APOLOGETICA
Cosa può e cosa non può cambiare di un dogma?
dal Numero 29 del 19 luglio 2020
di Corrado Gnerre

È possibile cambiare un dogma? La risposta è negativa, perché il dogma è per definizione immutabile. Ma nel tempo qualcosa può cambiare a suo riguardo. Vediamo che cosa.

Una delle caratteristiche tipiche della crisi del Cattolicesimo oggi è quella di ritenere (di fatto anche se non teoricamente, perché si continua poi ad affermare che nulla si vuole mutare) la verità modificabile, ovvero una sorta di storicismo teologico o di teologia storicista, per la serie: è la storia che giudica la verità e la può modificare come vuole, per cui ciò che era vero ieri non necessariamente deve essere considerato vero oggi e ciò che era ritenuto errato ieri non necessariamente deve essere ritenuto errato oggi.

L’eresia modernista arrivò ad affermare che il dogma non avrebbe nulla di definito, ma sarebbe una semplice “smagliatura” del tempo, modificabile ed elasticizzabile come si vuole. Insomma, sarebbe il singolo credente ad essere autorizzato ad un’interpretazione del dogma confacente alla propria storia e alla propria psicologia. Eresia modernista che il grande san Pio X condannò immediatamente definendola “sintesi di tutte le eresie”, ma che, a mo’ di fiume carsico, è andata sottoterra per poi riemergere negli ultimi decenni in maniera spaventosa e di fatto trionfando su tutti i fronti.

Pertanto è giusto porsi la domanda: è legittimo modificare il dogma? Ovviamente la risposta è più che ovvia: il dogma è immutabile di suo e non lo si può affatto modificare. Ciò però non vuol dire che qualcosa non possa cambiare nel tempo. Vediamo cosa.

Per essere precisi possiamo dire così: le formule dogmatiche sono immutabili quanto all’essenza, cioè al loro contenuto sostanziale, ma possono essere approfondite per una maggiore penetrazione delle stesse.

A riguardo, il grande maestro è san Vincenzo da Lerino (V secolo) che si occupò proprio di questa questione nel suo celebre Communitorium. Egli afferma che il dogma può essere penetrato, cioè approfondito, da parte della Chiesa come Magistero e anche da parte dei singoli fedeli, ma a condizione che questa penetrazione (approfondimento) avvenga nel rispetto del genere, del senso e del contenuto del dogma stesso. Concetto, questo, che fu fatto proprio anche dal Concilio Vaticano I.

Ma cosa significa che il dogma può essere “penetrato” solo nel rispetto del suo genere, senso e contenuto? Che il dogma non può cambiare intrinsecamente ma solo essere approfondito estrinsecamente. Per essere più precisi possiamo dire che il dogma non può cambiare né in sé (cioè non può subire mutamenti intrinseci) né sostanzialmente (non può passare da una verità ad un’altra che sia sostanzialmente diversa dalla prima), ma può essere approfondito estrinsecamente da parte del soggetto che conosce; soggetto che, come abbiamo detto prima, può essere il Magistero della Chiesa, ma anche il singolo fedele, ovviamente sottomettendosi sempre al giudizio della Chiesa docente. Approfondimento che può riguardare anche la ricerca di espressioni che lo rendano più comprensibile.

Insomma, il dogma non può affatto cambiare. Non c’è né teologo, né storia, né mondo... e nemmeno papa che tenga. Sì, nemmeno papa, ciò perché Pietro e i suoi successori non sono stati investiti da Cristo per essere “padroni”, ma “custodi” della Verità.

Ricapitolando, l’unico progresso legittimo che si può ammettere per il dogma non è né in sé né nella sostanza, ma solo in merito alla sua conoscenza e alla sua espressione.

Un esempio? Facciamo riferimento ad un dogma mariano, prendiamo la Verginità di Maria. Ebbene, in questo caso non potrebbe mai esserci come processo legittimo la negazione della sostanza, ovvero la verginità stessa, bensì degli approfondimenti sui motivi per i quali Dio ha voluto che la sua Santissima Madre rimanesse sempre vergine.

Proprietario
Associazione Casa Mariana Editrice
Sede Legale
Via dell'Immacolata, 4
83040 Frigento (AV)
Associazione "Casa Mariana Editrice" - Il Settimanale di Padre Pio. Tutti i diritti sono riservati. Credits