ATTUALITÀ
Un governo traballante
dal Numero 39 del 6 ottobre 2019
di Roberto Pedalino

Uno sguardo retrospettivo mostra le dinamiche che hanno portato all’affermarsi dell’attuale governo e l’intrinseca fragilità di un esecutivo che trova i suoi maggiori appoggi all’esterno della coalizione più che al suo interno.

L’estate da poco trascorsa è stata una girandola di ribaltoni parlamentari e quando la trottola della politica si è fermata ci siamo ritrovati governati dall’esecutivo più a sinistra della storia d’Italia. È bene prepararsi alla resistenza contro gli attacchi anticristiani che verranno ma, oltre alla necessaria confidenza in Dio, possiamo avere fiducia anche nell’inconsistenza della maggioranza che sostiene il Conte bis. Un governo a dir poco traballante che potrebbe non reggere se le elezioni in Umbria ed Emilia Romagna andassero male.
Forse l’eccesso di like su Facebook, le nottate in discoteca o sulla spiaggia – abitudine, si sa, nociva alla salute e alla morale – e le acclamazioni della folla nelle piazze hanno inebriato Matteo Salvini al punto di obnubilare il suo intuito e la capacità di fare previsioni realistiche. Non si è reso conto che al suo progetto di convocare elezioni in autunno si sarebbe opposto un establishment molto più vasto dei semplici poteri forti italiani. La diplomazia americana aveva preso poco bene le rivelazioni sui rapporti di un uomo della Lega, Savoini, con l’entourage putiniano. La notizia della possibile compravendita di idrocarburi per finanziare il partito si è certamente sgonfiata, dato che poi alla fine non risulta alcun flusso economico. Le trascrizioni dell’incontro a Mosca, che nessuno si è filato quando le ha pubblicate L’Espresso, sono però diventate una bomba mediatica dopo che le ha rilanciate il sito americano BuzzFeed, peraltro noto per i suoi standard giornalistici non eccellenti. Senza entrare nel merito della veridicità dei contenuti, qui si deve sottolineare che chiaramente la fuga di notizie era un avvertimento, probabilmente di soggetti dell’intelligence Usa. Nel frattempo anche i 5 Stelle, votando a luglio in Europa per la candidatura “ecumenica” di Ursula Von Der Leyen avevano dato un segnale internazionale oltre che uno interno. Il primo era: “Siamo diventati europeisti, siamo gente ragionevole” e il secondo invece: “Siamo disponibili a maggioranze variabili pur di stare al governo”. Peraltro in questo modo il movimento grillino riusciva a bilanciare nell’opinione delle cancellerie internazionali gli eccessivi slanci verso la Cina che avevano portato il Movimento a caldeggiare la partecipazione italiana alla Nuova Via della Seta e ai progetti di espansione della rete dati 5G in salsa Huawei.
Insomma, quanto basta per rendere il terreno fertile. E allora la vecchia sinistra democristiana, che oggi annovera il presidente Mattarella tra le sue file, si è preparata ad agevolare un ribaltone, con la pesante benedizione di alcuni nelle gerarchie cattoliche che si opponevano alla politica dei respingimenti di immigrati clandestini e richiedenti asilo marcata da Salvini. Nonostante tutto, la diplomazia vaticana ha ancor oggi un peso notevole. Alla fine proprio Dario Franceschini e Matteo Renzi, che vengono dalla scuola della sinistra DC, sono stati i pivot dell’accordo PD-M5S-LEU.  Inoltre, senza contare diverse lobby transnazionali fra cui quella omosessualista, anche Francia e Germania hanno fatto tutte le pressioni del caso per far nascere un nuovo governo giallo-rosso. Insomma, Salvini è finito all’angolo e Giuseppe Conte ha trovato una nuova maggioranza di governo con appoggi molto forti. In apparenza quindi dovrebbe trattarsi di un esecutivo solido e capace di durare.
Ma nel giro di poche settimane, allo spiacevole spettacolo della guerra fra i nuovi alleati per le nomine dei sottosegretari si è aggiunto quello della scissione di Renzi, delle indagini sul suo fundraiser Alberto Bianchi e delle sparate di Alessandro Di Battista sul PD che hanno imbarazzato Di Maio. Ad oggi il governo si regge su quattro partiti sospettosi gli uni degli altri e sull’appetito insaziabile per le circa 400 nomine dei manager di società partecipate statali da effettuare nei prossimi mesi. Le divisioni poi non mancano anche dentro gli imprevedibili M5S, dove Di Maio lotta per riaffermare la sua leadership politica e Giuseppe Conte per sdoganarsi come figura istituzionale.
I sondaggi però continuano a restituire un Paese la cui maggioranza tifa per il centro-destra e anzi la ripresa massiccia degli sbarchi di immigrati potrebbe ulteriormente inasprire i sentimenti dell’opinione pubblica verso la politica sinistrorsa dei porti aperti. Insomma non è per niente detto che il Conte bis regga a lungo. La pietra di inciampo potrebbero essere le prossime elezioni regionali in due regioni rosse o presunte tali, cioè Umbria (27 ottobre) ed Emilia-Romagna (tre mesi dopo), nelle quali scandali di mala gestio della sanità o di sottrazioni di minori ai genitori hanno creato grandi problemi di credibilità per i maggiorenti locali. I giallo-rossi infatti per mettersi alle spalle queste vicende si sono visti costretti a candidare uomini della cosiddetta società civile, cioè non politici delle loro file. Ma se perdessero in queste due regioni, la probabilità di una caduta anticipata del governo schizzerebbe alle stelle, perché sarebbe un chiaro segno che anche a livello locale una alleanza così eterogena non è capace di raccogliere consensi. Per i cattolici sarebbe una buona cosa, perché questo governo oltre ad aumentare le tasse potrebbe varare una legge cosiddetta anti-omofobia che metterebbe fuori legge gli insegnamenti morali cristiani. Nel medio o lungo termine, in ogni caso, l’ideologia liberal-socialista e umanitaria, ma in realtà post-umana, che è alla base del Conte bis è destinata a implodere perché agevola, invece di invertire, l’autodissoluzione della società. Un governo traballante infatti lo è anche perché ha idee traballanti. A noi, che invece abbiamo le idee chiare, non resta che continuare a portare il Vangelo nella società, affinché la fecondi e faccia risorgere in Cristo e con Maria.