RELIGIONE
San J. H. Newman e l’inganno della religione del mondo
dal Numero 40 del 13 ottobre 2019
di Fra’ Pietro Pio M. Pedalino

Anche questo novello santo ha parlato dell’affermarsi di una “religione naturale” il cui Credo abbandonerà un intero lato del Vangelo, trattenendone solo gli aspetti più graditi alla sensibilità dominante. In parte simile al Cristianesimo, sarà in realtà la sua più acerrima nemica.

Papa Francesco ha annunciato che il cardinale John Henry Newman sarà proclamato santo questo 13 ottobre. Newman (1801-1890), tra i massimi teologi inglesi del XIX secolo, si convertì al Cattolicesimo, diventano cardinale nel 1879. L’attualità di questa figura è straordinaria sotto più punti di vista. Consideriamone in questo articolo uno dei più affascinanti.
Durante l’Avvento del 1835 (quindi prima della conversione che avverrà dieci anni dopo) John Henry Newman predicò nella Chiesa Universitaria di St. Mary a Oxford un ciclo di omelie o letture su The Patristical idea of Antichrist, le quali furono poi raccolte e pubblicate nel Tract 83 (1).
Nella prima lettura sul “tempo dell’Anticristo” il giovane Cappellano universitario descriveva con una impressionante chiaroveggenza i segni indicanti, se non l’ingresso finale, almeno la prossimità dell’avvento dell’“uomo dell’iniquità”: apostasia, neutralizzazione e riduzione della Fede cristiana a fatto della coscienza individuale, oblio e negazione della Verità, lotta all’autorità, alla rilevanza pubblica e alla dislocazione spaziale della Chiesa, rinuncia ad educare i giovani al Cristianesimo, equiparazione di ogni culto, tirannia della decisione democratica, spiritualismo, costituzione di una “confederazione del male” operante in tutto il mondo e, all’interno di questa destrutturazione dell’ordine antico, la finale tentazione di Satana per ogni individuo.
Qui di seguito un passo particolarmente rilevante e attuale dell’antica omelia.
«Il nemico di Cristo e della Sua Chiesa sorgerà da uno speciale allontanamento da Dio? E non c’è alcuna ragione di ritenere che questa apostasia si stia gradualmente preparando, realizzando, accelerando proprio in questi nostri giorni? In questo stesso momento, pressoché ovunque, in tutto il mondo, qui e là, in questo o quel luogo, più o meno alla luce del sole, ma comunque in maniera visibile e terribile in tutte le sue parti civilizzate e potenti non si compie infatti il tentativo di agire senza la Religione? Non si sta diffondendo la risaputa e montante opinione secondo cui una nazione non ha alcunché a che fare con la Religione? Che la Religione è semplicemente una questione della coscienza individuale di ogni uomo? Il che equivale del tutto ad affermare che siamo autorizzati a far venir meno la Verità dalla terra senza tentare di conservarla in essa e su di essa per il tempo che verrà dopo di noi.
Non c’è forse in tutti i paesi un movimento vigoroso e compatto il cui scopo è quello di abbattere la Chiesa di Cristo, di toglierla di mezzo dal potere e dallo spazio? Non si tenta con frenesia e costante dedizione di negare la necessità della Religione nella vita pubblica? [...]. Non si assiste al tentativo di educare senza la Religione e, che è la stessa cosa, mettere tutte le religioni sullo stesso piano? Al tentativo di imporre la temperanza, e le virtù che da essa fluiscono, senza la Religione, per mezzo di Società edificate su meri principi di utilità? Al tentativo di fare dell’opportunità, e non della verità, il fine e la regola degli interventi dello Stato e delle applicazioni del diritto? Al tentativo di porre i numeri e non la verità a fondamento della decisione di far salva o meno quella o questa dottrina, come se noi avessimo qualche motivo, qualunque cosa affermi la Scrittura, per ritenere che la maggioranza avrà ragione e la minoranza torto? Al tentativo di privare la Bibbia del suo unico significato che tutti gli altri esclude, per fare pensare al popolo che ci può essere un centinaio di significati egualmente buoni, o, in altre parole, che essa non ha alcun significato, che è lettera morta, e può essere messa da parte? Al tentativo di soppiantare completamente la religione in quanto è esterna e oggettiva, in quanto è esposta in decreti o può essere espressa in parole scritte? Al tentativo di relegarla nell’ambito dei nostri sentimenti interiori, e, di fatto, se si considera quanto siano labili, evanescenti i nostri sentimenti, di distruggere la Religione?
C’è sicuramente ai nostri giorni una confederazione del male, che arruola le proprie milizie in tutte le parti del mondo, che si organizza, prende provvedimenti, avvolge la Chiesa di Cristo come in una rete e prepara la via a un’apostasia generale da essa. Se sarà questa apostasia a dare i natali all’Anticristo o se il suo avvento sarà ancora ritardato, com’è stato ritardato così lungamente, non possiamo saperlo. In ogni caso questa apostasia, tutti i suoi segni e i suoi mezzi, sono da ricondurre al Maligno e sanno di morte.
Lungi da noi l’essere tra quelle persone semplici che rimangono irretite nella trappola che ci circonda! Lungi da noi l’essere sedotti dalle belle promesse nelle quali Satana è certo di avere celato il suo veleno! Pensi che egli nella sua potenza sia tanto sprovveduto da chiederti apertamente e direttamente di unirti a lui nella sua guerra contro la verità? Non è così. Egli ti offre le esche per tentarti. Ti promette la libertà civile, ti promette l’eguaglianza. Ti promette commerci e ricchezze. Ti promette la remissione delle tasse. Ti promette le riforme. È questo il modo in cui ti nasconde il tipo di lavoro al quale ti sta iniziando. Ti tenta convincendoti a opporti ai tuoi governanti e ai tuoi superiori. Egli fa lo stesso e ti induce a imitarlo. Oppure ti promette illuminazione. Ti offre conoscenza, scienza, filosofia, allargamento di vedute. Si prende gioco del passato, di ogni istituzione che lo veneri. Ti suggerisce che cosa dire, e poi ti ascolta, e ti elogia e ti incoraggia. Ti invita a salire. Ti mostra come divenire simile agli dèi. E poi ride e si prende gioco di te, diviene tuo intimo. Ti prende per mano e mette le sue dita tra le tue dita, le tiene strette, e tu sei suo».
Tre anni prima, il 26 agosto 1832 – all’età di solo 31 anni e all’inizio del Movimento di Oxford – l’intraprendente John Henry tenne un sermone su “La religione del giorno” intendendo con questo termine una religione fatta dagli uomini, costruita con elementi cristiani graditi alla sensibilità del momento ma ignorando altri che appaiono poco utili o in contrasto con il pensiero dominante. Verso siffatta versione falsata di cristianesimo, Newman usa parole chiare di condanna: «Il mondo costruì, con l’aiuto dei filosofi del giorno, una contro-religione, in parte simile al cristianesimo, ma in realtà sua acerrima nemica [...]. [Essa] ha scelto del Vangelo il suo lato più sereno: l’annuncio della consolazione, i precetti di reciproco amore. Rimangono così relativamente dimenticati gli aspetti più oscuri e più profondi della condizione e delle prospettive dell’uomo. È la religione naturale in un’epoca civile, e Satana l’ha accortamente ornata e perfezionata fino a farne un idolo della verità. Via via che la ragione prospera, via via che il gusto si forma e si raffinano gli affetti e i sentimenti, sarà inevitabile che alla superficie della società si diffonda, del tutto indipendentemente dall’influenza della rivelazione, un costume generale di onestà e di benevolenza.
[Essa] abbandona un intero lato del Vangelo, cioè il suo carattere austero e ritiene basti essere benevoli, cortesi, candidi, corretti nella condotta, delicati, e che non include il vero timor di Dio, nessun vero zelo per il Suo servizio, nessun odio profondo del peccato, non l’adesione fervida alla verità dottrinale, nessuna speciale sensibilità intorno ai singoli mezzi adatti a raggiungere i fini, purché siano buoni i fini, nessuna lealtà di sudditanza alla Santa Chiesa apostolica di cui parla il Credo, nessun senso dell’autorità della religione se non all’interno della mente: in una parola, una dottrina che non ha serietà, e perciò non è calda né fredda, ma (secondo la parola della Scrittura) è semplicemente tiepida.
[Così facendo] non abbiamo agito spinti dall’amore della verità, bensì sotto l’influsso dei tempi [...]. [Gli uomini così] hanno sacrificato la verità ai vantaggi. [Pensano che] non occorra spaventarci, che Dio è un Dio di misericordia, che basta emendarsi per cancellare le trasgressioni, che il mondo, tutto sommato, è ben disposto verso la religione, che non è bene eccedere nella serietà, che in tema di natura umana non si debbono avere idee ristrette. Ecco dunque il credo degli uomini che non hanno alcun pensiero profondo [...]».
Ma invece – chiosava Newman – le cose stanno in modo ben diverso...
«Il timor di Dio è il principio della sapienza, fino a quando non vedrete Dio come un fuoco consumatore, e non vi avvicinerete a Lui con riverenza e con santo timore, per il motivo di essere peccatori, non potrete dire di essere nemmeno in vista della porta stretta. Il timore e l’amore devono andare insieme; seguitate a temere, seguitate ad amare fino all’ultimo giorno della vostra vita [...]. La vostra conoscenza delle colpe aumenterà con l’aumentare della visione della misericordia di Dio nel Cristo.
È questa la vera condizione cristiana e la massima somiglianza alla calma del Cristo e al suo placido sonno durante la tempesta cui sia possibile giungere; non saranno la perfetta gioia e la perfetta certezza che appartengono al cielo, ma una profonda rassegnazione alla volontà di Dio, un abbandono di noi stessi, corpo e anima, a Lui; senza dubbio nella speranza di essere salvi, ma fissando gli occhi più su Lui che su noi stessi, vale a dire, agendo per la Sua gloria, cercando di compiacerlo, dedicandoci a Lui con virile ubbidienza e intensità di buone opere»(2).  


NOTE
1) Consultabile in: J. H. Newman, Discours and Arguments on Various Objects, vol. II, Longmans Green, London 1907.
2) Il testo inglese originale del sermone, The Religion of the Day, è apparso nel volume: J. H. Newman, Parochial and Plain Sermons, vol. I, Westminster 1966, pp. 309-324. L’intero sermone è stato tradotto in italiano e pubblicato nel libro: J. H. Newman, La mente e il cuore di un grande, Modena 1961, pp. 212-232. Abbiamo seguito questa traduzione.