RELIGIONE
Leone XII. Il papa che non cercava la gloria del mondo
dal Numero 6 del 10 febbraio 2019
di Rosario Silesio

Dalla salute precaria ma dalla volontà di ferro, papa Leone XII ha guidato la Chiesa per soli 6 anni (1823-1829), durante i quali ha operato notevoli riforme e azioni volte soprattutto a sopprimere la corruzione e il vizio, dando un personale esempio di fermezza e virtù. Lo ricordiamo a 190 anni dalla morte.

Centonovanta anni fa, il 10 febbraio del 1829, durante il sesto anno del suo pontificato, morì il papa Leone XII, umile servo del Signore. Prima della sua elezione era nota a tutti la debolezza fisica del cardinale Annibale della Genga. Lui stesso, avendo ricevuto la notizia della sua elezione, disse: «Signori Cardinali, avete scelto un moribondo!». Fu eletto il 28 settembre 1823 e nello stesso anno, nella notte tra il 23 e 24 di dicembre, si ammalò così gravemente che il suo confessore san Vincenzo Strambi gli diede il santo Viatico. Tutti erano convinti che la morte fosse vicina. Fu invece proprio la generosa offerta del santo Vescovo passionista a salvarlo: san Vincenzo supplicò Dio di far morire lui al posto del Papa. Infatti, san Vincenzo Strambi morì improvvisamente il 1° gennaio 1924, mentre Leone XII miracolosamente guarì.


Dopo la guarigione, al lavoro...

Dopo essersi ripreso, il Papa energicamente iniziò la grande riforma della Chiesa, abbattuta dai periodi nefasti e dalle violenze subite dalla tirannia di Napoleone e del liberalismo. Desiderava ardentemente risollevare la vita morale del clero e dei fedeli. Il suo primo atto fu l’obbligo imposto agli ecclesiastici di portare il vestito proprio e degno dello stato sacerdotale. Stabilì nelle chiese la presenza della guardia svizzera, perché fosse custodito l’ordine durante le cerimonie: i fedeli dovevano comportarsi devotamente, per cui vietò la mendicità e la musica mondana dentro le chiese. Vigilava sulla moralità nei teatri, sottometteva gli ospedali al controllo più rigoroso, limitava l’ubriachezza dentro le osterie. Obbligò i mendicanti a presentarsi alla casa del lavoro, mentre fondò una speciale associazione in ogni parrocchia per aiutare i veri poveri. Lo stesso Leone XII d’altronde dava a tutti un esempio di vita devota e penitente. Il suo pasto comune era il baccalà con la polenta. Durante il giubileo, camminando scalzo, visitava le Chiese indulgenziate e personalmente lavava i piedi ai pellegrini nella struttura della Santissima Trinità dei pellegrini. Ogni giorno sfamava dodici poveri in Vaticano.

Contro i criminali

Con la bolla Quo graviora (13 marzo 1825) Leone XII condannò la massoneria e la carboneria. Lo zelante cardinale Rivarola ricercava tutti i membri appartenenti a queste sette rivoluzionarie e li condannava all’esilio oppure alla prigione. I settari però si vendicarono: durante il governo di Leone XII furono accoltellati circa trenta alti ufficiali del Vaticano. A Roma il 4 giugno 1825 due carbonari, Angelo Targhini e Leonida Montanari, ammazzarono Giuseppe Pontini – ex-carbonaro – sulle scale di sant’Andrea della Valle in pieno giorno. Il Pontini era infatti stato ufficialmente condannato a morte dal governo della setta carbonara. Bene riassunse questa vicenda l’articolo di Civiltà Cattolica del 7 maggio 1875: «I filantropi, abolitori della pena di morte, condannarono alla morte il Giuseppe Pontini». Condannati al patibolo, non manifestarono nessun segno di pentimento. Durante l’esecuzione Angelo Targhini gridò: «O popolo! Muoio innocente! Muoio come il massone e il carbonaro!». Sotto il governo di Leone XII lo Stato pontificio fu purificato dai briganti, che furono la piaga del periodo post-napoleonico. Le strade verso Roma diventarono così sicure, permettendo la crescita del numero di pellegrini. Il 24 dicembre 1924 il Papa annunziò il grande giubileo: le copiose offerte furono destinate alle missioni estere e alla ricostruzione della Basilica di San Paolo. La riduzione della criminalità diede i suoi frutti con un enorme aumento della popolazione: in tre anni lo Stato pontificio contò 167.000 nuovi abitanti.
Il breve pontificato di Leone XII fu molto fecondo, ma il Papa non godeva tanta popolarità. La sua determinazione nel riformare la Chiesa e lo Stato non fu ben vista dal popolo viziato. Criticarono le guardie svizzere, che nelle chiese mantenevano ordine; le limitazioni alle ubriachezze nelle osterie e anche, per esempio, il compito della polizia di seguire e ricercare gli amori illegali. Su questi malcontenti popolari giocavano i carbonari, accendendo tra il popolo la mentalità rivoluzionaria e anticlericale. Purtroppo, non è facile governare bene i popoli moralmente corrotti... cosa che anche oggi sperimentano i governanti di buona volontà.