RELIGIONE
L’intervista / Suor Consolata Betrone: ogni istante dato all’Amore
dal Numero 28 del 12 luglio 2020
a cura della Redazione

Suor Maria Consolata Betrone è venerabile. La dichiarazione dell’eroicità delle sue virtù, oltre a spianare la strada verso la beatificazione, invita a riflettere sull’eredità spirituale di quest’anima contemplativa per comprendere cosa abbia da dire e da donare al nostro tempo. Interroghiamo in proposito il Postulatore.

Quando un servo di Dio raggiunge un nuovo traguardo nel cammino canonico che porta agli onori degli altari, non è mai una cosa da poco perché, com’è noto, tutto è ordinato dalla Provvidenza al bene di coloro che amano Dio e all’edificazione della Chiesa universale.

L’anno scorso è stata finalmente la volta di suor Maria Consolata Betrone, Clarissa cappuccina, vissuta in Piemonte nel XX secolo. La dichiarazione dell’eroicità delle sue virtù, oltre a spianare la strada verso la beatificazione, invita a riflettere sull’eredità spirituale di quest’anima contemplativa per comprendere cosa abbia da dire e da donare al nostro tempo.

Un prezioso aiuto in questo senso ci viene dal Postulatore della causa, l’avvocato Emilio Artiglieri, con il quale ci intratteniamo in queste pagine e che ringraziamo per essersi reso disponibile a rispondere ad alcune domande.


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- Gentile Avvocato, potrebbe delineare, per i lettori che non la conoscono, i tratti più essenziali della spiritualità della Venerabile? Qual è la sua unicità, ma anche a quali altre spiritualità può essere accostata?
Suor Consolata Betrone, nata a Saluzzo il 6 aprile 1903 e morta a Moncalieri il 18 luglio 1946, Clarissa cappuccina, fu una mistica favorita di locuzioni e visioni, delle quali ella puntualmente riferiva nel suo Diario ed in relazioni mensili al suo Direttore spirituale, padre Lorenzo Sales.

Ebbe delicata comprensione per i peccatori, specialmente per le anime consacrate che avevano prevaricato, e per la loro conversione offriva a Dio ogni sua pena e dolore e finì per offrire la vita stessa. Teneramente li chiamava Fratelli e Sorelle.

Si rileva in lei quindi una spiritualità di riparazione, perfettamente in sintonia con quel desiderio di penitenza, che animò già gli inizi della sua vocazione.

Suor Consolata ricevette doni di particolare familiarità con Dio: per circa sei anni (1929-1935) ebbe locuzioni interiori, finché dal Natale 1935, quando iniziò un certo silenzio divino, godette di tanto in tanto solo di suggerimenti spirituali, immagini o esperienze dell’anima in rapporto a Cristo, al Padre ed alla Vergine Maria.

La sostanza del messaggio di suor Consolata è molto alta, e nello stesso tempo, molto semplice: “Dio ama gli uomini”. Da questo messaggio deriva che la via più sicura per arrivare a Dio è la “confidenza”. Santa Teresa del Bambin Gesù rispose all’appello divino quando ebbe l’illuminazione di grazia sulla sua missione, che ella espresse nelle famose parole: «Nel cuore della Chiesa, mia Madre, sarò l’amore!».

A lei farà eco suor Consolata, quando, in una lettera indirizzata al padre Sales il primo venerdì dell’agosto 1943, scriverà: «La sera del 29 luglio, durante la Via Crucis compresi questo: in grembo alla Santa Madre Chiesa devo essere la confidenza».

È innegabile che tra la Carmelitana di Lisieux e la Cappuccina di Torino esista un forte legame. La chiamata della Betrone aveva preso proprio avvio dalla lettura di Storia di un’anima, e si sviluppò poi sul cardine dell’impetrare salvezza e misericordia per l’universalità delle anime.

Santa Teresina, come si è visto, nel cuore della Chiesa, si definisce “l’amore”; suor Consolata, nel grembo della Chiesa aspira ad essere “la confidenza”.

Quasi coetanea di suor Consolata, è suor Maria Faustina Kowalska, nata nel 1905, canonizzata da san Giovanni Paolo II il 30 aprile del 2000. Analogamente a suor Consolata, santa Faustina, a cui Gesù stesso diede l’appellativo di “Apostola della Mia Misericordia”, si faceva portatrice di un messaggio di speranza e di confidenza, quale le era stato rivelato dal Signore: «Il mio cuore è stracolmo di tanta Misericordia per le anime e soprattutto per i poveri peccatori».

Insomma, la figura della venerabile Consolata Betrone sta a fianco di quella di santa Teresina e di santa Faustina Kowalska, nel ripetere, sia pure con accenti specifici, lo stesso messaggio dell’Amore Misericordioso del Signore.

Più volte a suor Consolata viene ripetuta dal divin Padre o da Gesù la splendida frase: «Onora Dio con la tua confidenza».

Può essere opportuno precisare che quest’atteggiamento di confidenza nulla ha della presunzione di salvarsi senza merito, bensì è umile, gioiosa fiducia nei confronti della bontà del Signore, che pazientemente attende la nostra libera, operosa risposta al suo amore, e molto può contribuire alla serenità delle anime ed alla tranquillità delle coscienze.

A santa Teresina ed a santa Faustina, la venerabile Betrone si può associare anche per la spiritualità della “infanzia spirituale”. Scrive la mistica Cappuccina: «Come è buono Gesù e con quale tenerezza materna Egli porta fra le sue braccia divine coloro che bramano conservarsi piccoli al suo cospetto!».

Suor Consolata non solo ricorda la verità del sovrabbondante amore divino, ma sollecita anche la risposta degli uomini, ed in particolare di quelle che chiama le “piccolissime anime”, come la sua, attraverso un incessante atto d’amore.

L’atto di amore dettato da Gesù a suor Consolata è così formulato: «Gesù, Maria, vi amo, salvate anime». Si può dire che in esso ci sia tutto: amore a Gesù, a Maria, alle anime. Non si tratta di una semplice giaculatoria, ma di una via spirituale che facilita alle anime la vita d’amore.

Se dunque l’atto d’amore deve essere per l’anima via e vita, ne consegue che, almeno nello sforzo di volontà, esso diventi incessante, così da costituire il respiro dell’anima. Non si tratta della ripetizione meccanica di una formula, non è una semplice frase vocale, ma è un atto interiore: della mente che pensa ad amare, della volontà che vuole amare ed ama. In breve si può dire che questa formula non è che un aiuto, perché l’anima possa più facilmente fissarsi nel perfetto amore.

Attorno a questa via spirituale, sorge l’Opera delle “Piccolissime”, che non è una qualsiasi Associazione, ma è appunto una via spirituale aperta a tutte le anime che si sentono chiamate ad abbracciarla, senza bisogno di formalità e senza distinzioni.

Commenta padre Sales: «Senza saperlo l’una dell’altra, senza conoscersi e forse senza mai incontrarsi quaggiù, le Piccolissime costituiscono veramente un corpo morale, formano nella Chiesa un’armata scelta e compatta ed attivissima per il rinnovamento spirituale del mondo».

- Il decreto ecclesiastico ha dichiarato l’eroicità delle virtù di suor Consolata Betrone. Tra tutte le virtù cristiane e religiose da lei possedute, in quale, a suo avviso, ha raggiunto un livello assolutamente eminente di “eroicità”?
Dichiarando la venerabilità di suor Consolata Betrone, la Congregazione delle Cause dei Santi ha riconosciuto l’esercizio in grado eroico da parte della stessa di tutte le virtù, quelle teologali, quelle cardinali e quelle cosiddette annesse; tuttavia se dovessimo indicare una virtù prevalente potremmo pensare alla speranza, il cui fiore è la confidenza.

La missione di suor Consolata, come si è detto, era quella di dire al mondo la misericordia infinita del Cuore di Gesù, ossia ravvivare la speranza in tutti, nei peccatori e nelle anime che soffrono per un timore eccessivo, talora opprimente, di non conseguire l’eterna salvezza.

La stessa suor Consolata fu talvolta assalita da scrupoli e dal timore dei giudizi divini. In un momento di prova, ella cercò di risollevarsi, lanciando il grido: «Gesù io confido in Te!».

Al che, così racconta, vide stendersi, sopra quello che definisce «l’abisso spaventoso» delle sue infedeltà, come «un ponte... Gesù, la confidenza in Lui, riuniva, al di sopra di tutte le mie miserie, questa povera creatura al Sommo Creatore... E la pace tornò. La confidenza in Dio! Solo essa mi dà ali...».

Il carattere “eroico” di questa virtù si coglie, considerando le molte prove a cui la sua anima fu sottoposta, un vero e proprio “martirio di cuore”, come è stato definito, e che, non senza significato, si manifestò soprattutto negli anni della Seconda Guerra mondiale, allorquando fu come caricata dei dolori del mondo.

Annotava suor Consolata: «Soffro per i dolori del mondo!». Ai dolori del cuore si aggiunsero quelli del corpo, di un corpo tormentato dalla fame, anche per le privazioni della guerra, e dalle malattie, che la portarono alla morte poco più che quarantenne.

Questo eroismo di confidenza in Dio, nonostante le tante sofferenze, si cementa in suor Consolata con l’eroismo di confidenza nella preghiera.

Suor Consolata toccò il vertice della confidenza, mantenendo saldissima in cuore, nonostante tutto, la fede nella realizzazione sia dei suoi sconfinati desideri di amore, dolore ed anime, sia delle relative divine promesse.

Scrive in una lettera del 10 settembre 1942 al Padre spirituale: «La mia preghiera più ardente è ora per ottenere di amare Gesù come nessuno lo ha amato mai e per salvargli anime... E glielo ripeto ad ogni stazione della Via Crucis, sino ad annoiarlo... L’unica mia speranza per ciò ottenere è riposta nella preghiera insistente».

- La causa di suor Consolata avanza lentamente. Sappiamo di grandi santi il cui iter canonico è stato particolarmente travagliato. Dello stesso padre Pio, mons. Nowak, Segretario della Congregazione delle Cause dei santi, raccontava che «una ragione per cui il processo non procedeva a ritmi serrati verso il traguardo della beatificazione era che l’inchiesta si presentava non priva di difficoltà, fra cui “quella del cosiddetto carattere burbero” del Cappuccino, che lo portava talvolta ad alzare la voce in confessionale con qualche penitente [...]». Nel caso di suor Consolata ci sono state, finora, difficoltà che hanno rallentato il processo?
Ogni causa di Canonizzazione può avere difficoltà, interne o esterne. Nel caso della causa di suor Consolata, un certo ritardo nella introduzione della stessa, avvenuta nel 1995, si deve attribuire ad alcune circostanze sfavorevoli, che tuttavia non incrinarono la continua fama di santità della Serva di Dio, ora Venerabile.

Vere e proprie obiezioni di carattere teologico non sono mai state mosse, anche se alcuni rilievi sono stati formulati, ad esempio per un’espressione che suor Consolata era solita usare, facendo riferimento al suo desiderio di diventare una “Santa da altare”.

In realtà questa frase non era altro che la manifestazione di una grande sete di perfezione, che non contraddiceva l’umile fede della Cappuccina. D’altra parte, ella desiderava la santità per tutte le consorelle, come dichiarò in una relazione a padre Sales: «Amo la Comunità tanto tanto tanto, e vorrei tutte e trentadue sante, per il bene del mondo intero».
Tutta l’esperienza mistica di suor Consolata è stata comunque sottoposta ad un’attenta analisi, che ne ha garantito l’autenticità.

- «Gesù, Maria, vi amo, salvate anime!». L’atto di amore a Dio e al prossimo è stata la preghiera unica e costante di tutta la sua vita consacrata. Vita e spiritualità della venerabile suor Consolata riaffermano con forza il primato di Dio, l’assoluta preminenza dell’atto soprannaturale di amore dovuto a Dio su ogni altra opera naturale e terrena. Quale messaggio se ne può ricavare per il nostro tempo?
Come si è detto, il messaggio di suor Consolata è un messaggio di speranza e di confidenza, ma in un’ottica non meramente terrena, bensì aperta alla prospettiva della salvezza eterna dell’anima.

In un colloquio mistico, Gesù le disse: «Non credere che i dolori della terra non mi commuovano; ma Io amo le anime, le voglio salve e, per raggiungere il mio scopo, sono costretto ad usare rigori. Ma credilo, è per fare misericordia».

Per suor Consolata, credere all’Amore vuol dire credere che Gesù ci ama, che ci vuole salvi e che tutto ciò che Egli opera o permette, sia nel mondo intero come nel piccolo mondo dell’anima, è sempre per il nostro bene eterno.

Ancora Gesù dirà alla mistica Cappuccina: «Credimi, Consolata, che all’inferno va chi vuole, cioè chi vuole veramente andarvi; perché se nessuno può strapparmi un’anima dalle mani, l’anima, per la libertà concessale, può fuggire, può tradirmi, rinnegarmi e passare quindi di propria volontà al demonio... Vedi, l’impenitenza finale l’ha quell’anima che vuole andare all’inferno di proposito e quindi ostinatamente rifiuta la mia misericordia, perché Io non rifiuto mai il perdono a nessuno; a tutti offro e dono la mia immensa misericordia; perché per tutti ho versato il mio Sangue, per tutti! No, non è la moltitudine dei peccati che danna l’anima, perché Io li perdono se essa si pente, ma è l’ostinazione a non volere il mio perdono, a volersi dannare».

È questo il messaggio di speranza soprannaturale di cui suor Consolata si fa portatrice, messaggio che invita alla conversione e non esclude le prove della vita terrena, intese come mezzo di purificazione.

Da tutto ciò è evidente una gerarchia di valori, in cui al primo posto vengono quelli spirituali ed eterni, e solo subordinatamente quelli terreni e puramente umani.

- Padre Lorenzo Sales, confessore e biografo della mistica Cappuccina, nel suo prezioso volumetto Il cuore di Gesù al mondo, afferma che il tesoro dell’unione divina è nascosto nel campo del silenzio e della solitudine. Al riguardo, Gesù si è dimostrato con suor Consolata un maestro illuminante e molto esigente. «Quando sei in dubbio sulla scelta di due azioni – le consigliava il 22 agosto 1936 – scegli sempre dove ti trovi più sola, dove puoi fare più silenzio, dove puoi amare di più». Ma come si attua e dove porta questo silenzio che Gesù le chiede?
Il rigoroso silenzio di parole imposto a suor Consolata da Gesù mirava a formare attorno a lei ed in lei il vuoto di ogni creatura, perché in lei regnasse la pienezza di Dio.

Le diceva infatti: «Consolata, prendi il largo e vivi con Gesù solo. Sì, Consolata, prendi il largo con il silenzio profondo con tutti. Tu sola con Gesù solo». Il silenzio è senz’altro la condizione indispensabile per il raccoglimento.

Così suor Consolata sintetizza i suoi propositi: «Vivere al di sopra di tutto, nel momento presente, nella perfetta vita comune, non lasciando entrare un pensiero, un interessamento o preoccupazione; non lasciando uscire una frase in nessun tempo; raccolta in un incessante: Gesù, Maria, vi amo, salvate anime; vedendo e trattando Gesù in tutte; in un costante sì a tutto, a tutte, con il sorriso; sopportando tutto in silenzio e senza sollievo».

Per suor Consolata non si tratta solo di un silenzio di parole, ma di un distacco totale dal mondo, tutta tesa a collaborare con Gesù nell’opera di salvezza: «Ora che nella mia anima – scrive la Venerabile – si è fatto silenzio di tutto e di tutti, ed unicamente penso a salvare anime, vivo vita di Cielo, in una pace infinita, divina; in una purezza così alta, che una minima cosa turberebbe; in un abbandono totale a ciò che Gesù vorrà, a ciò che disporrà Lui...».

Gesù stesso accenna alla nostra mistica una triplice verginità: di mente, di lingua, di cuore: «Per pregare senti il bisogno di essere attorniata dal silenzio e così pure, per stare unita a Me, nell’interno bisogna che vi sia profondo silenzio. Un piccolo rumore turba l’orazione; similmente un nonnulla che ti distrae, turba l’intimità. Ci vuole verginità sempre!».

Tale verginità si concretizza, come si è detto, in un triplice silenzio: di pensieri (verginità di mente), di parole (verginità di lingua), di interessamenti (verginità di cuore). Secondo gli insegnamenti di Gesù a suor Consolata, i pensieri inutili, volontariamente ammessi dall’anima, sono spine al suo Capo. Insieme con la verginità di mente, Gesù chiedeva a suor Consolata la verginità di lingua, senza la quale la prima sarebbe impossibile. Ogni parola inutile genera sempre dissipazione, che tocca in primo luogo l’intimità con Gesù. D’altra parte santa Teresina definiva il silenzio «la lingua dei Beati abitanti del Cielo». Il silenzio richiesto da Gesù a suor Consolata includeva il proposito di non parlare se non interrogata, eccetto che per dovere o carità. Il silenzio del cuore si esprimeva infine nella lotta contro gli “interessamenti”, ossia contro il desiderio di immischiarsi in ciò che non ci spetta.

Questo triplice silenzio non è comunque fine a se stesso, ma deve mirare a conseguire la massima intimità d’amore con Gesù, che è il segreto delle anime sante.


- La Torino degli ultimi secoli è stata una vera fucina di santità e ha visto nascere e svilupparsi grandi opere fondate dai cosiddetti “Santi sociali”; pensiamo a san Giovanni Bosco, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, san Giuseppe Cafasso. Nel cielo dei santi torinesi, suor Consolata brilla di luce diversa. Come viene recepita e compresa dai suoi conterranei una vita e un’attività così “nascosta” e “interiore” come la sua?
Si dice che stella a stella differt, ossia le stelle della santità sono diverse. Non dobbiamo comunque dimenticare che anche i cosiddetti “Santi sociali” fondavano la loro azione esterna su una forte spiritualità, sull’unione con Dio, secondo l’insegnamento dell’aureo libretto: L’anima di ogni apostolato di Dom Chautard.

Certamente la figura di suor Consolata è quella di una monaca di clausura, la cui opera, apparentemente nascosta, non porta però minori frutti di bene, non solo per quanti, in qualche modo, vengono a contatto con essa, ma anche per quanti, forse ignari di lei, beneficiano del tesoro delle sue preghiere, e soprattutto dei suoi sacrifici.

La stella di suor Consolata continua a brillare ed illumina molte anime con il messaggio di amore, di speranza e di confidenza, di cui è portatrice.

Continua è la fama di santità che la riguarda, così come continua è l’attrazione di molti fedeli alla sua tomba presso il Monastero di Moncalieri, dove ogni 18 luglio, anniversario della sua morte, si raccolgono centinaia di persone per ricevere la “consolazione” di suor Consolata.

Non si tratta di un bisticcio di parole, ma di quanto lo stesso Gesù le disse: «Sarai la Consolata di tutti!». Tale missione, nei limiti del possibile, ella la incominciò fin da quaggiù: non solo con il suo eroico “sì” a tutti, ma anche con il suo grande cuore, irresistibilmente portato a consolare.

Lei stessa ricordava: «A sera, facendo l’Ora Santa presso la finestra, vedendo una distesa di case, il pensiero si portava a cuori soli, incompresi, che forse doloravano nelle soffitte o nel silenzio delle famiglie; cuori che soffrivano senza aver Dio per conforto; e pregavo per chi nel mondo soffriva, e piangevo. D’allora in poi il Signore mise nel mio cuore una sensibilità estrema per chi soffre. Non posso veder piangere, senza sentire in me il bisogno di stringere al cuore la persona afflitta, perché – così io penso – nel mio cuore vi è Dio e Lui consolerà».


- Quali libri consiglia a chi vuole conoscere la figura di questa Santa religiosa? Esiste una preghiera ufficiale con cui invocarla?
La figura della venerabile Consolata Betrone rappresenta sicuramente un potente richiamo ad una pienezza di vita cristiana, vissuta nell’intimità con Dio, quasi come un anticipo di Paradiso sulla terra.

Come si è detto, il suo è un messaggio sublime, ma nello stesso tempo molto semplice, adatto alle anime “piccolissime”, che attraverso l’incessante atto di amore vengono guidate alle vette della spiritualità.

Di fronte ad un mondo vuoto e disperato, suor Consolata offre la migliore risposta ad una ricerca di senso, che spesso si perde tra mode e adattamenti, che in realtà lasciano insoddisfatti. Per chi volesse meglio conoscerla, posso suggerire alcuni testi:
1) Padre Lorenzo Sales, Il Cuore di Gesù al mondo, Libreria Editrice Vaticana, 2016;
2) Padre Lorenzo Sales - Suor Consolata Betrone, Quando il sole accarezza le cime. Epistolario dell’anima, Libreria Editrice Vaticana, 2002;
3) Padre Lorenzo Sales, Tre fiamme fuse in una fiamma. Suor Consolata Betrone, Libreria Editrice Vaticana, 2003;
4) Suor Maria Consolata Betrone, Appunti in Coro. Diari, Libreria Editrice Vaticana, 2006;
5) Paolo Risso, L’amore per vocazione. Suor Consolata Betrone, Ancora, 2001.

Soprattutto però credo che sia importante invocarla e chiederne la intercessione, anche al fine di ottenere un miracolo, che possa consentire la tanta auspicata Beatificazione.

Già sono state segnalate molte grazie, ma ancora non si è riusciti ad avviare un processo “super miro”.

Per questo occorre intensificare la preghiera ed eventualmente segnalare guarigioni che possano essere considerate non spiegabili scientificamente, allo stesso Monastero Sacro Cuore di Moncalieri

Preghiera: «Padre di ogni misericordia, tu hai suscitato in mezzo a noi la tua serva Suor Maria Consolata Betrone per diffondere nel mondo l’incessante amore verso il tuo figlio Gesù nella semplice via di confidenza e amore. Rendi capaci anche noi, guidati dal tuo Spirito, di essere ardenti testimoni del tuo amore e nella tua immensa bontà concedici, per sua intercessione, le grazie di cui abbiamo bisogno. Per Cristo nostro Signore. Amen».

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