessa nella vita dei consacrati e di tutti gli uomini. Il rimedio passa per il castigo purificatore e la conversione. Parliamo delle apparizioni giapponesi di Akita, avvenute nel 1973 e riconosciute come soprannaturali, con il consenso di Roma, dal vescovo di Niigata.

Nostra Signora, ad Akita, ha profetizzato sciagure di proporzioni eccezionali, destinate a compiersi se il mondo continua a rimanere sordo ai suoi materni e preoccupati richiami. Se gli uomini non si convertiranno saranno castigati. Si tratta di «un castigo – parole della Madonna – più grande del Diluvio, tale come non se ne è mai visto prima. Il fuoco cadrà dal cielo e spazzerà via una grande parte dell’umanità».

Ciò che viene annunciato è, quindi, un castigo esemplare per un mondo colpevole che orgogliosamente si è messo al posto di Dio, vivendo come se Egli non esistesse – “etsi Deus non daretur” –. Volgarmente scristianizzato, disobbedisce gravemente al Signore, lo offende col peccato giungendo al colmo di empietà con sacrilegi e bestemmie senza numero. Gli uomini combattono la Chiesa di Cristo, lo strumento universale di salvezza, ne perseguitano e mettono a morte i suoi autentici testimoni, proprio coloro che sarebbero in grado più di ogni altro di offrire prospettive per il rinnovamento del mondo all’insegna della giustizia e della verità.

Ecco dove ha condotto il mito della libertà assoluta, refrattaria alla verità e indifferente al bene: all’inversione dei valori e alla soppressione della tanto autoproclamata libertà. Già questo è un castigo terribile che Dio commina a chi si ostina caparbiamente nel peccato rifiutandosi di ascoltarlo: abbandonarlo al male, lasciando che sprofondi nella melma finché non si decida a rientrare in se stesso e a ravvedersi. Nella sua pervicace ribellione, l’uomo si abbrutisce e perde gradualmente l’uso delle facoltà che ne fanno la viva immagine del Creatore nel mondo visibile. Ciò non esclude, tuttavia, che possa pure incorrere in un castigo propriamente detto, qualora la pazienza divina non ottenga alcun risultato con la dilazione della pena. Finché siamo sulla terra, tuttavia, anche la punizione ha una finalità di misericordia, in quanto è l’ultimo mezzo ordinario utile a provocare la conversione; dopo la morte, invece, rimane soltanto la giusta retribuzione.

È la prospettiva drammatica predetta dalla Madonna ad Akita: un castigo propriamente detto con finalità correttiva e purgativa, perché il mondo si è messo in una situazione di caparbietà nel male che null’altro può arrestare se non qualche evento doloroso piombante sulla terra.

Poi la Vergine Addolorata volge lo sguardo anche sulla Chiesa e ne inquadra, in poche battute, la condizione di profonda crisi, a causa di una epocale decadenza dottrinale, spirituale e morale. Nella Chiesa – Ella rivela – si è insinuata l’opera del diavolo che è riuscito a portare la divisione persino fra i membri della più alta gerarchia: «Si vedranno cardinali opporsi ad altri cardinali, vescovi contro vescovi». Persino tra i sacerdoti c’è divisione: «I sacerdoti che mi venerano saranno disprezzati e ostacolati dai loro confratelli [...]. La Chiesa sarà piena di coloro che accettano compromessi» (13 ottobre 1973).

La verità di queste gravissime e lapidarie premonizioni non ha bisogno di argomentazioni: è palesata dai fatti. Ma com’è possibile che ciò avvenga, nei nostri anni, in modo così terribile? Numerose divisioni, a causa di scismi ed eresie, si erano già prodotte lungo tutto il corso della storia bimillenaria della Chiesa; la rivoluzione luterana, in particolare, aveva staccato da essa, loro malgrado, interi popoli, finendo poi nella frantumazione senza fine di innumerevoli denominazioni. La Chiesa Cattolica, tuttavia, resisteva nella compattezza inattaccabile della sua dottrina e della sua disciplina, sempre preservatesi immuni da errori e mutazioni nonostante i peccati e le inadempienze dei suoi rappresentanti. Allora il diavolo, preso atto che ogni tentativo di colpirla e fiaccarla dall’esterno non otteneva altro risultato che il suo rafforzamento spirituale e una nuova fioritura, ha deciso di portare l’attacco all’interno, infiltrando suoi agenti nel clero e nella gerarchia.

Ciò non deve stupire. Il piano di sovvertire la Chiesa mediante una «rivoluzione in cappa e tiara» – come l’hanno chiamata – si trova già chiaramente formulato, nel secondo decennio dell’Ottocento, nei testi programmatici dell’Alta Vendita, l’occulta direzione suprema della Massoneria italiana o Carboneria. Quelle stesse idee sono oggi rappresentate da quei sostenitori di una “primavera” ecclesiastica che, con parole ed opere, tradiscono la fede di sempre.

Cosa fare in questa situazione? È la domanda che sorge in ogni anima fedele e la cui risposta non è eludibile. In attesa che il Cielo intervenga con i suoi metodi divini – castighi purificatori – e susciti e ci invii gli artefici della restaurazione, il nostro impegno deve mirare a conservare e difendere, senza rompere la comunione ecclesiale, il tesoro di verità e di grazia che ci è stato consegnato, comportandoci di conseguenza nel nostro agire concreto.

Quel che ci è chiesto da Dio è, dunque, di resistere al suo interno, senza porci fuori dell’ordinamento gerarchico. Anche se alcuni di coloro che guidano la Chiesa dimostrano chiaramente, in parole e opere, di non avere la fede cattolica, noi non abbiamo il potere di deporli; per questo dobbiamo loro obbedienza in ciò che è lecito, in quanto anche quelli che siano di fatto fuori del Corpo mistico, finché non sia dichiarato il loro stato di eretici mantengono una giurisdizione, la quale va rispettata in nome dell’ordine richiesto dall’assetto visibile della Chiesa.
Nostra Signora, nel suo ultimo messaggio – quello del 13 ottobre 1973 –, aggiungeva ancora un altro dettaglio degno di nota: «Il demonio spingerà molti sacerdoti e anime consacrate a lasciare il servizio del Signore. Il demonio sarà implacabile specialmente contro le anime consacrate a Dio».

L’odio omicida di Satana, viene predetto, si sarebbe scagliato con una particolare violenza contro i religiosi e i consacrati: lo vediamo con piena evidenza. Proprio contro di loro che rappresentano, da sempre, “la milizia di Cristo” chiamata a seguirlo ricopiandone le orme in modo del tutto speciale: «Fin dai primi secoli della Chiesa vi sono stati uomini e donne che si sono sentiti chiamati ad imitare la condizione di servo del Verbo incarnato, e si sono posti alla sua sequela vivendo in modo specifico e radicale, nella professione monastica, le esigenze derivanti dalla partecipazione battesimale al mistero pasquale della sua morte e risurrezione» (1).

Quando nella Chiesa la vita religiosa fiorisce, quando la fedeltà degli Ordini e delle Congregazioni alle loro origini e alla loro identità carismatica restano integre – seppur dinamiche per rispondere alle mutate condizioni storiche –, allora la Chiesa intera si tiene ben salda e procede con passo sicuro. Quando, al contrario, questa geme a causa di trasformazioni radicali che la snaturano, quando la secolarizzazione penetra nei conventi insozzandone dottrina e costumi, è la Chiesa tutta a soffrirne terribilmente e a vacillare: «Nessuno può negare che fa da peso triste e molto preoccupante la conseguenza, nella Chiesa, del calo delle vocazioni sacerdotali e religiose, della chiusura di seminari, conventi, monasteri, della perdita di tanti sacerdoti e consacrati» (2).

D’altra parte, però, la Madonna ad Akita volle indicare anche la via di un vero rinnovamento della vita consacrata quando, a suor Sasagawa, spiegava: «Mia novizia, tu che desideri appartenere senza riserve al Signore per diventare la degna sposa dello Sposo, fai i tuoi voti sapendo che devi essere appesa alla croce con tre chiodi. Questi tre chiodi sono: povertà, castità e obbedienza. Dei tre l’obbedienza è fondamentale». Quando la divina Madre parla dei “tre chiodi” in riferimento alla vita religiosa, non inventa qualcosa di nuovo ma ripropone, con una ammirevole capacità  di semplificare concetti impegnativi, ciò che la Chiesa ha sempre insegnato sulla natura dello stato religioso: esso costituisce un olocausto, un sacrificio di amore radicale con cui si offre al Signore tutta la vita, senza riserve, per dargli una risposta di carità quanto meno dissimile possibile all’atto di amore sacrificale con il quale Egli, salvandoci, si è dato a noi (3).  


Note

1) Papa Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata, n. 6.

2) Padre Stefano M. Manelli, Fatima tra passato, presente e futuro, in Maria Corredentrice. Storia e Teologia, Casa Mariana Editrice, Frigento 2007 (Bibliotheca Corredemptionis Beatæ Virginis Mariae. Studi e ricerche, 10), vol. X, p. 210. Il padre Manelli continua la riflessione e, estendendo la visuale sulla Chiesa in generale, si rammarica «dello stato di agonia di molte missioni ad gentes, dell’inevitabile allontanamento del popolo dalla frequenza ai Sacramenti, dalla partecipazione alla Santa Messa e, soprattutto, dal Sacramento della riconciliazione e penitenza».

3) «I voti religiosi sono un esercizio della carità perfetta coi quali vengono sacrificati tutti i beni ai quali l’uomo si sente più fortemente inclinato per natura: i beni terreni con tutte le soddisfazioni che gli possono procurare; i piaceri della carne e le gioie della vita familiare; l’indipendenza e la libertà esteriore. Questo sacrificio fatto per amor di Dio, costituisce uno dei più eroici atti di carità che l’uomo possa compiere liberamente»: padre A. Royo Marin, La vita religiosa, San Paolo, Roma 1968, p. 291.

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