RELIGIONE
Un solo Dio: tre Persone
dal Numero 24 del 16 giugno 2019
di Fra’ Ambrogio M. Canavesi

Manifestato dalla missione del Figlio di Dio in questo mondo, il mistero della Trinità è dichiarato da Gesù con parole solenni (cf. Mt 28,19). Ora l’uomo è chiamato non solo a confessare l’unità di Dio, abiurando il politeismo, ma anche ad adorare la Trinità delle persone nell’unità dell’essenza. Non è perciò possibile, in nome di un malinteso pluralismo, privare il Dio cristiano del suo Volto Trinitario.

Nel diffuso clima di dialogo interreligioso si è soliti dire che le tre grandi religioni monoteiste – cristianesimo, ebraismo e islam – adorano e credono nello stesso Dio. Tale affermazione poi spesso serve anche per giustificare iniziative di preghiere comuni o di inviti, che vanno bene al di là del lecito e dell’opportuno. In questi ultimi mesi ad esempio sono cresciuti a dismisura gli inviti a capi religiosi musulmani in eventi ufficiali se non addirittura in celebrazioni liturgiche nelle chiese cattoliche. Proprio per questo è necessaria una puntualizzazione e una spiegazione un po’ più approfondita dell’affermazione secondo cui le tre religioni monoteiste credono e adorano lo stesso Dio. Affermazione che ha certo una parte di verità ma che è anche una semplificazione che, come tutte le semplificazioni, rischia di diventare pericolosa nelle mani inaccorte di chi più che guardare alla verità intende piuttosto strumentalizzarla e usarla per i propri fini.


Lo stesso Dio o un unico Dio?

È effettivamente vero che la Chiesa dal Concilio Vaticano II in poi ha fatto propria la strategia del dialogo interreligioso – per quanto non l’abbia mai considerata un sostituto all’evangelizzazione e alla conversione (cf. Redemptoris Missio, n. 55) – e in tal senso abbia a più riprese adottato il sistema di «cercare ciò che ci unisce piuttosto che ciò che ci divide» (Giovanni XXIII). La breve dichiarazione Nostrae aetate del Concilio Vaticano II in questo senso è paradigmatica, in quanto già mostra l’ansia della Chiesa di evitare gli scontri e i conflitti tra religioni e instaurare un reciproco confronto fatto di stima, basato sul profondo valore umano che ogni religione dimostra. Dall’altra parte questo non è da intendersi come un riconoscimento della positività dell’esistenza di varie religioni – il che è certo una prova che molti uomini sbagliano circa questo aspetto fondamentale – e nemmeno come una messa tra parentesi dell’unicità salvifica di Cristo e della Chiesa. È vero però che nella necessaria sinteticità del documento e nell’ansia di trovare aspetti positivi e condivisibili nelle altre religioni, tale dichiarazione apre la strada a possibili interpretazioni e sviluppi errati, il che si rende piuttosto evidente quando si tratta del rapporto con i due grandi monoteismi che si contrappongono al cristianesimo, ovvero l’islam e l’ebraismo.
Lasciamo da parte l’ebraismo e concentriamoci sull’islam, del quale la stessa dichiarazione afferma: «La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini». Le medesime parole in un altro contesto, ritornano anche in Lumen gentium: «Il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in particolare i musulmani, i quali, professando di avere la fede in Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giorno finale».
La questione è delicata in quanto i testi sembrano affermare che i musulmani adorano lo stesso Dio dei cristiani – «il Dio unico» – mentre come sappiamo ben diversa è la concezione del Dio uno e trino della nostra Religione dall’islamico Allah, e quindi sembra difficile stabilire questa equivalenza. In realtà molti hanno indebitamente stabilito che questo Dio unico che gli islamici adorano, sia “lo stesso” Dio dei cristiani, cosa che in realtà il Concilio non afferma minimamente: dire che si crede nell’unico Dio non significa affermare che si crede nello stesso Dio. Il discorso merita però un approfondimento per chiarire questo aspetto che tanto ha a che vedere con i dogmi e i misteri centrali della nostra Fede, cioè l’Unità e la Trinità di Dio e, di conseguenza, anche l’Incarnazione del Verbo.


Le religioni e l’unica vera Religione

Non si può negare che, umanamente parlando, ogni forma di religione – per quanto in sé falsa – rappresenti un nobile tentativo umano di rispondere alle domande fondamentali sulla propria esistenza e di mettersi in contatto con quell’assoluto e quel divino che si percepisce spontaneamente come origine del mondo e come fine della propria esistenza. Ancor più non si può negare che le religioni monoteiste abbiano un valore ancor più significativo in quanto in esse il concetto di un Dio Creatore a cui si giunge è più sublime e spirituale, arrivando inoltre a comprendere che, per necessità razionale, Dio non può che essere unico altrimenti non sarebbe Dio.
L’apprezzamento che si può dare a questi tentativi umani è però da considerarsi piuttosto “in astratto” che “in concreto”. Se infatti Dio avesse lasciato l’uomo alle sue forze naturali senza venirgli incontro, tutti questi tentativi umani di giungere a Dio, dando un senso alla propria vita, sarebbero validi e positivi. In realtà però Dio si è fatto incontro all’uomo effettivamente e ha rivelato a lui la sua natura intima – l’essere Uno e Trino – e ha fatto sì che il Rivelatore ultimo e definitivo fosse il suo stesso Figlio. Da quel momento in poi evidentemente il tentativo umano di ricercare e trovare Dio si deve incontrare e fare i conti con questa Rivelazione divina, nel senso che gli uomini nella loro ricerca di Dio, qualora venissero a contatto con la Rivelazione cristiana, sono tenuti a interrogarsi sulla veridicità di essa e scoprire in essa tutto ciò che completa la loro ansia.


Cristianesimo e islam

Per non deviare il discorso dobbiamo però proprio ragionare su questo “piano concreto”, cioè la realtà dell’avvenuta rivelazione di Dio, e al contempo ammettere che si possa a volte parlare “in senso astratto”, cioè astraendo dall’avvenuta Rivelazione definitiva e dall’effettivo contenuto della Rivelazione, per porsi su un piano meramente umano e razionale. Astrattamente perciò si potrebbe dire che i monoteismi condividono la fede nell’unico Dio, in quanto si rivolgono tutti e tre a un essere trascendente a cui si riconosce il carattere della divinità e tutte le proprietà conseguenti.
Tuttavia in concreto non si può pensare – a meno di ridurre il Cristianesimo a uno sforzo umano tra gli altri – che questi siano mezzi differenti o elaborazioni umane che giungono però al medesimo fine, cosicché essere cristiano, ebreo o musulmano non conterebbe molto in quanto per tutte e tre le vie si può adorare l’unico Dio. La questione si fa ancor più chiara se si pensa poi che non solo il Cristianesimo pretende di essere una religione rivelata ma anche l’islam e l’ebraismo lo sostengono: tutti e tre i monoteismi rivendicano, in altre parole, la loro unicità e la loro veridicità determinata dal fatto che Dio ha consegnato a loro una rivelazione ultima e definitiva e, in tal modo, necessariamente escludono l’altra.
Se guardiamo in particolare all’islam – perché il rapporto tra rivelazione cristiana ed ebraica è più complesso – poi pare evidente che questa religione si presenti come una rivelazione alternativa e in concorrenza con quella cristiana, che cerca esplicitamente di correggere in vari punti, soprattutto sulla divinità di Gesù e sulla Trinità Santissima. Sono a proposito chiarissime alcune sure del Corano, come la 4: «O gente del Libro, non siate eccessivi  nella vostra religione e non dite di Dio se non la verità: che il messia Gesù figlio di Maria è un messaggero di Dio, una sua parola che Egli ha posto dentro Maria, uno Spirito proveniente da Lui. Credete in Dio e nei suoi messaggeri e non dite “tre”. Smettetela! È meglio per voi, poiché Dio è Uno – sia lode a Lui! – e non ha figli».


Incomprensione islamica della Trinità

Per il Corano infatti il dogma della Santissima Trinità è da considerarsi una blasfemia in quanto negherebbe l’unità di Dio – uno dei suoi supremi attributi – e pretenderebbe di introdurre poi nel parlare di Dio anche categorie umane come la figliolanza, la paternità e la generazione. In altre parole per i musulmani i cristiani non sarebbero veramente monoteisti ma crederebbero in tre dèi, in quanto per l’islam è impossibile pensare che vi siano tre persone divine: l’essere Uno per la teologia islamica esclude del tutto la trinità di persone. Va detto però che i maggiori studiosi dell’islam ammettono che Maometto non sembra aver conosciuto la reale versione cristiana del dogma della Santissima Trinità, ma piuttosto quella di qualche deviazione ereticale presente in Arabia, come quella di una setta di Apamea di tendenza nestoriana che professava effettivamente l’esistenza di tre dèi.
Addirittura in una sura del Corano il dogma della Trinità viene descritto in maniera totalmente distorta, affermando che la terza persona della divina Triade, accanto al Padre e al Figlio, sarebbe Maria Santissima: «Ed ecco, Dio dirà: “O Gesù figlio di Maria! Hai detto tu agli uomini: Adorate me e mia madre come dei in deroga di Dio?”» (sura 5). Maometto non comprese mai dunque il dogma della Santissima Trinità nella sua purezza e veridicità, né mai venne a sapere che tutti i grandi Padri e teologi avevano gettato ben lontano dal Cristianesimo l’accusa di adorare tre divinità, mostrando invece, con una progressiva opera di rischiaramento teologico, di adorare tre Persone divine che non infrangono l’unicità di Dio ma anzi la realizzano. Proprio per questo per gran parte del Medioevo l’islam piuttosto che un’altra religione era ritenuta una deviazione ereticale cristiana in senso “monistico”, ovvero che errava non considerando la trinità di persone.
Oggi però tra i grandi studiosi dell’islam e i teologi cattolici che si sono confrontati sinceramente con la teologia islamica nessuno sostiene più che l’islam possa essere considerata una mera deviazione ereticale, ma tutti ammettono che si tratti di una vera e propria religione diversa, sia quanto alla fonte della rivelazione (il Corano) che quanto ai contenuti fondamentali, sia relativamente all’atto della fede che a quanto il modo e il significato della preghiera.


L’unicità di Allah, l’Unità e la Trinità di Dio

Dunque, prima di affermare con faciloneria che cristiani e musulmani credono e adorano lo stesso Dio, bisognerebbe aver chiare almeno due cose. La prima è che il Dio cristiano non è l’Allah islamico: il Dio della religione maomettana è certo unico come per i cristiani, ma di un’unicità rigida e integrale, che non ammette la possibilità che vi siano un Padre, un Figlio e uno Spirito Santo. Il Dio islamico è certo creatore e sovrano assoluto dell’Universo – come per i cristiani – ma lo è in maniera del tutto trascendente: Dio non ha alcuna relazione con le sue creature e la sua trascendenza è talmente totale che va al di là dello stesso ordine e della razionalità del mondo. Perciò l’uomo non è in alcun modo chiamato a conoscere Dio ma solo a sottomettersi e ad abbandonarsi a Lui: islam, non a caso, significa “sottomissione” o “abbandono”. L’uomo non può conoscere Dio perché nessun concetto umano può in alcun modo descrivere Dio, del quale basta sapere che è Dio e che non v’è altro Dio che Dio. La stessa “rivelazione divina” islamica – il Corano – non intende rivelare qualcosa su Dio e gli attributi che Allah rivolge a se stesso, non descrivono la sua essenza ma semplicemente enfatizzano la sua superiorità, davanti a cui l’uomo deve prostrarsi. In ogni caso in un’unicità e in una trascendenza così rigida e assoluta la Trinità non solo è sconosciuta, ma esplicitamente negata in quanto del tutto impossibile. Anzi la fede nel Dio Uno e Trino è addirittura blasfema perché intacca l’unica cosa che si possa dire di Dio, cioè che Allah è l’Unico. Così in ogni atto di fede e di adorazione islamica si può dire che sia implicita la negazione della Trinità cristiana.
Per noi cristiani invece l’Unità di Dio – il fatto che esiste un unico Dio – non esclude la Trinità delle persone, in quanto l’unica essenza divina esiste realmente in tre Persone che sono in rapporto tra di loro non come sostanze separate – il che ne farebbe tre dèi – ma come “relazioni sussistenti”, ovvero come Padre, Figlio e Spirito Santo. Tutte e tre sono Dio e quindi sono completamente uguali tra di loro tranne che nella loro relazione reciproca, cioè nell’essere Padre, Figlio e Spirito Santo. Allo stesso tempo non esiste una sostanza divina separata da loro – il che comporterebbe una quarta persona – ma la divinità è esistente solo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. L’argomento è certamente complicato e difficile da comprendere ma lo è proprio perché si tratta di un “mistero”, ovvero di una verità inaccessibile alla semplice ragione e a cui i cristiani credono solo e unicamente perché Dio, tramite Gesù Cristo, lo ha rivelato loro. La Rivelazione cristiana, che trova la pienezza nel Verbo Incarnato, così, a differenza di quella islamica, è tale proprio perché vuole soprattutto rivelarci i misteri della vita intima e dell’essenza di Dio, nella misura in cui sono conoscibili all’uomo. In tal modo al cristiano non è chiesto di credere e pregare meramente a un Dio unico, del tutto sconosciuto nella sua essenza, ma a un Dio che si è rivelato come Padre, Figlio e Spirito Santo.


Preghiera islamica e preghiera cristiana

Il secondo aspetto da tenere presente deriva dal primo. L’assoluta trascendenza del Dio islamico impedisce uno dei punti fondamentali della concezione cristiana dell’uomo: secondo la Genesi infatti l’uomo è stato creato «a immagine e somiglianza» di Dio, il che significa che, grazie alla sua natura spirituale, è in grado di mettersi in contatto con Dio – per così dire – “da spirito a Spirito”. Nella pratica significa che siamo in grado con la nostra intelligenza di conoscere Dio, e ricambiare l’amore con cui ci ha amato attraverso la nostra volontà. Niente di tutto ciò nell’islam, dove la trascendenza e l’assoluta alterità di Dio impedisce di parlare dell’uomo come “a immagine e somiglianza di Dio”. L’uomo è la creatura che deve sottomettersi al Creatore in un gesto cieco di sottomissione e abbandono fiducioso alla volontà di questo essere misterioso che non si può conoscere, ma di cui si percepisce l’assoluta superiorità. Allah trascende così la razionalità stessa che non si sottomette nemmeno al principio di non contraddizione: Dio può contraddirsi e negare ciò che ha già detto, come spesso avviene nel Corano, proprio perché nulla lo può ostacolare. L’uomo è chiamato a sottomettersi anche a questi repentini cambiamenti della legge e della volontà divina. Un tale rapporto tra Allah e l’uomo è quello appunto di una totale sottomissione, e in tale sottomissione-abbandono si realizza anche la preghiera islamica, che non vuole altro che compiere il dovere di adorare la trascendenza divina senza alcuna pretesa di conoscenza e di amore: la preghiera è la dimostrazione dell’inferiorità umana davanti a questo essere misterioso e sublime.
Ben diversa è la preghiera cristiana nella quale la conoscenza ha un ruolo fondamentale, in quanto la preghiera consegue in qualche modo alla fede: la conoscenza della grandezza di Dio e della sua vita intima ci porta a rivolgere il nostro intelletto a Lui e tributargli quello che san Paolo chiama il «culto razionale» (Rm 12,1). Soprattutto però il dovere della preghiera non rimane una mera dimostrazione di inferiorità e sottomissione dell’uomo a Dio ma si tinge di una tonalità affettiva e amorosa, in quanto la preghiera cristiana deve essere innanzitutto un’esigenza e una dimostrazione di amore verso il Padre celeste. Il cristiano infatti non è meramente un suddito e uno soggetto a Dio ma, con il dono della grazia soprannaturale nel Battesimo, diviene suo vero figlio e tramite questa figliolanza può pregarlo realmente come suo padre.


La preghiera cristiana: amore per Amore

Dunque non solo cristiani e musulmani non pregano lo stesso Dio ma anche la preghiera ha un significato ben diverso: per questo non si può affermare che cristiani e musulmani pregano lo stesso Dio, ma caso mai che pregano entrambi l’unico Dio. Anche quest’ultima frase va presa però in “senso astratto” in quanto se ciò è assolutamente vero per il cristiano lo è con qualche virgoletta per il musulmano. Questi ha infatti coscienza e volontà di pregare per l’unico Dio ma, concretamente, egli sta realmente pregando l’unico Dio esistente – che è quello Uno e Trino della religione cristiana – solo se non esclude esplicitamente l’esistenza delle tre Persone divine. Siamo nel caso cioè della “ignoranza invincibile” o, più semplicemente, della “buona fede”: in altre parole è il caso del pio musulmano che non ha conosciuto sufficientemente la Religione cristiana – e quindi non ha l’obbligo di abbracciarla – e che per compiere un dovere religioso si mette a pregare “Allah” – cioè il Dio unico – senza escludere la Trinità di persone divine. La preghiera di questo è ben accetta a Dio e costituisce embrionalmente anche un atto di amore verso Dio che, seguendo gli impulsi della grazia, potrà svilupparsi e portare alla conversione. Bisogna infatti considerare che possiamo amare Dio solo in quanto Lui ci ha amati per prima e che ci dona la grazia – che è la partecipazione alla sua Vita divina – proprio per rispondere al suo amore divino con una carità altrettanto soprannaturale.
Da tutto ciò emerge anche un altro aspetto della questione, che è anche il più stupendo: un monoteismo rigido come quello islamico non dimostra in maniera così convincente l’amore, come lo dimostra la Santissima Trinità. L’amore necessita infatti di una diversità di persone che possano amarsi l’un l’altra e ciò avviene proprio nella Santissima Trinità: per la Fede cristiana l’unica sostanza divina si realizza in tre Persone che si amano e si donano l’un l’altra, in modo tale che questo scambio d’amore e questa donazione continua costituiscono la stessa Vita divina. Al contempo questa amorosa e perpetua donazione che costituisce la Vita divina realizza un’unità più grande che quella della semplice identità con se stesso: l’Allah islamico è uno perché è identico a se stesso; il Dio cristiano è uno non solo perché uno è Dio ma anche perché le tre Persone tramite l’amore reciproco realizzano la Comunione divina nell’amore.