RELIGIONE
Brevi catechesi in tempo di Messe virtuali / 2
dal Numero 20 del 17 maggio 2020
di Fra’ Ambrogio M. Canavesi

Chi celebra il Sacrificio della Santa Messa? Il solo sacerdote o anche i fedeli? Ha senso partecipare alla Santa Messa senza comunicarsi? Come parteciparvi con frutto e quali grazie sono riservate ai fedeli che vi assistono? Facciamo un po’ di chiarezza su queste importanti questioni.

Abbiamo concluso la scorsa volta che per la celebrazione della Santa Messa non è necessaria in senso assoluto la presenza di un’assemblea e, in casi eccezionali, nemmeno di un ministro che aiuti il sacerdote. Ciò significa che è solo il sacerdote colui dal quale dipende la validità della Santa Messa, ovvero solo lui è il “ministro” del Sacramento, colui che celebra la Santa Messa. Uno degli elementi essenziali di ogni Sacramento è infatti il ministro, senza il quale il Sacramento non è nemmeno possibile: nel caso dell’Eucaristia tale ministro è il sacerdote (il ministro ordinato, appunto). Ciò non significa tuttavia che i fedeli presenti siano solo dei “muti spettatori” ma – ed è cosa ben importante per il nostro tema – dobbiamo comprendere come i fedeli debbano partecipare alla Santa Messa, pur non essendone i ministri. Per fare ciò è necessario però operare qualche distinzione e specificazione.

Sacrificio e Comunione

Una prima questione realmente importante è specificare come la Santa Messa, il Santo Sacrificio dell’altare, non sia esattamente e precisamente la stessa cosa che la Santa Comunione: distinti sono i frutti e il significato della Santa Messa e della Santa Comunione, per quanto evidentemente in un rapporto di continuità e completamento. La Santa Comunione – per quanto sia possibile anche al di fuori della celebrazione liturgica – trova il suo luogo naturale nella Santa Messa, e la partecipazione alla Santa Messa a sua volta si compie perfettamente nella Santa Comunione.

È importante sottolineare ciò perché un’obiezione che potrebbe sorgere alla mente di tutti in questo momento è questa: che senso ha che io segua “virtualmente” una Santa Messa se non posso ricevere poi la Santa Comunione? La questione non è del tutto mal posta in quanto evidentemente la Santa Messa, che porta Gesù sui nostri altari, trova la sua perfezione nella Comunione del sacerdote e dei fedeli, con i quali questi si uniscono realmente al Figlio di Dio e ne ricevono la stessa vita, la vita di grazia. Per questo la Costituzione conciliare sulla liturgia, la Sacrosanctum Concilium, afferma che la Comunione è «la partecipazione perfetta alla Messa» (n. 55). Nella Liturgia della Parola si evoca infatti la voce del divin Maestro, per preparare i cuori all’incontro con Lui, e con la Liturgia eucaristica le parole del sacerdote riportano realmente Gesù sui nostri altari, tramite la Presenza eucaristica.

La Santa Messa è infatti il rinnovamento incruento del Sacrificio di Gesù sulla croce, il rinnovamento della sua Passione e Morte. La Morte di Gesù però è finalizzata a dare a noi la sua vita, a renderci figli di Dio tramite la grazia e l’incorporazione a Lui: con la sua Morte ha vinto la morte, perché noi ne avessimo la vita, ma ciò che è accaduto allora sul Golgota accade anche ora nelle chiese cattoliche, per mezzo della parola dei sacerdoti. Gesù torna a sacrificarsi e morire per noi, per darci la vita, cioè per darsi a noi come nutrimento spirituale, come cibo che ci conforti e rinvigorisca nel cammino di fede. Così come il pio pellicano, spesso evocato come immagine eucaristica, si squarcia il petto per dar il suo sangue come nutrimento per i suoi piccoli, così il Verbo Incarnato si sacrifica per darci il suo Corpo in cibo e il suo Sangue in bevanda.

Tuttavia ciò non significa che la Messa abbia senso e valore solo per la comunione dei fedeli... il Santo Sacrificio della Messa ha un suo significato e valore autonomo già in quanto “sacrificio”, già in quanto offerta immensa che il Figlio di Dio fa di se stesso al Padre celeste per la nostra redenzione dal peccato. Anche se non riceviamo Gesù sacramentato, tuttavia la nostra presenza alla Messa significa la presenza al Sacrificio redentore di Cristo, che sparge sul mondo innumerevoli grazie. Per questo motivo non è strettamente necessario comunicarsi alla Santa Messa quando vi si partecipa, anzi, quando si hanno sulla coscienza peccati mortali, non lo si deve in alcun modo fare, perché altrimenti “si mangerebbe e si berrebbe la propria condanna” secondo le parole di san Paolo. Anche senza la Comunione sacramentale, la Messa ha valore in sé – in quanto sommo atto di adorazione, lode e ringraziamento ed espiazione verso il Padre celeste – e ha valore anche per chi vi partecipa, in quanto partecipa dei benefici effetti della Morte redentrice di Cristo.

La grazia della Santa Messa in quanto Sacrificio


Anzi, a volerla dire tutta, la celebrazione della Santa Messa ha effetti benefici di grazia non solo per chi vi partecipa, ma anche per chi non vi partecipa, per tutto il mondo... grazie di conversione per chi non è cristiano, di redenzione per chi è immerso nel peccato, di avanzamento spirituale, di perdono dei peccati.

Proprio per questo san Pio da Pietrelcina diceva che il mondo potrebbe continuare ad esistere anche senza il sole, ma non potrebbe continuare ad esistere senza la Santa Messa: la Santa Messa è ciò che sostiene il mondo, in quanto ha la potenza di colmare tutti i misfatti umani di fronte a Dio, mostrandogli i meriti della Passione e Morte di Gesù. Per questo a tutti è consigliato di prendere parte alla Santa Messa, anche qualora non si possano comunicare. Tanto più adesso, quando per l’impossibilità di comunicarsi non si è responsabili, è buona cosa seguire – anche in maniera “virtuale” – la celebrazione del Santo Sacrificio della Messa. Se infatti gli effetti benefici della Santa Messa si trasmettono a tutto il mondo e a tutti gli uomini, tanto più tali effetti saranno potenti e significativi per chi ne è consapevole e si sforza di fare del suo meglio per riceverli, preparandosi a dovere. La Messa infatti spande grazie su tutti, su tutto il mondo, ma non tutti vogliono riceverle e non tutti sono pronti a riceverle.

I teologi sono soliti distinguere quattro frutti della Santa Messa. Tralasciamo il frutto “ministeriale”, ovvero quello destinato in particolare a colui per il quale viene offerta la Santa Messa, e il frutto “specialissimo”, cioè quello che è destinato unicamente al sacerdote celebrante. Coloro che partecipano alla Santa Messa realmente attingono quel frutto che viene detto “speciale”, mentre a tutti gli altri è destinato solo il frutto “generale”, con cui si indica che la potenza della Santa Messa raggiunge tutti, persino le anime del Purgatorio. Ovviamente coloro che non partecipano personalmente alla Messa – come coloro che seguono via internet o televisione – non possono ricevere il “frutto speciale”, come coloro che vi partecipano realmente. Essi attingono il frutto “generale” ma – non potendo fare altrimenti – certamente lo zelo e la gratuità del loro atto è un gesto ben gradito al Signore, che attira su di loro benedizioni e grazie, oltre a renderli in grado di riceverle con più attenzione.

Sacrificio e offerta

Ciò non è ancora sufficiente. Da una parte possiamo dire che all’impossibilità di accedere alla Comunione eucaristica si può in qualche modo ovviare tramite la Comunione spirituale, ma di ciò parleremo la prossima volta. Dall’altra bisogna spendere qualche parola per cercare di spiegare come i fedeli debbano partecipare allo stesso Santo Sacrificio della Messa.

Il Concilio di Trento ha definito come la Santa Messa non sia soltanto un atto conviviale di preghiera sul modello dell’Ultima Cena e nemmeno un ambiguo “sacrificio di lode” – come proponevano alcuni protestanti – bensì sia un sacrificio vero e proprio. Un sacrificio è un atto di culto pubblico con il quale si offre a Dio una vittima – la quale deve essere uccisa o distrutta – per testimoniare la propria sottomissione a Lui e il fatto che riconosciamo che Lui è Signore e Padrone di tutto. Elemento importante in ogni sacrificio di qualsiasi religione è il ministro sacrificatore: colui che celebra un sacrificio deve essere un ministro ufficiale, che lo possa offrire a nome di tutti.

Ciò avviene anche nel Sacrificio della Santa Messa dove non tutti possono essere i sacrificatori, ma solo uno lo può essere: il sacerdote, che nel nome e con il potere di Gesù Cristo, torna ad offrire al Padre il Corpo e il Sangue del divin Figlio morto sulla Croce. Il Sacrificio è dunque compiuto solo dal sacerdote ordinato, perché solo Lui ha ricevuto, tramite l’Ordine sacro, una speciale somiglianza a Cristo Sommo Sacerdote. La Santa Messa non è infatti un qualsiasi sacrificio, ma è lo stesso e medesimo Sacrificio della Croce  e pertanto il ministro sacrificatore deve poter “agire nella persona di Cristo”, il che è possibile solo tramite l’Ordine sacerdotale. Pertanto il Sacrificio è affare solo del sacerdote e non può essere compiuto dai fedeli laici, i quali possono solo accompagnare con la preghiera l’atto del Sacrificio da parte del ministro ordinato.

Tuttavia la Santa Messa non è solo il sacrificio, che si compie durante la Preghiera eucaristica o Canone, ma è anche offerta: Gesù si offre al Padre per l’espiazione dei peccati dell’umanità e per la salvezza delle anime degli uomini. Questo atto di “offerta” od “oblazione” però non è una prerogativa del sacerdote ma è un dovere anche di tutti i fedeli, che devono partecipare a questa offerta. La Costituzione dogmatica Lumen gentium del Concilio Vaticano II mentre afferma che solo «il sacerdote ministeriale, con la potestà sacra di cui è investito, compie il sacrificio eucaristico nel ruolo di Cristo e lo offre a Dio a nome di tutto il popolo», tuttavia sottolinea come anche i fedeli «concorrono all’offerta dell’Eucaristia» (n. 11).

Dunque se il Sacrificio eucaristico è riservato al sacerdote, non lo è l’offerta di Gesù come vittima, alla quale concorrono anche i fedeli, in virtù del loro “sacerdozio comune”. Ciò è realmente importante perché indica come devono partecipare i fedeli alla Santa Messa. La “partecipazione attiva” alla Santa Messa, raccomandata da diversi pontefici a partire da Pio X, non significa infatti che i fedeli debbano per forza cantare, leggere le letture all’ambone, servire all’altare o, addirittura, ritagliarsi qualche spazio di protagonismo nella Liturgia. Significa invece che devono essere consapevoli di partecipare all’offerta del Corpo e del Sangue di Cristo.

Ma come avviene questo? È la stessa Lumen gentium che spiega: «Partecipando al sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana, offrono a Dio la vittima divina e se stessi con essa» (n. 11). La partecipazione all’offerta non è altro che l’offerta di se stessi, cioè dei propri sacrifici, delle proprie preghiere, delle proprie azioni e quindi di tutta la propria vita, per lo stesso motivo per cui Cristo ha offerto la sua vita, cioè per il perdono dei peccati, la salvezza degli uomini e la gloria di Dio. In tal modo i fedeli scoprono la magnifica realtà del Corpo mistico di Cristo, ovvero che essi, tramite il Battesimo, sono membra di Cristo, e così come Cristo si è offerto, anche essi si devono offrire a Dio.

Tale bellissima realtà è la partecipazione più autentica e “attiva” alla Santa Messa, come descritta dalle parole di san Gregorio Magno: «Allora Gesù sarà veramente ostia per te, quando tu diventerai ostia con Lui».

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