APOLOGETICA
Aumenta nei giovani il desiderio di un uomo forte. Cosa pensarne?
dal Numero 32 del 16 agosto 2020
di Corrado Gnerre

È giusto che il popolo desideri per il proprio Paese un governo forte che sappia offrire sicurezze e difendere i suoi diritti? Ecco due riflessioni utili per inquadrare cristianamente la questione.

I sondaggi politici ormai sono all’ordine del giorno. Da un po’ di tempo a questa parte la tendenza è chiara, tanto in campo nazionale quanto in quello europeo, aumentano i cosiddetti partiti e movimenti sovranisti. Ovviamente con una buona percentuale di consenso da parte dei giovani. In questi dati si può “leggere” anche un desiderio per un governo forte... e forse anche per un uomo forte.

Facciamo qualche riflessione sul desiderio di avere un uomo forte al comando.

Molti si scandalizzano. Perfino molti cattolici hanno un moto di reazione ad una simile ipotesi. E invece non ci si dovrebbe affatto scandalizzare. Offriamo solo due riflessioni.

Prima riflessione

Lo scandalo (se di scandalo si deve parlare) non sta nel desiderio, ma nel perché si è diffuso questo desiderio. La forza si desidera quando c’è la debolezza. E la debolezza non è mai una virtù. Virtù è la tenerezza, la misericordia, la capacità di accogliere e di comprendere, ma mai la pusillanimità.

Oggi – lo abbiamo detto più di una volta – lo Stato fa il “debole” con i forti e il “forte” con i deboli. È molto puntiglioso su tante cose, ma per l’adempimento del suo primario dovere palesa spesso inefficienza. Primo fra tutti, l’incapacità di difendere dalla criminalità, dalla delinquenza in genere. Ormai non si contano più vie, piazze, interi quartieri tolti allo Stato e in mano alle varie mafie e criminalità comuni.

Seconda riflessione

Cosa significa “uomo forte” al governo? Necessariamente un dittatore? No. Premettendo che la dittatura si configura tradizionalmente come un governo provvisorio che può essere anche cristianamente necessario in casi estremi, va detto che desiderare un uomo forte non significa automaticamente desiderare un dittatore, men che meno un governo totalitario, che è poi altra cosa tanto rispetto ad un’autorità che sia davvero autorità, quanto alla stessa dittatura. Qui, per influenza nefasta della storia contemporanea, si concepiscono, sbagliando, “dittatura” e “totalitarismo” come sinonimi.

Ma – dicevamo – il desiderio di un uomo forte che governi è nella natura delle cose. È come desiderare un padre che dia sicurezza, una casa robusta che non crolli sulla testa, un ponte con piloni che siano davvero resistenti a qualsiasi sollecitazione.

Certo, quando cristianamente si parla di potere politico bisogna distinguere il concetto di potestas da quello di auctoritas. Il primo è l’autorità politica in quanto tale, il secondo è l’autorità suprema che spetta solo a Dio. I due concetti non devono coincidere per evitare che chi detiene il potere si riconosca in un potere illimitato.

L’uomo forte al governo è l’espressione di una verità autenticamente cristiana, ovvero la potestas come espressione del potere più alto, che è quello di Dio.

Gesù lo dice chiaramente a Pilato: «Tu non avresti nessun potere se non ti fosse stato dato dall’alto» (Gv 19). Eppure Pilato stava sbagliando, si stava assumendo dinanzi a Dio e alla Storia una responsabilità enorme... ma Gesù riconosce ugualmente che il suo potere veniva dall’Alto.

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