RELIGIONE
“Mortalium animos”. Bilancio a 90 anni dall’Enciclica
dal Numero 15 del 15 aprile 2018
di Rosario Silesio

Lo sforzo ecumenico teso alla riunificazione dei cristiani non può essere concepito né attuato al di là della Verità di Cristo. Ricordiamo tali importanti verità nell’anniversario dell’Enciclica di papa Ratti.

Novant’anni sono ormai passati, da quando il Sommo Pontefice Pio XI fermamente confermò la fede cattolica contro le aberrazioni che stavano appena nascendo. In questi novant’anni gli errori denunciati dall’enciclica Mortalium animos non si sono spenti ma, trovando terra fertile nelle menti imbevute dalla mentalità relativista, sono cresciuti e si sono radicati nella società così profondamente che un cattolico, che tenterà di ricordare la dottrina della Mortalium animos, probabilmente sarebbe trattato come un dissennato.

Un desiderio di fraternità al di fuori della Verità

«Forse in passato non è mai accaduto che il cuore delle creature umane fosse preso come oggi da un così vivo desiderio di fraternità»: con queste parole il Papa comincia la sua enciclica. Mi sembra che con il passare degli anni questo desiderio di unione stia ancora crescendo, ma purtroppo, come già notava l’Enciclica, quest’unione non viene cercata nella Verità, ma piuttosto moltiplicando organizzazioni che, al di là di qualsiasi giustizia e morale, tentano arbitrariamente di unire i popoli. In questo spirito vediamo la nascita di entità come per esempio l’Unione Europea, che attirò le nazioni con belle promesse di prosperità materiali, per staccarle però al contempo dalla Legge di Cristo. Già un devoto ortodosso alla fine del XIX secolo, Vladimir Soloviev, nella sua opera sull’Anticristo prevedeva la nascita di una unione degli Stati europei, creata dai massoni e governata direttamente dall’Anticristo.
Un simile desiderio di unione al di fuori della Verità e del giusto ordine delle cose si sviluppò purtroppo anche in ambienti cristiani, cosa che venne contestata da papa Pio XI: «Persuasi che rarissimamente si trovano uomini privi di qualsiasi sentimento religioso, sembrano trarne motivo a sperare che i popoli, per quanto dissenzienti gli uni dagli altri in materia di religione, pure siano per convenire senza difficoltà nella professione di alcune dottrine, come su un comune fondamento di vita spirituale. Perciò sono soliti indire congressi, riunioni, conferenze, con largo intervento di pubblico, ai quali sono invitati promiscuamente tutti a discutere: infedeli di ogni gradazione, cristiani, e persino coloro che miseramente apostatarono da Cristo o che con ostinata pertinacia negano la divinità della sua Persona e della sua missione». Ma questa, secondo Pio XI, non va ritenuta una tendenza positiva: «Non possono certo ottenere l’approvazione dei cattolici tali tentativi fondati sulla falsa teoria che suppone buone e lodevoli tutte le religioni, in quanto tutte, sebbene in maniera diversa, manifestano e significano egualmente quel sentimento a tutti congenito per il quale ci sentiamo portati a Dio e all’ossequente riconoscimento del suo dominio».

Unità dei cristiani o tradimento del Cristianesimo?

Quando durante il Concilio di Calcedonia venne letta la lettera del papa san Leone Magno, i Padri conciliari esclamarono: «Pietro ha parlato per bocca di Leone!». Sentendo queste parole non si ha una simile impressione, che cioè Pietro abbia parlato attraverso la bocca di Pio? Il Papa quasi profetizzò le conseguenze di queste idee pancristiane o panreligiose, che noi, ora, dobbiamo subire: «I seguaci di siffatta teoria, non soltanto sono nell’inganno e nell’errore, ma ripudiano la vera religione depravandone il concetto e svoltano passo passo verso il naturalismo e l’ateismo; donde chiaramente consegue che quanti aderiscono ai fautori di tali teorie e tentativi si allontanano del tutto dalla religione rivelata da Dio. Ma dove, sotto l’apparenza di bene, si cela più facilmente l’inganno, è quando si tratta di promuovere l’unità fra tutti i cristiani».
Questo bene, che prende il nome di “unità dei cristiani”, il quale è solo apparente e irraggiungibile se conseguito attraverso i mezzi che rinunciano alla Verità e alla sana Morale, fu difatti la causa principale delle aberrazioni dottrinali e morali dei seguenti novant’anni. Ma le motivazioni che hanno portato a questi disordini ed errori sono tutt’altro che grossolane, e il Papa stesso ne riconosceva la sottigliezza e il fascino: «Non è forse giusto — si va ripetendo — anzi non è forse conforme al dovere che quanti invocano il nome di Cristo si astengano dalle reciproche recriminazioni e si stringano una buona volta con i vincoli della vicendevole carità? E chi oserebbe dire che ama Cristo se non si adopera con tutte le forze ad eseguire il desiderio di Lui, che pregò il Padre perché i suoi discepoli “fossero una cosa sola”? [Gv 17,21] [...]. E volesse il Cielo, soggiungono, che tutti quanti i cristiani fossero “una cosa sola”; sarebbero assai più forti nell’allontanare la peste dell’empietà, la quale, serpeggiando e diffondendosi ogni giorno più, minaccia di travolgere il Vangelo. Questi ed altri simili argomenti esaltano ed eccitano coloro che si chiamano pancristiani, i quali, anziché restringersi in piccoli e rari gruppi, sono invece cresciuti, per così dire, a schiere compatte, riunendosi in società largamente diffuse, per lo più sotto la direzione di uomini acattolici, pur fra di loro dissenzienti in materia di Fede [...]. Ma sotto queste insinuanti blandizie di parole si nasconde un errore assai grave che varrebbe a scalzare totalmente i fondamenti della Fede cattolica».

La vera unità della Chiesa
 
Sono passati novant’anni dall’Enciclica ma quanti anni dovranno ancora passare affinché si comprenderà la semplice verità, che cioè «se Dio ha parlato, e che abbia veramente parlato è storicamente certo, tutti comprendono che è dovere dell’uomo credere assolutamente alla rivelazione di Dio e ubbidire in tutto ai suoi comandi: e appunto perché rettamente l’una cosa e l’altra noi adempissimo, per la gloria divina e la salvezza nostra, l’Unigenito Figlio di Dio fondò sulla terra la sua Chiesa». La Chiesa visibile e gerarchica, che deve durare fin alla seconda venuta di Cristo, è la regola della Verità, in quanto fondata da Cristo e voluta da Dio. Invece tanti fedeli annebbiati da parole belle e sentimentali, ma vuote di contenuto, ripetono fuori di contesto le parole della preghiera sacerdotale di Gesù “ut unum sint”. In questa Enciclica il Papa mostra la vera interpretazione di queste parole evangeliche e l’inganno dei “falsi ecumenisti”: «I fautori di questa iniziativa quasi non finiscono di citare le parole di Cristo: “Che tutti siano una cosa sola [...]. Si farà un solo ovile e un solo pastore”, nel senso però che quelle parole esprimano un desiderio e una preghiera di Gesù Cristo ancora inappagati. Essi sostengono infatti che l’unità della fede e del governo – nota distintiva della vera e unica Chiesa di Cristo – non sia quasi mai esistita prima d’ora, e neppure oggi esista; essa può essere sì desiderata e forse in futuro potrebbe anche essere raggiunta mediante la buona volontà dei fedeli, ma rimarrebbe, intanto, un puro ideale».

Verità e falso ecumenismo

Effetto inevitabile del “falso ecumenismo” è l’indifferentismo religioso. Cominciando dai bei sentimenti di “pace e unità” si finisce per trascurare le verità immutabili, e tradire la propria vocazione umana e cristiana. Si pensa che tutto deve essere sottomesso alle “necessità del tempo e dei luoghi”, che oggi si è soliti chiamare “necessità pastorali”: «Sappiamo invece benissimo che da quella diversità è facile il passo alla noncuranza della religione, cioè all’indifferentismo e al cosiddetto modernismo, il quale fa ritenere, da chi ne è miseramente infetto, che la verità dogmatica non è assoluta, ma relativa, cioè proporzionata alle diverse necessità dei tempi e dei luoghi e alle varie tendenze degli spiriti, non essendo essa basata sulla rivelazione immutabile, ma sull’adattabilità della vita».
Contro questo Pio XI afferma: «In materia di fede, non è lecito ricorrere a quella differenza che si volle introdurre tra articoli fondamentali e non fondamentali, quasi che i primi si debbano da tutti ammettere e i secondi invece siano lasciati liberi all’accettazione dei fedeli». La Chiesa Cattolica possiede la Verità nella sua integrità e ha ricevuto la missione di insegnare questa Verità a tutti i popoli: «Il magistero della Chiesa – che per divina Provvidenza fu stabilito nel mondo affinché le verità rivelate si conservassero sempre incolumi, e facilmente e con sicurezza giungessero a conoscenza degli uomini – ha però l’ufficio di procedere opportunamente alla definizione di qualche punto con riti e decreti solenni, se accada di doversi opporre più efficacemente agli errori e agli assalti degli eretici, oppure d’imprimere nelle menti dei fedeli punti di sacra dottrina più chiaramente e profondamente spiegati. Però con questo uso straordinario del magistero non si introducono invenzioni né si aggiunge alcunché di nuovo al complesso delle dottrine che, almeno implicitamente, sono contenute nel deposito della Rivelazione divinamente affidato alla Chiesa, ma si dichiarano i punti che a parecchi forse ancora potrebbero sembrare oscuri, o si stabiliscono come materia di fede verità che prima da taluno si reputavano controverse».

La vera unità

L’insegnamento della enciclica Mortalium animos è molto semplice come semplice è la soluzione per tutti quelli che sinceramente desiderano l’unione tra i cristiani: «Che se, come dicono, desiderano unirsi con Noi e con i Nostri, perché non si affrettano ad entrare nella Chiesa, “madre e maestra di tutti i seguaci di Cristo” [Conc. Lateran. IV, c. 5]? Ascoltino le affermazioni di Lattanzio: “Soltanto [...] la Chiesa Cattolica conserva il culto vero. Essa è la fonte della verità; questo è il domicilio della fede, questo il tempio di Dio; se qualcuno non vi entrerà, o da esso uscirà, resterà lontano dalla speranza della vita e della salvezza. E non conviene cercare d’ingannare se stesso con dispute pertinaci. Qui si tratta della vita e della salvezza: se a ciò non si provvede con diligente cautela, esse saranno perdute e si estingueranno” [Divin instit. IV, 30, 11-12]».