ATTUALITÀ
Covid II. Attenzione ai danni collaterali
dal Numero 43 del 8 novembre 2020
di Lazzaro M. Celli

I numerosi focolai di protesta nella seconda stagione di Covid sono le spie di un malcontento generale di cui è facile comprendere le cause. Dall’inadeguatezza delle misure finora adottate al clima di ostracismo creato dall’informazione, sommando le divergenti opinioni di autorevoli esperti che offrono una lettura meno parziale dei dati. Risultato: il Covid è un problema dalle diverse proporzioni.

La scorsa settimana abbiamo assistito ad una serie di manifestazioni popolari contro la gestione dell’emergenza da Coronavirus. In diverse piazze italiane e anche all’estero la gente si è riversata per le strade per esprimere il proprio dissenso contro le limitazioni alla libertà e la nuova ondata di restrizioni imposte dai sopraggiunti DPCM e Ordinanze Regionali.

In alcune città, gruppi di facinorosi hanno ingaggiato scontri con la polizia, danneggiando beni pubblici e privati. Premesso che gli atti di violenza emersi debbano essere condannati, va anche evidenziato che essi hanno cavalcato l’onda di un malcontento generale.

Alla gente non sfugge la divisione del mondo scientifico medico. Una cospicua schiera di medici e addetti al settore è sfavorevole alle misure restrittive assunte dai governi nazionali e regionali e non si tratta di medici ordinari, ma di quelli che hanno una più che prestigiosa carriera alle spalle.

D’altra parte, l’assenza di un contraddittorio sull’argomento Coronavirus, da parte delle principali reti nazionali, determina una percezione dell’informazione veicolata e, tutto ciò, provoca un calo di fiducia verso le notizie fornite dai media e verso le Istituzioni.

Il Direttore Responsabile di Microbiologia Clinica, Virologia e Diagnostica delle Bioemergenze, dell’Ospedale Sacco di Milano, Maria Rita Gismondo, esperta del Ministero degli Affari Esteri e membro del comitato che implementa il disarmo biologico presso le Nazioni Unite a Ginevra, nonché dirigente di uno dei due Centri di massima rilevanza nazionale per la gestione delle bioemergenze, sostiene che le misure di restrizione non sono supportate da argomentazioni scientifiche.

In un suo intervento, peraltro non recentissimo, al quale non è stata riconosciuta la dovuta importanza, la dottoressa ha manifestato la sua preoccupazione più per gli effetti collaterali dell’infezione da Covid, che per l’infezione in sé.

L’Ordine Nazionale dei Farmacisti ha dichiarato un aumento della vendita degli antidepressivi, con una punta massima tra marzo ed aprile e un trend che non tende a diminuire e la Società Italiana di Cardiologia asserisce di avere avuto un incremento degli infarti del 30% per la paura dei pazienti di recarsi in ospedale.

Sempre con dati scientifici alla mano, ha citato l’Osservatorio sui suicidi da Covid, istituito per seguire l’impatto dell’andamento dell’epidemia sulle persone, che ha evidenziato 54 suicidi da Covid con altrettanti tentati suicidi.

Dalla sua audizione emerge che ogni manuale d’infettivologia e di microbiologia per far fronte ad un’epidemia consiglia due regole basilari: stare all’aria aperta e difendere i fragili. Alla luce di ciò, possiamo dedurre che la nuova clausura forzata, a cui sembra ci destinino i nuovi governi nazionali e locali, non dovrebbe essere la misura scientifica più adeguate. E allora a che pro?

Inoltre dai dati dell’Istituto Superiore di sanità del 18 marzo emerge che su 3.000 cartelle cliniche, solo 12 persone sono morte per Covid; ben il 50% aveva patologie croniche e tutto il resto aveva almeno una patologia.

Da questi dati si può concludere che quella del Covid è un’infezione opportunista, non è un’infezione primaria, cioè sopraggiunge là dove l’individuo è particolarmente fragile.

Non bisogna neppure dimenticare che a fronte dei 30.000 decessi per Covid, ce ne sono 50.000 che ogni anno si registrano per infezioni contratte all’interno dei nostri Ospedali, eppure non sembra esserci mai stato un innalzamento del livello generale di allerta.

Nelle comunicazioni ufficiali, ha detto ancora l’esperta, si parla di contagiati come malati, ma in realtà sono due cose diverse. Sono numerosissime le persone a contatto con il virus che non contraggono la malattia. Essa insorge solo nel 4-5% dei casi. Ed è stato anche provato, continua la dottoressa, che nei Paesi dove non c’è stata la chiusura totale, come la Svezia, la percentuale dei decessi non è stata superiore a quella dei Paesi dove la chiusura è avvenuta. La sola differenza si può notare sulle ricadute psicologiche: ad oggi i cittadini svedesi hanno aumentato la fiducia nelle Istituzioni mentre in Italia l’abbiamo diminuita.

Dopo aver condannato l’errore di aver sconsigliato le autopsie, ha ricordato che il vaccino anti Covid, sviluppato dall’Azienda statunitense Moderna, incoraggiata dall’OMS e condivisa dall’apposita Commissione Europea, inserisce nelle nostre cellule pezzetti RNA che vanno a modificare il nostro DNA.

Ora, se siamo così riluttanti a consumare cibi geneticamente modificati, non è paradossale che noi stessi vogliamo ridurci ad “esseri geneticamente modificati”?

E questo è solo uno dei tanti paradossi generati dal non aver voluto riconoscere i diritti di Dio sul mondo che ha creato.

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