ATTUALITÀ
Ddl anti omofobia. Cosa c’è in ballo?
dal Numero 30 del 26 luglio 2020
di Fabrizio Cannone

Di fronte all’inesistenza della tanto sbandierata “emergenza omofobia” e del relativo vuoto normativo da colmare, c’è da dire che una legge anti omofobia è non solo inutile ma anche contraria al bene comune perché apre a scenari antropologici inquietanti con conseguenze sociali devastanti.

In quest’anno 2020 dell’era cristiana ne abbiamo viste davvero di tutti i colori. Dall’epidemia del Coronavirus sino all’epidemia di bufale e fake news. Con l’innalzamento della disoccupazione e della crisi economica, causa lockdown, in Italia e in mezzo mondo. Con un innalzamento, altresì, degli allarmismi e delle fobie come mai si era visto dai tempi dell’ultima guerra.

Ma proprio per combattere una nuova presunta fobia – l’omo-trans-fobia – si vorrebbe ora varare una nuova legge con lo scopo di educare i cittadini a pensare nel senso voluto dal Sistema. Una legge punitiva, contraria al bene comune e di evidente stampo liberticida e totalitario.

Così essa appare alla lettura di un libretto di piccola mole che tutti noi cattolici dovremmo procurarci per fare chiarezza su quello che sta accadendo in Italia (AA.VV., Omofobi per legge? Colpevoli per non aver commesso il fatto, Cantagalli, 2020).

La legge è una manifestazione della razionalità dell’uomo e come tale è sempre esistita ed esisterà sempre. Ubi homo, ibi societas. Ubi societas, ibi ius. Se c’è una società, ci devono essere per forza delle leggi e delle regole (anche non scritte) per farla esistere e per punire e correggere chi ha comportamenti negativi per il bene comune della popolazione.

Le società complesse che la storia moderna ha prodotto hanno da secoli una serie di codici legislativi in continua evoluzione, integrazione, rettifica. In Italia e in Europa questo processo è assai complesso, vista la dipendenza storica della giurisprudenza occidentale dal Diritto romano e dal Diritto canonico di tradizione cristiana.

Il Compendio della dottrina sociale della Chiesa (2001), sintesi della Teologia cattolica in materia sociale e politica, si diffonde lungamente sulla «importanza e la centralità della famiglia, in ordine alla persona e alla società» (n. 209).

Ora c’è una palese divergenza e una netta contrapposizione tra la legge naturale, come è delineata dal Magistero della Chiesa, e le varie leggi favorevoli alle nozze gay, all’omosessualità e alla persecuzione degli omofobi.

Infatti come ricorda il Compendio, «nessun potere può abolire il diritto naturale al matrimonio, né modificarne i caratteri e le finalità» (n. 216). Ciò che in Italia è stato fatto con la promulgazione, dovuta al cattolico Matteo Renzi, delle cosiddette Unioni Civili (2016).

Ora, queste Unioni Civili fatte ad hoc per le coppie omosessuali sono state preventivamente criticate dal Compendio, proprio perché esse sono sempre la causa e/o la conseguenza di una cattiva antropologia, la quale porta presto o tardi a conseguenze devastanti. Alla luce del Magistero della Chiesa, si nota, «quanto sia incongrua la pretesa di attribuire una realtà coniugale all’unione fra persone dello stesso sesso» (n. 228).

«È soltanto nell’unione fra due persone sessualmente diverse – prosegue il Compendio – che può attuarsi il perfezionamento del singolo, in una sintesi di unità e di mutuo completamento psico-fisico».

Quanto visto è necessario per situare bene il discorso sulla presunta omofobia e la sua iniqua persecuzione da parte di leggi spesso e volentieri approvate da Parlamenti di Stati nazionali.

Secondo il giurista Francesco Farri, «le proposte di legge in corso d’esame mirano tutte a estendere la punibilità e l’aggravamento delle pene [già esistenti per discriminazione razziale e religiosa] anche a ipotesi relative a discriminazioni legate al concetto di genere. Esse mirano, in sintesi, ad assimilare il trattamento penale della c.d. omotransfobia a quello del razzismo» (Omofobi per legge?, p. 9).

Se la legge detta dai giornali Zan-Scalfarotto (dal nome dei due parlamentari del PD) fosse approvata, in qualunque versione, anche modificata e migliorata, si creerebbero ex nihilo nuovi reati (severamente sanzionati) in Italia. Tra questi, quello di istigazione alla discriminazione «per motivi di genere o di omofobia», quello di violenza «per omotransfobia», quello di far parte di associazioni e organizzazioni la cui ragione sociale sia la discriminazione sessuale o di genere, ecc.

Inoltre, tutti i reati esistenti e già condannati dal Codice penale sarebbero aggravati, qualora risultassero commessi «per finalità di discriminazione sessuale o di omofobia». Il che pare abnorme e del tutto antigiuridico. Parallelamente si prevedrebbe l’istituzione di Centri educativi per formare (o meglio diseducare) i cittadini e in particolare i giovani al rifiuto dell’omofobia e della transfobia. Ovvero, alla esaltazione e quasi alla dogmatizzazione dell’omosessualità, del sesso libero, della poligamia, ecc.

Molte delle leggi in discussione, come ad esempio la proposta di legge Boldrini (parlamentare del PD), secondo quanto scrive Farri, ipotizzano la creazione di una «autorità garante della parità di trattamento e della rimozione delle discriminazioni», una sorta di Ministero del Pensiero Unico Arcobaleno; l’istituzione di una Giornata ufficiale – tipo 25 aprile o 1° maggio – contro omofobia e transfobia, da festeggiare ovunque per meglio indottrinare; e la nascita di Centri per il sostegno delle vittime della discriminazione di genere, verso cui sarebbero dirottati i cittadini con tendenze omosessuali, evidentemente più tutelati degli altri.

Si parla perfino del «gratuito patrocinio a carico dello Stato» per le vittime della discriminazione e dell’omofobia, e solo per loro. Ma chiunque, a questo punto, se fatto oggetto di violenza per strada, potrebbe dichiararsi omosessuale, davanti alla polizia e al giudice, per meglio accusare chi lo ha colpito... O serviranno delle prove provate dell’omosessualità che uno dichiara di provare?

Secondo il magistrato Domenico Airoma, fu il 27 giugno del 1972, sul New York Times, che comparve per la prima volta il fortunatissimo neologismo omofobo, da cui poi fu tratto il sostantivo omofobia. Una di quelle parole-talismano – come femminicidio, discriminazione, gay – che servono a formattare la pubblica opinione, nel senso voluto dai poteri forti, da sempre sensibili alle istanze dei gruppi LGBT.

Ora il discorso, per i buoni cattolici e i cittadini onesti, è semplice. E il Compendio della dottrina sociale della Chiesa lo esprime così: «La persona omosessuale deve essere pienamente rispettata nella sua dignità e incoraggiata a seguire il piano di Dio [...]. Il doveroso rispetto non significa legittimazione di comportamenti non conformi alla legge morale» (n. 228). Del resto, «se una legislazione può talvolta tollerare comportamenti moralmente inaccettabili, non deve mai indebolire il riconoscimento del matrimonio monogamico indissolubile quale unica forma autentica della famiglia» (n. 229).

Ma pensare e sostenere questo, se passerà – Dio non voglia! – la legge anti omofobia, diverrà impossibile. Ogni preferenza per la famiglia naturale e il matrimonio cristiano rispetto alle Unioni arcobaleno e all’amore gay, sarà vietata come manifestazione di odio e di discriminazione. E la lista dei libri da sottoporre a censura, come la Bibbia e il Catechismo, sarebbe lunghissima e conterrebbe una quantità incalcolabile di autori antichi e moderni che hanno criticato l’omosessualità e la sodomia.

Quindi queste presunte leggi civili allungano la lista delle non-leggi vigenti in Italia. Lista iniziata tanti anni fa con le leggi sul divorzio (1974) e sull’aborto (1978).

Che fare se questa legge, vera e propria pandemia spirituale, dovesse essere promulgata in Italia, come già avvenuto altrove? Secondo il giurista Roberto Respinti, occorrerà appellarsi alla libertà di pensiero. Garantita, almeno in teoria, dal Patto internazionale sui diritti civili (Onu), dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo (Consiglio d’Europa) e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (UE).

La stessa Costituzione italiana, che quando fu promulgata (1948) ammetteva solo la famiglia naturale, all’art. 21, dichiara che «tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».

Nella dottrina sociale cattolica i valori fondamentali della vita sociale sono quattro: la verità, la libertà, la giustizia e la carità. In nome di tutti e quattro questi valori dobbiamo difendere la famiglia tradizionale, denunciando chi vuole la sua liquidazione, come se fosse una opzione tra tante. Facciamo valere la nostra legittima libertà di pensiero per difendere le verità della ragione e della fede.

Solo la verità, anche in ambito sociale, ci fa liberi: ricordiamolo – con libertà – a tutti i nostri concittadini!

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