APOLOGETICA
Come sono nati i partiti politici?
dal Numero 21 del 27 maggio 2018
di Corrado Gnerre

La complessa situazione politica italiana stimola una riflessione più generale che inquadri nella giusta cornice storica e filosofica il momento attuale. È opportuno comprendere quale sia stata la svolta storica che ha dato origine ai partiti e su quale tipo di democrazia essi si fondano.

Il presidente Mattarella, in occasione del Primo Maggio facendo riferimento all’intricata questione politica, ha raccomandato i partiti a non fare i propri interessi di parte. Insomma è come se fosse andato in una curva di stadio e avesse detto agli ultras di non tifare per la loro squadra.
Siamo al comico storico! Perché “comico storico”? Perché forse sfugge il motivo per cui nacquero i partiti. Qual è il loro peccato d’origine?
Facciamo un passo molto indietro. D’altronde le cose che diciamo servono per offrire ai nostri lettori delle modeste, ma speriamo utili, categorie interpretative per avere un giudizio autenticamente cattolico su ciò che accade.
Ebbene, non è un caso che i partiti si chiamino così. Essi mirano a fare gli interessi di una “parte” e non dell’intero corpo sociale. Sono figli di quei famosi club ideologici che prepararono la Rivoluzione francese e che sopravvissero ad essa rendendola una sorta di rivoluzione permanente che dura finora.
Semplificando, ma non troppo, possiamo dire che prima della Rivoluzione francese si discuteva su quale dovesse essere la migliore forma di governo per poter governare (chiediamo scusa del gioco di parole) un’unica forma di società. Dopo la Rivoluzione francese si è invece iniziato a discutere su quale dovesse essere la migliore forma di società.
Nacque l’ingegneria costituzionale e si elaborarono ideologicamente diversi modelli di corpo sociale.
Ovviamente tutto prevedibile, in quanto effetto del trionfo filosofico del razionalismo che in politica è trionfo dell’ideologia. Se la realtà oggettiva non è vincolante, bensì ciò che conta è il pensiero che elabora il reale, allora politicamente non è necessario salvaguardare un modello di società naturale, ma il pensiero umano può ideologicamente inventarne di nuovi, a proprio gusto e consumo.
I partiti nascono per questo, cioè in conseguenza di questa svolta. Prima nascono i club illuministici che traducono politicamente il loro credo razionalista e poi, da questi, i partiti i cui rappresentanti siedono nei vari parlamenti.
Chiedere pertanto ai partiti di non fare i propri interessi di parte è come chiedere ai barbieri di non radere la barba, ai muratori di non costruire i muri, ai falegnami di non lavorare il legno. Un assurdo!
Ma la cosa che fa specie è che questi partiti sono convinti che, facendo il loro interesse di parte, facciano anche quello della nazione. Insomma, pensare al proprio orticello vorrebbe dire pensare a tutti gli orti nazionali.
Qui c’è un altro punto interessante da mettere in rilievo e cioè che la modernità ha talmente misconosciuto il vincolo della realtà oggettiva e della legge naturale, da affidare all’ideologia un ruolo messianico. È l’elaborazione ideologica che deve salvare la storia. È il pensiero che salva la storia e che fa la storia. E qui c’è tutto Hegel e l’Idealismo.
Qui poi s’innesta anche un’altra questione, quella relativa alla differenza tra democrazia da intendersi in senso classico e democrazia da intendersi in senso moderno. La prima è la vera democrazia, quella cioè che si sente autorizzata a decidere su ciò che è opinabile (dove è più che giusto che vinca la maggioranza), ma non su ciò che è metafisicamente fondato. La seconda invece è la democrazia ideologica, ovvero la democrazia che può decidere su tutto perché il bene e il male non si fonderebbero sulla realtà, bensì sul pensiero dell’uomo. Facciamo un esempio: se si deve decidere a che distanza porre i pali della luce, se più distanti avendo meno luce ma risparmiando, oppure più ravvicinati, ottenendo più luminosità, ma pagando di più, ebbene, questo si può decidere a maggioranza, perché riguarda ciò che è opinabile. È in questo caso la democrazia classica. Ma se invece si deve decidere se un bambino può essere ucciso o meno nel grembo della madre, in questo caso non c’è maggioranza che tenga, perché tale questione riguarda il bene e il male metafisicamente fondati. E la democrazia che pretenda decidere anche su questo è la democrazia moderna e ideologica.
È la democrazia dei partiti!