APOLOGETICA
Cosa c’è dietro l’allarmismo climatico?
dal Numero 44 del 10 novembre 2019
di Corrado Gnerre

L’emergenza climatica pare un nuovo mezzo per raggiungere un vecchio scopo: trasformare l’intero pianeta in una realtà sociale uniforme, economicamente e politicamente ben governabile, che livelli e cancelli ogni differenza di natura, tradizione, pensiero e fede.

Molti di voi si chiederanno: perché – improvvisamente – non si fa altro che parlare di emergenza ambientale? Vi rispondiamo: perché evidentemente adesso serve l’emergenza climatica.
Ovviamente non abbiamo competenza, ma ci basta la nostra semplicità per capire che bisogna prima di tutto distinguere tra micro e macro inquinamento. Il micro inquinamento nessuna persona di buon senso lo può negare. Basterebbe fare un giro presso i fiumi delle nostre città per accorgersene. Oppure vedere le cappe di smog che avvolgono certe metropoli. Altra cosa, però, è il macro inquinamento, ovvero che l’uomo possa causare e aver causato significativi e planetari cambiamenti climatici. Su questo non ci convincono, perché, anche se non siamo specialisti nel campo, conosciamo qualcosa di Storia e sappiamo – per esempio – che nel XIII secolo vi fu un tale innalzamento della temperatura che addirittura in Inghilterra si faceva il vino... sulla cui qualità non diamo alcuna garanzia. Così, di converso, il XVII secolo fu molto freddo. Ora, dinanzi a queste cose che sono fatti oggettivi si capisce che il clima cambia naturalmente e che i cambiamenti delle temperature su lunghi periodi sono del tutto fisiologici.
Detto questo, rimane allora la domanda fondamentale: a cosa serve questo allarmismo ambientalista? Vi offriamo questa lettura. A noi sembra credibile. Giudicate voi.
Il “sogno” di trasformare l’intero pianeta in una realtà unica, governata da un sistema unico (governo mondiale), è sempre stato un “sogno” fondamentale per la rivoluzione progressista. Per due motivi. Il primo di carattere più spiccatamente pratico, il secondo più filosofico. Il primo riguarda l’economia, ovvero la possibilità di concentrare sempre più in poche mani (e in poche menti) le leve del sistema finanziario. Il secondo riguarda la concezione dell’uomo, cioè portare a compimento quel processo di smarcamento dell’uomo da Dio (dalla Verità metafisicamente intesa), iniziatosi con il periodo umanistico-rinascimentale. In che modo? Facendo sì che l’uomo si senta “cittadino del mondo” (cosmopolitismo) per annullare qualsiasi limite e qualsiasi vincolo, naturale, politico e morale. Insomma, si tratta del compimento della rivoluzione gnostica.
Tale processo avrebbe potuto ancora attendere, ma qualcosa è accaduto. È accaduto ciò che non si pensava potesse accadere, o che almeno potesse accadere nelle proporzioni con cui è accaduto, ovvero l’insorgenza dei cosiddetti “sovranismi”, i quali, al di là delle singole caratteristiche più o meno accentuate, costituiscono e potranno costituire un ostacolo notevole al progetto di cui sopra. Da qui l’esigenza di arginare al più presto tale rigurgito, da qui anche l’utilità di generare una paura che faccia capire alle masse che non è più tempo di “chiudersi”, che non è più tempo di pensare ai confini, che non è più il tempo di pensare ognuno alla propria “casa”, bensì che esiste solo una “casa comune”; che le proprie singole dimore territoriali sono illusioni, perché ci sarebbe un nemico più grande che sovrasterebbe tutto.
Il concetto di “casa comune”... che sempre più sentiremo citare a manca... ma forse anche a destra!