RELIGIONE
Martin Lutero e le donne
dal Numero 23 del 7 giugno 2020
di Francesco Agnoli

Alla luce della storia il fascino di cui i contemporanei ammantano la figura di Lutero svanisce, per lasciare posto a una fitta rete di paradossi e contraddizioni. Qui ne vediamo alcuni in merito al suo rapporto con le donne.

Il rapporto tra Lutero e le donne è controverso. Di norma si ricorda il permesso da lui accordato al langravio Filippo d’Assia, «uno dei due pilastri politici sui quali si reggeva il luteranesimo», di ripudiare la propria moglie, Caterina di Sassonia (che gli ha dato sette figli), e il fatto che per un certo numero di anni, sino al 1525, i suoi libelli polemici degradano il matrimonio da sacramento a soddisfazione dei bisogni fisici, al pari del mangiare e del bere.

Scrive Lutero: «Le donne sono state create al solo scopo di servire l’uomo e aiutarlo. Se le donne si indeboliscono o persino muoiono per la gravidanza, niente di male. Che facciano figli fino a morirne; sono state create per questo». Ancora: «Il corpo della donna non è forte, non può portare armi, ecc., il suo spirito è ancora più debole... la donna è quasi infantile... La sua debolezza di mente è palese» (1).

Ben diverse sono invece le dichiarazioni di Lutero dopo il matrimonio con l’ex monaca Katharina von Bora, più volte elogiata con toni solenni. Eppure quanto al matrimonio riformato, luterano, calvinista/puritano o anglicano, è opinione condivisa dagli storici che esso rafforzi il patriarcato: sia sminuendo la figura di Maria, e quindi anche della moglie e della madre; sia attraverso la sostituzione della chiesa con la casa, e la relativa elevazione del capofamiglia a detentore non solo del potere secolare, ma anche di quello religioso, all’interno di una realtà, la casa appunto, che è stata sino ad ora luogo di tradizionale competenza, anche religiosa, della moglie; sia attraverso l’eliminazione del celibato dei preti «i quali dal confessionale erano stati sino allora un aiuto per le donne nelle loro difficoltà domestiche» e familiari (tanto che l’accusa ai preti cattolici era spesso quella di limitare il potere dei mariti, inserendosi tra loro e le mogli); sia, infine, attraverso l’eliminazione di festività, processioni, confraternite ed altre realtà tipiche del mondo cattolico, che permettono all’individuo (marito, moglie o figlio che sia) uno spazio comunitario diverso da quello casalingo (2).

Occorre aggiungere che Lutero e i protestanti sciolgono gli Ordini religiosi femminili, cioè società di sole donne fornite di autogoverno, così come le confraternite laiche, «incluse quelle di sole donne, che si occupavano di azioni caritatevoli...»; aboliscono il culto della Vergine, dei santi e delle sante, eliminando così un patrimonio di canti, feste, devozioni rivolte a figure femminili; rimettono in discussione «la concezione consensualistica del matrimonio», sostenuta dalla Chiesa Cattolica, «introducendo la norma che i nubendi dovevano avere il consenso dei genitori» ed esaltando così il ruolo del paterfamilias.

In generale si può notare che all’epoca di Lutero molte donne si schierano, pro o contro il Monaco tedesco, scrivendo lettere, libri, ecc., ma all’interno del mondo ecclesiastico è il mondo maschile ad abbracciare i movimenti di Riforma, ben più di quello femminile.

A Riforma avvenuta, scrive la storica Natalie Zemon Davis, «nessuna donna calvinista dimostrò (o fu messa in grado di dimostrare) la creatività organizzativa delle grandi protagoniste della Controriforma cattolica... Inoltre nessuna donna della Riforma al di fuori delle cerchie nobiliari pubblicò tanti lavori quanti le donne cattoliche dello stesso ambiente» (3).

Tra le sostenitrici di Lutero, attive con la penna, ricordiamo almeno Elisabetta di Brandeburgo (1510-1558), Marie Dentiére (1495-1551) e la baronessa Argula von Stauff (1492-1554), mentre tra le detrattrici si possono citare l’olandese Anna Bijns (1496-1575), che rivendica la scelta per le donne di non sposarsi e la savoiarda Jeanne de Jussie (1503-1561), i cui scritti denunciano le distruzioni da parte di luterani di chiese e conventi, «spazi autonomi di vita delle donne», e presentano le donne «come agenti attive nella difesa del credo cattolico, assai più degli uomini» (4).  


NOTE

1) Citato in M. Barbagli e D. Kertzer, Storia della famiglia in Europa, Laterza, Roma-Bari 2001, pp. XXV, XXVI, 209-210; Martin Lutero, Discorso sul matrimonio, 1522.

2) Lawrence Stone, Famiglia, sesso e matrimonio in Inghilterra, tra cinque e ottocento, Einaudi, 1983, pp. 220; 171; 150-151.

3) Natalie Zemon Davis, Donne di città e mutamento religioso, in Le culture del popolo, Einaudi, Torino 1980; G. Bock, Le donne nella storia europea. Dal Medioevo ai nostri giorni, Editori Laterza, 2006, p. 194.

4) Tiziana Plebani, Le scritture delle donne in Europa. Pratiche quotidiane e ambizioni letterarie (secoli XIII-XX), Carocci editore, 2019, pp. 85-86.


* Per saperne di più: Francesco Agnoli - Maria Cristina del Poggetto, Donne che hanno fatto la storia, Gondolin editore.

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