APOLOGETICA
Le spalle dell’Uomo della Sindone
dal Numero 15 del 14 aprile 2019
di Emanuela Marinelli

Un nuovo studio documenta la lussazione della spalla destra dell’Uomo della Sindone. La professoressa Emanuela Marinelli, celebre sindonologa, ne presenta i risultati e ricostruisce le circostanze dolorose del viaggio di Gesù sulla via del Calvario.

L’anteprima dei risultati di una nuova ricerca è stata presentata su La Stampa del 2 gennaio scorso. Reca le autorevoli firme di Filippo Marchisio, primario di Radiologia all’ospedale di Rivoli, e di Pier Luigi Baima Bollone, celebre sindonologo, per molti anni professore ordinario di Medicina legale nell’Università di Torino e direttore del Centro Internazionale di Sindonologia.
L’indagine è partita dalla constatazione che l’Uomo della Sindone sembra avere il braccio destro più lungo di sei centimetri rispetto al sinistro. I due studiosi attribuiscono questa apparente anomalia a una frattura al gomito o a una lussazione alla spalla, compatibili con una crocifissione.
Sulla Sindone la parte superiore delle braccia non è visibile a causa del danno provocato da un incendio nel 1532, quando la Sindone era conservata a Chambéry, nella cappella del castello dei duchi di Savoia. Marchisio ha usato la TAC e si è avvalso di un volontario di 32 anni, dal fisico atletico come l’Uomo della Sindone, per la ricostruzione delle parti mancanti mediante una sovrapposizione di immagini. «La TAC permette una riproduzione perfetta delle volumetrie del corpo, consentendoci di ricostruire le parti mancanti senza la soggettività insita nella creazione artistica», ha ricordato Marchisio. «La TAC sottolinea l’incoerenza della posizione di spalle e mani, un elemento ulteriore che avalla l’ipotesi che l’Uomo della Sindone sia stato realmente crocifisso». I due ricercatori hanno confermato che le macchie di sangue presenti sulla Sindone sono «assolutamente realistiche».
Quando può essere avvenuta la dolorosa lussazione? Le spalle dell’Uomo della Sindone sono segnate dal trasporto di un oggetto ruvido e pesante: la trave orizzontale della croce, ossia il patibulum. La croce romana era composta di due legni separati tra loro, che venivano poi uniti solo nel momento finale dell’esecuzione: lo stipes, la parte verticale, costituito da un tronco o un palo di legno, spesso infisso in modo permanente; il patibulum, ossia il palo orizzontale. Quando il patibulum veniva posto sullo stipes formava una croce a forma di T, detta crux commissa.
I condannati alla croce erano costretti a portare sulle spalle il patibulum, legato ai polsi. Se i malcapitati erano più di uno, venivano legati tra loro con una lunga corda che poteva passare intorno al collo e ai piedi.
Lungo il cammino essi subivano strattoni ed erano oltraggiati e maltrattati: venivano pungolati da stimoli, lacerati da flagelli, spellati da lamine e pestati per indebolirne la resistenza. A Gerusalemme alcune persone misericordiose offrivano ai condannati bevande aromatizzate, come il vino mirrato, per alleviarne i dolori.
L’esame dell’immagine dorsale dell’Uomo della Sindone induce gli studiosi a ritenere che le lesioni presenti nelle regioni soprascapolare destra e scapolare sinistra siano state provocate dal patibulum. Le escoriazioni lasciate da questo legno hanno varia grandezza; talune fanno intravedere i colpi della flagellazione meno chiaramente di altre, perché più larghe e sfumate: ciò sta ad indicare che sulle spalle, dopo la flagellazione, pesava un corpo ruvido che ha aggravato le ferite preesistenti e ne ha provocate altre.
L’Uomo della Sindone procedeva a fatica; l’estrema debolezza e forse anche il dimenarsi dei compagni a cui era legato lo facevano cadere, provocando l’urto violento delle ginocchia e del volto sul lastricato della via. A questo proposito è evidente la ferita al ginocchio sinistro.
 Le macrofotografie di Mark S. Evans, un fotografo scientifico dell’University of Oregon Health Sciences Center, hanno evidenziato che in corrispondenza del naso ci sono particelle di polvere e residui di pelle. Frammenti di materiale terroso misti a residui di sangue si trovano sulla punta del naso, che appare escoriato, sul ginocchio sinistro, che appare ferito, e su un calcagno, anch’esso insanguinato.
Il Vangelo non parla delle cadute di Gesù lungo la via verso il Golgota, ma è verosimile pensare che siano avvenute, vista l’abbondante flagellazione, la coronazione di spine, gli altri traumi subiti e il gravoso trasporto del patibulum. Si comprende così il necessario intervento del Cireneo. Durante una di queste cadute può essere avvenuta la lussazione della spalla.
Il trasporto del patibulum ha provocato una profonda ferita sulla spalla destra, che è stata fedelmente riprodotta nel crocifisso sindonico realizzato da mons. Giulio Ricci, uno dei più grandi studiosi della Sindone. Questa lesione, prodottasi sotto la tunica con la quale Gesù era stato rivestito, si è man mano allargata lungo la via dolorosa, fino a quando la trave fu tolta dalle spalle di Gesù per farla portare al Cireneo; ma il dolore è stato rinnovato dallo strappo delle vesti che gli vennero tolte all’arrivo sul Golgota.
La lussazione della spalla e la terribile piaga devono aver provocato dolori atroci, inimmaginabili: questo è stato il doloroso prezzo della nostra redenzione.