RELIGIONE
Brevi catechesi in tempo di Messe virtuali / 3
dal Numero 21 del 24 maggio 2020
di Fra’ Ambrogio M. Canavesi

La Comunione spirituale può produrre gli stessi effetti della Comunione sacramentale, a seconda delle disposizioni con cui si fa. È dunque una pratica preziosa da riscoprire e di cui è bene servirsi per alimentare la propria vita eucaristica.

In queste brevi catechesi sulla Messa abbiamo colto occasione di parlare del valore della Santa Messa e del modo in cui il fedele vi può partecipare, a partire dalla presente crisi sanitaria, che ha costretto molti fedeli a non poter prendere parte da alcuni mesi alla Celebrazione eucaristica, limitandosi tuttalpiù a seguirla tramite mezzi di comunicazione. Abbiamo qui opportunamente distinto il “prendere parte” alla Santa Messa dal “seguire” la trasmissione di questa, in quanto si tratta di due cose incomparabili tra di loro... tuttavia al presente dobbiamo sfruttare tutte le occasioni che ci vengono date per rimanere attaccati al Signore, anzi per meglio approfondire il legame con Lui.

Che cos’è la Comunione spirituale?

L’impossibilità o la difficoltà a ricevere il Santissimo Sacramento dell’Eucaristia in questi mesi, ha portato all’attenzione di molti il tema della Comunione spirituale, come surrogato o sostituto alla prima. Posto che in alcun modo è proibito al fedele di domandare ai pastori di ricevere la Comunione sacramentale al di fuori della Celebrazione eucaristica, dobbiamo evitare alcuni errori o fraintendimenti circa la Comunione spirituale. Per esempio, nelle discussioni che alcuni anni fa si sono fatte sulla possibilità di concedere la Comunione ai “divorziati risposati”, per molti il consiglio a questi di utilizzare la Comunione spirituale nell’impossibilità di accedere alla Comunione sacramentale era parsa la soluzione per evitare il sacrilegio – inevitabile se si desse la Comunione a chi è in situazione grave di peccato – e al contempo offrire un’opportunità di accedere ai tesori della grazia divina. In realtà tale soluzione ci sembra una soluzione piuttosto compromissoria che non salva la realtà della Comunione spirituale: la Comunione spirituale in senso proprio suppone che la persona sia in stato di grazia e, nell’impossibilità di ricevere la Comunione in questo momento, allora rinnova volontariamente nella sua anima l’unione con Gesù nella grazia santificante. Cioè la Comunione spirituale è un moto amoroso della volontà, con cui desideriamo unirci strettamente a Gesù, così come – per analogia – lo sposo lontano dall’amata può pensare a lei, e così rinnovare e intensificare il suo amore. La Comunione spirituale cioè rinnova l’effetto della Comunione sacramentale – che è proprio l’unione con Cristo – ma entrambe sono possibili solo per chi è in stato di grazia, in quanto è proprio nella grazia santificante che ci viene donata la figliolanza divina.

La Comunione spirituale cioè prevede la Comunione eucaristica ed è normalmente indirizzata ad essa: rinnovare più volte (quanto più è possibile) la Comunione spirituale nel corso della giornata è infatti un ottimo ringraziamento che si fa al Signore per il dono ricevuto nella Comunione sacramentale, un eccellente preparazione per il dono dell’Eucaristia che ci verrà dato il giorno successivo e un impareggiabile possibilità di rinnovare in noi gli effetti della Comunione reale.

Per questo san Leonardo da Porto Maurizio, grande apostolo di questa pratica, poteva dire di essere sicuro che chi pratica con fedeltà e frequenza la Comunione spirituale, è certo di diventare santo. Dobbiamo perciò cercare di evitare di intendere la Comunione spirituale come un qualsiasi moto interiore di ricerca di Dio e di Gesù Cristo: questo è chiaramente possibile anche al peccatore incallito, anche a chi non è in grazia ma in stato di peccato mortale, però tutti questi atti interiori – buoni come disposizione al pentimento – non sono la vera e propria Comunione spirituale.

Come funziona la Comunione spirituale?

Dunque la Comunione spirituale non è ordinariamente un surrogato alla Comunione sacramentale, in quanto essa è basata unicamente sullo sforzo della volontà e non ha la forza e l’efficacia stessa del Sacramento, il quale comunica la grazia di per se stesso, in quanto mezzo di grazia d’istituzione divina. Chi pensasse di poter vivere da buon cattolico senza accostarsi mai alla Mensa eucaristica, sostituendola con mere “Comunioni spirituali” interiori, in realtà non durerebbe a lungo, perché si sarebbe posto volontariamente al di fuori della normale mediazione di grazia, del modo stesso con cui Dio vuole comunicare la grazia agli uomini.

Tuttavia, in situazioni come quelle attuali o di coloro i quali non hanno possibilità di comunicarsi frequentemente, è ovvio che anche questo mezzo è eccellente e anzi, talora, doveroso. Pensiamo a comunità cristiane che, a causa di isolamento o allontanamento dei missionari, si sono trovate anche per secoli senza l’assistenza di sacerdoti (come in Giappone): in questi casi si ammette infatti che esista una “Comunione di desiderio” (detta anche “in voto”), ovvero che il desiderio di ricevere la Comunione conceda la stessa grazia della Comunione sacramentale stessa. In questo caso la Comunione spirituale diviene efficace come quella sacramentale, al pari dei casi in cui il desiderio di essere battezzati ha gli stessi effetti del Battesimo stesso (tranne che per il carattere).

Come può avvenire ciò? Dobbiamo ricordarci che i Sacramenti sono «segni efficaci della grazia istituiti da Gesù Cristo per santificarci», come recitava l’immortale catechismo di san Pio X. Che cosa è un segno? Un segno (per esempio un cartello stradale) è una realtà che indica un’altra realtà: vedendo un cartello stradale noi non siamo tanto interessati alla realtà di quello (un pezzo di lamiera colorato issato su un palo) bensì a ciò che vuole significare, alla curva che ci attende o al pericolo prossimo. Così è per i Sacramenti: vediamo l’acqua del Battesimo, ma ciò che succede quando con questa si attua il lavacro del bambino è in realtà una purificazione spirituale, la purificazione dal peccato originale. Vediamo pane e vino, ma in realtà ciò non vuole indicare un nutrimento corporale ma un nutrimento spirituale. Il caso dell’Eucaristia è comunque un po’ particolare rispetto a tutti gli altri Sacramenti: l’acqua del Battesimo o l’olio della Cresima non divengono qualcos’altro, ma rimangono acqua e olio (seppur sacri e benedetti), ma semplicemente tramite questi segni si indica il particolare modo con cui ci viene comunicata la grazia da parte di Dio, quali siano gli effetti della grazia in noi.

Questo vale anche per l’Eucaristia: l’effetto di grazia dell’Eucaristia, oltre a quello di accrescere la grazia santificante, è quello dell’unione. L’Eucaristia è il sacramento dell’unità, in quanto ci unisce realmente a Gesù Cristo, e tramite Lui a Dio. In questa unione con Gesù Cristo poi si creano vincoli di fratellanza spirituale con i fratelli, e dunque l’unità della Chiesa è fondata proprio sull’Eucaristia: non a caso la Santa Messa si svolge in assemblea, in comunità, proprio per significare come l’Eucaristia sia la fonte di questa unione. Tra la cosa materiale, cioè il pane e il vino, e la grazia, la grazia dell’unione e dell’unità, nel caso dell’Eucaristia vi è qualcosa di particolare: il pane e il vino divengono infatti per le parole del sacerdote, Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo. In termini teologici: tra il segno materiale (sacramentum) e la grazia che ci viene data (res), vi è una realtà intermedia che al contempo è significata e significa qualcosa (res et sacramentum). Ciò vi è in tutti i Sacramenti, ma nel caso dell’Eucaristia questi sono il Corpo e il Sangue di Gesù, i quali al contempo sono significati dal pane e dal vino, ma significano anche l’effetto di grazia nella nostra anima: Gesù si dà in cibo a noi perché entriamo in unione con Lui, perché veniamo a vivere della sua stessa vita divina.

Il Sacramento per eccellenza

Perché era importante sottolineare questo? Per spiegare come di fatto l’effetto di grazia, cioè l’unione con Dio tramite Gesù e l’unione con i fratelli, possa in effetti venire anche senza la Comunione sacramentale... Dio può infatti comunicarci quella grazia anche senza passare per il Sacramento, anche solo guardando il desiderio del nostro cuore di unirci a Lui o tramite una Comunione spirituale ben fatta. Tuttavia gli altri Sacramenti ci comunicano solo la grazia di Cristo, e quindi non vi è differenza tra gli effetti di una Confessione di desiderio e di una sacramentale. L’Eucaristia invece non ci comunica solo la grazia di Cristo ma ci comunica Cristo stesso... questo effetto – quello della realtà del Corpo e del Sangue di Cristo – in alcun modo può essere supplito da qualcos’altro. Chi fa una buona Comunione spirituale si unisce a Cristo nel suo cuore, nel suo amore e nel suo desiderio ma la Comunione con il Corpo e il Sangue di Cristo, realmente presenti nell’Ostia, si può sperimentare solo tramite la Comunione sacramentale.

Speriamo che questo tempo di astinenza e di lontananza da Gesù Sacramentato non sia stato per noi periodo di lontananza e di infreddolimento spirituale, bensì occasione per preparare il nostro cuore, tramite tante e frequenti Comunioni spirituali, alle prossime Comunioni sacramentali... allora quei quindici minuti di presenza reale in noi, troveranno un cuore veramente pronto e ardente per lo Sposo divino delle nostre anime.

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