RELIGIONE
Lo storico discorso di Viktor Orban e il ruolo dell’Ungheria nei messaggi a suor Maria Natalia
dal Numero 36 del 20 settembre 2020
di Fra’ Pietro Pio M. Pedalino

Le parole che Viktor Orban ha rivolto agli ungheresi durante gli annuali festeggiamenti del re santo Stefano, patrono del Paese, superano i confini nazionali e suonano come una sfida indirizzata ai fautori dell’Europa vagheggiata dal Governo mondialista. Tornano alla mente i messaggi di suor Maria Natalia Magdolna.

Il 15 agosto 1038 è il giorno della morte (nascita al Cielo) del re santo Stefano, canonizzato il 20 agosto 1083. Dal 1771, per decisione della regina Maria Teresa, quella data è diventata il giorno in cui si celebra la festa della nazione. Quest’anno, a causa dell’emergenza in atto, la maggior parte degli eventi culturali tradizionalmente organizzati in memoria del santo Patrono è stata annullata; eppure non è mancato un importante discorso alla nazione del presidente Orban che, per via del suo contenuto per certi versi esplosivo, è stato tradotto e diffuso anche all’estero.

Il compito delle generazioni future ungheresi, secondo Viktor Orban, sarà quello di preservare i risultati conseguiti da Fidesz (Unione Civica Ungherese: partito conservatore e cristiano democratico) in una decade, perché «i popoli che vogliono il bene della loro patria e vogliono vivere le loro vite secondo il loro stile, devono combattere per la libertà ogni minuto, anche se ciò non sembra sempre così ovvio. […]. La vita è un dovere ed è contraria allo zeitgeist [alla tendenza culturale predominante]. Il futuro dell’Ungheria dipende da questo. L’egoismo ha conquistato l’Europa, ma coloro che prevedono di compiere i loro obblighi non saranno perduti, non saranno tentati da desideri fatui, non saranno vinti dal vuoto egoismo».

Dopo il paragrafo obbligatoriamente dedicato all’Ungheria in cui ha espresso significative considerazioni come quella surriportata, il Presidente ha rivolto l’attenzione all’Europa, ribandendo la sua visione geopolitica intrisa di “messianismo” esposta in maniera approfondita nel luglio 2018 a B?ile Tu?nad (Transilvania) durante un lungo discorso indirizzato alla comunità magiara locale.

Orban ha le idee chiare: il futuro della civiltà europea è cupo perché «l’Occidente ha rinunciato al potere della nazione, alla felicità derivante dal matrimonio e dai figli; hanno abbandonato l’Europa cristiana. Invece, stanno giocherellando con un cosmo senza Dio, con la migrazione, con le società aperte e con le famiglie arcobaleno».

Dal momento che l’Europa occidentale ha determinato di rinunciare al ruolo storico di Scutum saldissimum et antemurale Christianitatis (il compito cioè di custodire i valori del messaggio cristiano e perpetuare quella visione specifica di civiltà), tale missione è ricaduta sull’Europa centrale: «Noi, quindi, proteggeremo i nostri confini e lasceremo la nostra patria ai nostri figli – non ai migranti. L’Occidente ha perso fascino ai nostri occhi. [Proteggere l’Europa cristiana] sarà possibile soltanto se comprendiamo che spetta a noi, centro-europei, organizzare l’Europa centrale. I popoli dell’Europa centrale non hanno avuto un’occasione del genere per secoli: con la guida polacca, essi potrebbero adesso diventare padroni del loro fato, dal mar Baltico ai Balcani».

Il discorso è terminato con la presentazione di un piano in sette punti per “la sopravvivenza dell’Ungheria” amalgamati con frasi ad effetto come «la patria esiste soltanto finché c’è qualcuno ad amarla» e «ogni bambino ungherese è un nuovo guardiano [dell’identità culturale ungherese, n.d.r.]».

Il Presidente ungherese si è riferito a  più riprese all’alleanza Visegrad (1) e al suo ruolo culturale per la salvaguardia della “vera Europa” e dei suoi valori. Sono Polonia e Ungheria ad essere i veri protagonisti dell’alleanza Visegrad, legati da una stretta collaborazione multidimensionale che spazia dalla condivisione e dalla custodia dell’identità cristiana al supporto reciproco in campo diplomatico. Polonia e Ungheria sono anche i principali “giocatori” nel panorama centro-orientale, due piccole potenze in ascesa che, godendo del beneplacito e del supporto statunitense, stanno gradualmente riuscendo a creare una micro-egemonia all’interno dell’Unione Europea.

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Nel chiedersi come mai sia proprio dall’Ungheria che giungono tali sussulti di dignità identitaria abbinata ad una energica difesa dei principi etici fondamentali in un quadro di adesione e promozione delle radici cristiane europee, il pensiero non può non andare a quelle misteriose rivelazioni celesti di cui abbiamo parlato in diversi articoli di questa rivista. I messaggi celesti alla suora ungherese Maria Natalia Magdolna hanno da dire qualcosa anche su questo muro d’acciaio che l’Ungheria, sotto la presidenza di Orban, sta alzando contro la dissoluzione dell’agenda globalista promossa dai distretti operativi dell’UE. Ancora di più illuminano, secondo i principi della teologia della storia, il perché di quanto da anni sta avvenendo nel paese magiaro.

Il re cristiano santo Stefano, gloria del popolo ungherese, elesse la Madre di Gesù come vera Padrona del regno. Con un atto pubblico le consacrò l’Ungheria in occasione della morte del figlio Emeric, erede al trono, rinnovandola in punto di morte il 15 agosto 1038. Da allora non c’è ungherese – per quanto poco credente o ateo – che non si riconosca in questo re totalmente dedicato, giorno e notte, al benessere dei propri cittadini e della propria nazione. Tutt’oggi il governo magiaro ne segue le orme e ne vive l’eredità.

Nei messaggi del Signore a suor Maria Natalia Magdolna si parla di una funzione quasi messianica del popolo ungherese, chiamato a ridare un volto cristiano al mondo intero attraverso la pratica dell’espiazione e della penitenza per i peccati, per preparare quel trionfo del Cuore Immacolato di Maria predetto a Fatima, periodo di pace che si instaurerà sotto il segno della Madre di Dio, per la sua preghiera e la sua azione.

Non deve meravigliare tutto questo: Gesù Cristo è il Re del Cielo, della terra e anche della storia. Come ciascun individuo è peculiare, unico ed irripetibile ai suoi occhi e a ciascuno affida una missione in questo mondo, la stessa cosa avviene per i popoli della terra: ciascuno gli è caro e per ciascuno Egli ha un progetto.

Ma molto dipende dalla risposta dei popoli. E l’Ungheria di re santo Stefano ha risposto, senza dubbio, in modo gradito al Cuore di Dio.

Il cosiddetto “sovranismo nazionale” è tutt’altro che un disvalore: ogni identità sia individuale che collettiva è un principio stabilito da Dio e immesso nell’ordine stesso delle cose create.

Dev’essere senz’altro legato a queste dinamiche soprannaturali e a questa predilezione divina nei confronti del paese e del popolo ungherese il seguente fatto straordinario: nell’anno 2013, da due piccoli villaggi ungheresi è nata, da parte dei sindaci, l’iniziativa di contattare tremiladuecento altri primi cittadini ungheresi ed esteri per proporre il consolidamento e la diffusione della associazione denominata “Movimento Espiatorio della Regina del Mondo” con lo scopo di combattere l’apostasia dilagante.

La lettera inviata dai due sindaci ai loro colleghi si concludeva, all’incirca, con questo pensiero: “Dipende da noi ciò che i nostri figli potranno ricordare. Possiamo dimostrare loro che all’inizio del ventunesimo secolo, nel pieno di una delle più grandi crisi dell’umanità, siamo stati in grado di riunire gli ungheresi nella fede e nell’amore, come un’anima sola, dalle famiglie, dai villaggi e dalle città”.

Tutto ciò dà una grande speranza nella futura rinascita dell’Europa perché essa risponde a logiche e desideri divini. Del resto si vedono, già al presente, indizi delle operazioni misteriose della Provvidenza. Il discorso del 20 agosto scorso del presidente Viktor Orban ne è una prova evidente.   

Note

1) L’alleanza Visegrad è un’alleanza culturale e politica di quattro paesi dell’Europa centrale membri dell’UE (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) ai fini dell’avanzamento militare, culturale, economico e della cooperazione energetica.

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