RELIGIONE
Adamo, dove sei? Una Quaresima per rispondere a Dio
dal Numero 10 del 10 marzo 2019
di Paolo Risso

Nel cammino quaresimale risuona l’appello di Dio che invita l’uomo alla piena comunione con Lui. Ogni uomo ferito dal peccato originale è chiamato personalmente a ricomporre in Cristo quel dialogo interrotto con Dio Padre...

«Sentirono il passo di Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l’uomo e  sua moglie si nascosero davanti a Dio, tra gli alberi del giardino. Dio allora chiamò l’uomo: “Adamo, dove sei?”. Adamo rispose: “Ho sentito il tuo passo nel giardino e ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”» (Gen 3,8-10).
«Dove sei?» è la prima parola di Dio dopo il peccato dei progenitori Adamo ed Eva (terribile peccato del rifiuto di Dio). È il punto di partenza di una lunga, lunghissima storia di riconciliazione tra Dio e l’uomo, storia che ha il suo apice in Cristo e che non sarà compiuta che alla fine dei tempi.
Adamo si è nascosto, perché dopo la caduta nel peccato d’origine, si è trovato “nudo”, cioè privo dei doni della grazia santificante ed elevante che sola porta a compimento la sua e la nostra umanità assetata di infinito, assetata di Dio. E per questo lo afferra “il timore e il tremore” di Dio, il panico della vita che diventa squallida e senza senso, assurda e disperata.


Uomo spoglio

Nella storia dei secoli, da quel giorno tragico, c’è una terribile “nudità” dell’uomo, anche quando crea il Partenone di Atene, la “Domus aurea” di Roma, gli archi di trionfo dei duci e degli imperatori, anche quando elabora i più complessi sistemi filosofici, senza Dio, solo con le sue forze umane; pur quando pretende, con il diritto fondato solo su se stesso, di stabilire le basi e l’organizzazione della civiltà e del progresso, il futuro tecnologico di un mondo che pretende di avere tutto senza Dio.
Guardate l’uomo d’oggi: si crede di aver costruito la vera matura esaltante vita e società, frutto del suo genio e della sua opera, ma a ogni istante, sente il tormento segreto, presto palese, della violenza, che esplode da ogni parte, le tenebre di mentalità che conducono alla disperazione e al suicidio; lo “sballo” senza fine di giovani e di adulti che si dissolvono nella droga, nel sesso sregolato, nell’ubriacatura e nel capovolgimento di tutti i valori.
Ma Dio scende, continua a scendere in quello che non è più il giardino del Paradiso terrestre, ma che, lasciato in mano all’uomo, è diventato non solo «l’aiuola che ci fa tanto feroci», ma “l’inferno sulla terra”, che ci scatena contro noi stessi e contro l’altro uomo. Dio continua a scendere e rimane tra noi, a domandare con il suo cuore di Padre: «Adamo, dove sei?», «O uomo, dove sei?».


Rivestito di Cristo

Questa domanda, sotto una forma o un’altra, risuona lungo la storia degli uomini. È risuonata potente, infinitamente potente, in Gesù, Figlio di Dio fatto uomo. Quando Gesù chiama gli uomini a sé: «Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15), «L’opera che dovete fare è credere in me, che il Padre ha inviato» (Gv 6,2), «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò» (Mt 11,28), «Io sono la luce del mondo» (Gv 8,12), «Io sono l’acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,14), «Io sono il pane della vita» (Gv 6,35), «Io sono la via, la verità, la vita, nessuno va al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6), è Dio che ripete la sua domanda già posta al primo Adamo: “Uomo, dove sei?”.
L’uomo è chiamato non più a nascondersi, perché spoglio di tutto, come “l’uomo vecchio”, l’uomo decaduto, a non avere più paura, perché Dio, in Cristo, “nuovo Adamo”, lo vuole rivestire del Figlio suo medesimo, “l’Uomo nuovo”, nella grazia divina e nella santità che ne promana. E non è solo un abito che ricopre e nasconde le brutture, ma un “essere nuovo” dell’uomo, rifatto a immagine di Cristo, un’“ontologia nuova” dell’uomo, che rispecchia l’ontologia di Dio.
Succede così che in Cristo, l’uomo, anche l’uomo di oggi, l’uomo di sempre, trova luce alle domande profonde sul senso della esistenza, del dolore e della morte, ma anche alle domande su come costruire o ricostruire la società, l’economia, il lavoro, la cultura, la medicina, la giustizia, la politica e quanto esiste di umano, che tutto è stato pensato e voluto da Dio, non “in libera uscita”, ma soltanto nel Cristo.
L’uomo aspira all’umanesimo completo, che lo sazi e lo faccia sentire in pienezza di vita, ma il vero umanesimo si realizza soltanto in Gesù Cristo, che compie in pienezza le aspirazioni più profonde dell’uomo, la luce, l’amore, la gioia, la vita all’infinito. Non può esistere un umanesimo ateo, né un umanesimo comunista, anche se dicono che il giovane Marx fosse un umanista. Esiste solo l’umanesimo «in Cristo Gesù Nostro Signore», come san Paolo scrive 164 volte nelle sue lettere.
Non è dato di aver fiducia stabile e duratura nell’uomo spoglio, nell’uomo da solo, lasciato a se stesso, “faber fortunae suae”, costruttore solitario del suo destino, ma se l’uomo vale, è soltanto l’uomo redento, l’uomo “cristificato”, l’uomo divinizzato in Gesù Cristo. Occorre pertanto che in ognuno di noi, Gesù operi una consacrazione simile a quella del Pane eucaristico, operata nell’Ultima Cena, la sera prima del suo patire, è impellente che noi permettiamo e vogliamo che Gesù dica su ciascuno di noi: «Questo è il mio Corpo, offerto in sacrificio». Sulla nostra umanità è indispensabile che Gesù operi la nostra “cristificazione”, la nostra trasfigurazione in Lui.
Siamo chiamati a vivere “in Cristo Gesù”. A Dio che ci interpella: “Uomo, dove sei?”, dobbiamo poter rispondere non “vado per i fatti miei”, né “sono sulla luna” (cioè là dove non devo essere), ma rispondere senza paura: “Io sono in Gesù tuo Figlio, mio Fratello maggiore, mio unico Salvatore, e non voglio mai separarmi da Lui”.
Nella mia ultima ora su questa terra, prima di morire, a Dio che mi chiama: “Uomo, dove sei?”, devo poter rispondere con immensa fiducia, con certezza: “Io sono nel Cristo”. Solo così potrò essere accolto nella sua gloria.
Come scrive Tommaso da Kempis nel De imitatione Christi: «Essere senza Gesù è l’inferno. Essere con Gesù, è dolce Paradiso». Come predica san Paolo: «Essere uno in Cristo».