APOLOGETICA
E se Stenone avesse visto l'Eucaristia distribuita con i guanti?
dal Numero 23 del 7 giugno 2020
di Corrado Gnerre

La riverenza e il fasto che caratterizzavano le celebrazioni eucaristiche dei tempi andati ben esprimevano la fede con cui i cattolici si accostavano al Mistero eucaristico e provocavano negli altri la salutare domanda: i cattolici sono pazzi o nell’Ostia vi è davvero il Corpo di Cristo?

Forse non conoscete chi sia san Niccolò Stenone. Ve lo diciamo subito. Nacque a Copenaghen, in Danimarca, nel 1636. Crebbe ovviamente protestante. Il suo nome in danese era Niels Steinsen, italianizzato Niccolò Stenone.

Fu un grande e al suo tempo già famosissimo scienziato. Soprattutto un anatomista. Molti altolocati ambienti europei ricercavano la sua sapienza medica.

Ebbene questo illustre protestante, oggi lo definiremmo “intellettuale protestante”, decise di convertirsi al Cattolicesimo. Non solo, studiò per farsi ordinare sacerdote e divenne perfino vescovo.

Fin qui qualcuno potrebbe dire: di storie come queste, seppur edificanti, ce ne sono tante. È vero. Il Cattolicesimo, grazie a Dio, ne annovera molte. Ma è l’occasione che suscitò la conversione dello scienziato danese che è interessante ricordare in questi tempi.

Stenone si trovava a Livorno, in quanto, insieme ad altri illustri scienziati, frequentava in quel periodo la corte del Granduca di Toscana, Ferdinando II de’ Medici. Correva l’anno 1666, il giorno era il 24 giugno. Egli si trovò ad osservare la processione del Corpus Domini. Processione come quelle di un tempo, dove l’estremo fasto rispondeva alla grande fede di allora.

Ebbene, una tale scena portò l’illustre scienziato a porsi un interrogativo: “O quell’Ostia è un semplice pezzo di pane, e pazzi sono coloro che le fanno tanti ossequi; o in essa vi è il vero Corpo di Cristo, e allora perché non l’onoro anch’io?”.

Dunque, lo scienziato fu colpito da un paradosso che gli sembrava folle: come è possibile che un misero pezzo di pane (acqua e farina) possa essere così solennizzato? O sono in un manicomio – pensò – e mi trovo in mezzo ai pazzi, o sono io che sto su una cattiva strada, e non riesco a capire.

Fu questo paradosso, fu questa stranezza che gli si palesava come assurdità, a richiamarlo a confrontarsi con una verità in cui quei presenti credevano.

Fu quella manifestazione sacrale, non terrena, misteriosissima e sublime, ad inserirgli un dubbio, in questo caso un “santo dubbio”.

Se Stenone vivesse oggi e vedesse quanto è banalizzato il Santissimo Sacramento, che direbbe? E soprattutto che risoluzione avrebbe? Si farebbe cattolico? O rimarrebbe convinto del suo protestantesimo?

Già in tempi di non-coronavirus il Santissimo lo si riceveva come facendo la fila alla posta o come per andare a timbrare il cartellino; oggi – ci dicono – andrebbe distribuito con guanti asettici da sala chirurgica e nosocomio.

Altro che paradosso! Altro che mistero! Altro che sublime! E chissà quanti “Stenone” di oggi rimangono tali senza cambiare la loro vita.

L’uomo per credere ha bisogno anche di vedere, perché l’uomo è anche carne! E pertanto deve anche vedere quanta riverenza, quanto sacro si offre a ciò per cui vale la pena vivere e morire. Ma se ci si dimentica di questa riverenza e di questo sacro, allora nessun uomo davvero intelligente (perché si tratta d’intelligenza!) può capire davvero.

Quella processione del Corpus Domini del lontano 1666, con quella riverenza, e con quella sublime sacralità, fecero sì che la Chiesa e il mondo potessero annoverare un santo in più ed un eretico in meno.

Oggi, invece, con la banalizzazione in atto nelle cose sacre, purtroppo ci ritroviamo tanti santi in meno... e tanti eretici in più!

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