RELIGIONE
Sacrum Poloniae Millennium
dal Numero 33 del 23 agosto 2020
di Suor M. Edwige Rorot

Nel 1966 la Polonia celebrò il suo “millennio cristiano”. Il grandioso evento fu preceduto da un’accurata preparazione spirituale ed ebbe come promotore il cardinale Stefano Wyszy?ski. Fu lui che dalla prigione ideò la “Grande Novena” e organizzò la solenne celebrazione dell’anniversario, a lode di Dio e ad onore di Maria, Regina della Polonia.

In una delle sue prediche, il cardinale Stefano Wyszy?ski disse: «L’avvenimento più importante della mia vita è stato il Battesimo [...]. Esso dovrebbe diventare un grande anniversario nella vita di ognuno, da celebrarsi solennemente».

Queste parole riguardano certamente ogni singolo cristiano, ma nel caso della Polonia si possono applicare anche all’intera Nazione. Nell’anno 1966 i polacchi, nel più magnifico dei modi, celebrarono il millesimo anniversario del battesimo della propria Patria, detto anche il “Sacrum Poloniae Millennium”. Le celebrazioni principali si svolsero il 3 maggio, solennità della Madonna “Regina della Polonia”. Quell’anniversario non fu per i polacchi soltanto un pio ricordo, ma ebbe un influsso particolare sulla loro vita. Nel giorno del Sacro Millennio, tra la Polonia e la Madonna si strinse un nodo indissolubile; da allora le sorti di questo popolo sono state legate per sempre alla sua Regina.

Mille anni prima, l’imperatore Mieszko I, spinto dal desiderio di far regnare Dio nei cuori dei propri sudditi, porse umilmente il capo al fonte battesimale. Da quel giorno la Polonia è annoverata tra le grandi nazioni cristiane d’Europa. La Santa Chiesa introdusse Dio nei suoi confini ed essa seppe ricompensare un sì gran dono con l’eroica difesa del Cristianesimo: il trionfo a Jasna Góra sugli Svedesi che portavano l’eresia protestante in Europa; la grande Vittoria di Vienna, grazie alla quale il re polacco Giovanni Sobieski, in nome di Dio, riuscì a fermare l’avanzata dell’Impero Ottomano, che mirava alla conquista del vecchio Continente per sottometterlo alla fede mussulmana; infine la vittoria detta il “Miracolo della Vistola”, quando un esercito di giovani polacchi combatté eroicamente contro i sovietici, arrestando, con l’aiuto della Madonna, l’espansione del Comunismo. Nonostante queste vittorie, la seconda metà del secolo XX non fu un tempo facile per il popolo polacco e, in particolare, per la Chiesa in Polonia. Fu il periodo del regime comunista, con il soffocamento delle opere svolte dalla Chiesa e le persecuzioni dei suoi membri.

In questo periodo difficile, la divina Provvidenza pose a capo della Chiesa polacca un uomo incomparabile, uno di quelli che, come è stato detto di lui, «capita una volta ogni mille anni». Un uomo dotato «di una fede che non si volge indietro di fronte al carcere ed alla sofferenza, di una speranza eroica, di un abbandono totale alla Madre della Chiesa», come ha scritto di lui san Giovanni Paolo II. Si tratta del cardinale Stefano Wyszy?ski, il grande Primate della Polonia. Il totale abbandono alla Madonna segnò in modo particolare tutta la sua spiritualità e il suo apostolato ministeriale.

Poco dopo la sua carcerazione da parte dei comunisti, il Primate fece un personale atto di consacrazione alla Madonna nella forma della schiavitù d’amore. Atto che divenne la fonte e la base di tutte le sue future opere mariane, intraprese per la difesa della Nazione cattolica polacca. La più splendida di queste opere è stata appunto il Sacrum Poloniae Millennium. I preparativi per questo evento cominciarono già nel 1956, anno in cui ricorreva il 300° anniversario dei Voti Claromontanensi (il giuramento fatto alla Madonna dal re Giovanni Casimiro per implorare il suo soccorso nella lotta contro gli Svedesi). Stefano Wyszy?ski dispose che in tale occasione, il Giuramento avesse dovuto essere rinnovato da tutta la Nazione. Occorreva un nuovo testo, adatto alle presenti circostanze, ma il Primate non era convinto di doverne essere lui l’autore; pensava infatti che la sua prigionia fosse il chiaro segno che la Madonna non volesse servirsi di lui per quest’opera. Gli venne allora incontro la sua fedele collaboratrice, Maria Oko?ska. Illuminata dallo Spirito Santo, ella gli fece notare che san Paolo aveva scritto le lettere più belle proprio dalla prigione. A queste parole, il Primate si convinse e si mise all’opera: il giorno dopo (16 maggio, solennità di sant’Andrea Bobola, protettore della Polonia) compose il testo del Giuramento che venne proclamato a Jasna Góra il 26 agosto, solennità della Madonna di Cz?stochowa, alla presenza di milioni di fedeli, pieni di riconoscenza verso la loro Regina. Un sì grande trionfo, però, non poteva essere gratuito e Stefano Wyszy?ski ne era ben consapevole. Lui stesso scrive: «Sapevo che qualcuno avrebbe dovuto pagare per una tale glorificazione della Regina della Polonia; che questo novello trionfo di fede tra il popolo sarebbe costato un caro prezzo; che la rinascita spirituale della Nazione, intrapresa nel Suo nome, doveva costare molto». E il caro prezzo fu pagato proprio da lui, che più di chiunque altro aveva desiderato essere presente a Jasna Góra. Così scrisse il Primate: «Oggi, chiunque lo desideri può andare a Jasna Góra. Io ne ho il pieno diritto, anzi, ne ho il santo dovere [...]. E poi, chi lo desidera più ardentemente di me? Ma nonostante ciò [...] devo rimanere a Koma?cza [il luogo della sua prigionia, n.d.a.]».

Quel giorno, la sedia con lo stemma vescovile vuota e i fiori collocati a Jasna Góra furono i segni più eloquenti della presenza spirituale di Stefano Wyszy?ski che, avendo iniziato la sua Santa Messa a Koma?cza 10 minuti prima di quella a Jasna Góra, pronunciò per primo le parole dell’Atto, assistito soltanto da Maria Oko?ska. Un altro segno di comunione tra il Primate e il suo popolo fu lo scambio delle ostie che dovevano servire per la consacrazione nelle celebrazioni eucaristiche: Stefano Wyszy?ski ne mandò una da Koma?cza a Jasna Góra e viceversa.

La Madonna non tardò a ricompensare la generosità del figlio devoto e a ottobre pose fine alla sua prigionia. Da allora ebbe inizio un grande lavoro per il rinnovamento spirituale del popolo polacco. Come è noto, l’influsso di Jasna Góra sulla vita dei polacchi non si ridusse a una devozione qualsiasi; esso costituiva un legame spirituale, una forza d’attrazione per i cuori capace di tener tutta la Nazione unita nell’umiltà e nella fedeltà verso Dio. Il Primate desiderava che il programma dei Voti permeasse la vita quotidiana dei polacchi; voleva introdurre la Madonna nella realtà storica concreta in cui si trovava la sua patria, per difenderne i valori più importanti. Per questo organizzò un programma pastorale comprendente i nove anni precedenti al Sacro Millennio e lo chiamò “la Grande Novena”. Ciascuna delle promesse che formavano i Voti Claromontanensi indicava il campo di lavoro pastorale a cui erano dedicati i singoli anni della Novena. E così: il tema del primo anno fu “la fedeltà a Dio, alla Croce, al Vangelo, alla Chiesa e ai suoi Pastori”; il secondo era dedicato alla vita nella grazia santificante; il terzo anno si concentrava sulla difesa della vita, soprattutto quella dei bambini non ancora nati; il quarto era l’anno della fedeltà coniugale, il quinto l’anno della famiglia cristiana; il sesto anno era dedicato alla gioventù; lo scopo del settimo anno era l’incremento della carità e della giustizia sociale; l’ottavo anno spronava alla lotta contro i vizi nazionali; il nono, infine, era dedicato alla Madonna, e trascorreva sotto il motto: «Proteggi la Nazione intera» (parole di un canto mariano-patriottico). Tutto il popolo era coinvolto in questo programma e i sacerdoti lo sostenevano con esortazioni, omelie e con il loro buon esempio.

Ma l’evento più rappresentativo e più caro della Grande Novena fu il pellegrinaggio della copia dell’icona della Madonna di Cz?stochowa. Come era nata l’insolita iniziativa? Notando le schiere di fedeli che giungevano a Cz?stochowa da tutte le parti della Polonia per venerare ed implorare grazie dalla loro Mamma celeste, il Primate pensò che, nonostante il gran concorso di persone, non tutti avrebbero avuto la possibilità di essere presenti a Jasna Góra. Il genio di Wyszy?ski trovò subito la soluzione del problema: se non tutti possono venire alla Madonna, sia Lei stessa a visitare i suoi figli nelle loro parrocchie! Occorreva soltanto una copia dell’Icona miracolosa, fedele all’originale. Purtroppo a Jasna Góra non ve n’era alcuna. Bisognava dipingerla. Chi avrebbe potuto intraprendere un compito tanto delicato e ancor più difficile per la mancanza di tempo? I Paolini si ricordarono di un artista dal cognome svedese che aveva loro confidato il desiderio di svolgere qualche servizio per la Madonna in riparazione “delle colpe degli Svedesi”. Ecco che se ne presentava l’occasione. Leonard Torwirt (così si chiamava il pittore) si mise subito all’opera. Lavorava di notte nella Cappella del quadro miracoloso, sostenuto dall’incessante preghiera di Maria Oko?ska e dell’Istituto da lei fondato. Il 3 maggio 1957 presentò al Primate la copia dell’icona di Cz?stochowa, ancora fresca, dopodiché Stefano Wyszy?ski la portò a Roma per farla benedire dal Santo Padre Pio XII. Ad agosto il Quadro incominciò il viaggio per le parrocchie. I frutti di questa Peregrinatio superarono ogni aspettativa. Ci furono conversioni straordinarie, molte persone dopo tanti anni ritornarono a Dio, attirate dalla Madre celeste. I sacerdoti affermarono che la Madonna aveva compiuto nelle parrocchie ciò che nessuna missione popolare e nessun ritiro era riuscito ad ottenere. Questa Peregrinatio, come desiderato dal Primate, dura tuttora e svolge ancora un ruolo di primo piano per la tenuta della fede del popolo polacco.

Giungiamo così all’anno 1966, l’anno del Te Deum nazionale, tanto desiderato ed aspettato da ogni cuore polacco. Il 1° gennaio in tutte le parrocchie suonarono solennemente le campane, in espressione di gioia ed esultanza da parte di tutta la Nazione che da ormai mille anni poteva dirsi “popolo di Dio”.

Come già accennato, il culmine delle celebrazioni del Sacro Millenio si ebbe il 3 maggio a Jasna Góra. In quel giorno il Primate, con un atto solenne pronunciato in unione con tutti i vescovi polacchi, donò la Polonia alla Madonna in filiale schiavitù d’amore, per ottenere la libertà della Chiesa nella nazione e in tutto il mondo. La decisione di Wyszy?ski incontrò molte difficoltà. Si alzarono voci di protesta da parte di chi, dopo tanti anni di lotta per la libertà, vedeva di cattivo occhio una donazione in “schiavitù”, anche se fatta alla Madonna. Wyszy?ski, con molta pazienza, scioglieva i dubbi, spiegando che esistono molte forme di schiavitù: la schiavitù politica, morale, sociale, economica... la schiavitù dei vizi e dei peccati, e il modo per liberarsene è proprio la donazione di se stessi in schiavitù d’amore alla Madonna. Essa – spiegava il Primate –, insieme con l’impegno personale, costituisce la migliore garanzia per la fede del popolo cristiano e diventa un pegno di riscatto per la libertà della Chiesa in Polonia e nel mondo intero.

Fu davvero solenne e commovente il momento in cui il Primate, alla presenza di milioni di polacchi, pronunciò queste indimenticabili parole alla Regina della Polonia: «O Vergine, Madre di Dio, Madre della Chiesa, Regina della Polonia e nostra Signora di Claramontana! Con il cuore pieno di fiducia doniamo oggi in tua perenne schiavitù d’amore tutti i figli di Dio della Nazione battezzata e tutto ciò che costituisce la Polonia, per la libertà della Chiesa nel mondo e nella nostra Patria, per la diffusione del Regno di Cristo sulla terra [...]. D’ora in poi, o Madre Nostra e Regina della Polonia, considera noi, polacchi, tua proprietà assoluta, strumento nelle tue mani, per la causa della Santa Chiesa, alla quale dobbiamo la luce della Fede [...]. Fa’ di noi quello che Tu vuoi! Bramiamo compiere tutto ciò che domandi, purché la Polonia conservi illibato il dono della Fede per tutti i secoli [...]. Donàti a Te in schiavitù, vogliamo fare nella nostra vita personale, sociale e nazionale non la nostra volontà, ma la tua e quella di tuo Figlio, che è tutto Amore».

Oggi sono trascorsi poco più di 50 anni da quell’Atto storico e sull’orizzonte della Chiesa si leva maestosa in tutta la sua gloria la figura del cardinale Stefano Wyszy?ski. Attendiamo la sua prossima beatificazione e speriamo che la sua dottrina, tutta mariana, riesca ad attirare i cuori di tutti alla Madonna.

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