ATTUALITÀ
Matteo Salvini, ovvero del ritorno di Dio in politica
dal Numero 24 del 16 giugno 2019
di Carlo Codega

Le acque delle elezioni europee si sono quietate, ed è utile tornare su un fatto che ha suscitato lo sconcerto di alcuni: l’uso di simboli religiosi e l’affidamento al Cuore Immacolato di Maria da parte di un politico per ricordare le “radici cristiane” d’Italia e d’Europa. Un cattolico condanna o apprezza un tale atto? Dipende da quale concezione di politica abbraccia...

Un crocifisso nel bel mezzo di un comizio, un rosario pubblicamente mostrato e baciato per due volte, l’invocazione del Nome di Dio e – addirittura – l’affidamento al Cuore Immacolato di Maria... la campagna elettorale di Matteo Salvini ha fatto molto discutere, suscitando veementi polemiche da diversi schieramenti politici e da parte del mondo cattolico, ma alla fine ottenendo il consenso degli elettori alle urne. Proviamo però a capire cosa ne deve pensare un cattolico.


Non giudicare se non vuoi essere giudicato


Il presupposto di ogni valutazione dell’atteggiamento del Ministro degli Interni e vicepremier Matteo Salvini è che non si debba aderire alla cinica massima di Giulio Andreotti – «a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca» – ma piuttosto al sublime insegnamento di Nostro Signore, il quale invita ogni cristiano a “non giudicare per non essere giudicato” (cf. Gv 7,1). Ciò non significa affatto che non si debbano giudicare i comportamenti e gli atti altrui – soprattutto in campo politico – alla luce dei principi morali cristiani, ma piuttosto che non si debbano giudicare le intenzioni altrui, le quali rimangono celate nel cuore e sono inscrutabili all’uomo e accessibili solo a Dio: «l’uomo guarda l’apparenza, Dio guarda il cuore» (1Sam 16,6).
Non ci sogneremmo mai di affermare che Emma Bonino abbia commesso o collaborato a migliaia di aborti solo per guadagnare soldi o consensi elettorali. Piuttosto va sostenuto che gli omicidi di Emma Bonino siano stati atti oggettivamente abominevoli ma il cui scopo ultimo è stato quello rivendicato da lei stessa, assicurare alla donna il diritto a progettare la propria esistenza a costo di sopprimere vite indesiderate che la disturbano nel raggiungimento delle proprie mete. Se facciamo questo per Emma Bonino non si capisce perché non lo dobbiamo fare per Matteo Salvini: accusarlo di aver strumentalizzato simboli religiosi per vantaggi politici ed elettorali personali non rispetta certo il precetto di “Non giudicare per non essere giudicato”, e piuttosto intacca la buona fede del politico che invece andrebbe sempre salvaguardata. Se poi pensiamo alla reale situazione italiana, tali critiche risultano addirittura ridicole: ritenere che in una nazione in cui il 5% dei cattolici va alla Santa Messa domenicale (e sicuramente molti meno recitano il Santo Rosario) si possano guadagnare elettori brandendo un rosario è piuttosto fantasioso... non sono certo gli ascoltatori di Radio Maria a poter cambiare l’esito di un’elezione!


La vera nozione di politica

Il problema che sta dietro queste critiche è piuttosto una errata concezione della politica: accusare Salvini di aver “profanato” simboli religiosi, usandoli in una campagna elettorale, sembra piuttosto avere un’idea piuttosto ristretta della “politica” e aderire alla nozione che di essa si è imposta da Machiavelli in poi. La politica per Machiavelli è infatti l’arte di giungere al potere e di mantenerlo, alternando la “golpe” al “lione”, cioè la furbizia alla forza, sapendo ben guadagnare alternativamente l’amore e la paura del popolo perché rimanga sottomesso al Principe. La politica in questo senso sarebbe solo un’“arte del potere”, priva di qualsiasi fondazione etica e funzionante con sue leggi proprie e autonome: un gioco del potere senza alcuna finalità se non la conservazione del potere stesso.
Niente di tutto ciò è la nozione di politica della filosofia classica e cristiana, per la quale la politica è una parte della morale che si interessa delle relazioni che gli uomini stringono tra loro non nella comunità familiare e nemmeno direttamente nei rapporti lavorativi, ma piuttosto in quell’ambito più vasto che è la società politica, la “polis” degli antichi greci. In questo senso la politica si fonda sulle leggi dell’etica e ha a che vedere con il fine ultimo dell’uomo, in quanto la morale o etica è la scienza che spiega all’uomo come si deve agire per raggiungere il proprio fine ultimo che è la felicità completa e la perfetta realizzazione di se stessi.
Tutto ciò non è senza rilievo in ciò che stiamo dicendo, in quanto il fine ultimo dell’uomo non è semplicemente il benessere o un’astratta felicità perfetta ma piuttosto è la salvezza eterna nel Paradiso, cioè la vita eterna nella comunione con il Dio rivelato da Gesù Cristo. Per questo se la politica ha a che vedere con il fine ultimo dell’uomo, in concreto essa ha a che vedere con la salvezza eterna degli uomini: la filosofia moderna ha del tutto depauperato la politica di questa dimensione, restringendola prima a uno scopo meramente mondano e terrestre, per poi renderla uno strumento in mano al potere, senza alcun’altra finalità che la conservazione del potere stesso.


Laicità dello Stato e regalità di Dio

E qui cade un’altra bella risma di critiche contro Matteo Salvini – provenienti spesso proprio da ambiti cattolici – quelle in particolare che lo accusano di aver violato la “laicità” della politica. Esiste un concetto autentico e condivisibile di “laicità” dello Stato – ossia di una proficua distinzione tra Chiesa e Stato – ma ciò non ha nulla a che vedere con l’indifferentismo religioso, come se lo Stato per sua stessa natura dovesse disinteressarsi di Dio. Ciò è anzi direttamente contrario a ciò che è insegnato nel Concilio Vaticano II, ovvero che esiste «un dovere morale dei singoli e della società verso la vera religione e l’unica Chiesa di Cristo» (Gaudium et spes, n. 1d). Mentre la Chiesa per istituzione divina è chiamata da Dio a salvare le anime tramite l’uso e la dispensazione dei mezzi soprannaturali della grazia (annuncio della Parola di Dio e amministrazione dei sacramenti, soprattutto), lo Stato non deve disinteressarsi al fine ultimo dell’uomo ma nemmeno ritenersi padrone dei mezzi soprannaturali, sui quali non ha e non deve avere alcun controllo. Esso ha piuttosto lo scopo più umile e dimesso di disporre dei mezzi umani – materiali e spirituali – perché l’uomo possa raggiungere il suo fine, il che significa in concreto creare le condizioni favorevoli – in termini materiali e morali – perché la Chiesa svolga facilmente e proficuamente la sua missione e, in tal modo, gli uomini salvino la loro anima. In altre parole Dio non è estraneo alla politica, ma si interessa alla politica perché si interessa alle anime degli uomini che necessariamente, vivendo in una dimensione sociale, trovano nella politica e nella società un grande mezzo per vivere in maniera eticamente buona la propria esistenza. Dall’altra parte la politica non è né deve essere indifferente a Dio perché deve riconoscere che la Provvidenza di Dio e la sua sovranità non riguardano solo la Chiesa o le singole anime, ma riguardano l’intero consorzio umano anche nelle sue dimensioni sociali e persino in quelle materiali.


Il ritorno di Dio in politica

Senza voler creare illusioni né fomentare facili entusiasmi, bisogna augurarsi che il gesto di Matteo Salvini – fatte salve le sue buone intenzioni – raggiunga proprio questo scopo: ricordarci che Dio è il padrone del mondo e della storia e, quindi, anche della politica. Dio non deve solo rientrare nella vita dei singoli ma anche nella vita dell’intera società, che deve riconoscerlo come Creatore e Signore, da cui dipende non solo la sorte eterna delle anime ma anche la prosperità del mondo presente.
Dietro ai gesti del Ministro degli Interni non crediamo ci sia per il momento una sviluppata e coerente teologia politica, ma piuttosto l’intuizione concreta ed effettiva che soprattutto in questo momento della storia umana – in cui parlare di crisi sarebbe riduttivo – il riferimento all’Onnipotente è necessario e doveroso. Parliamo di “intuizione” non sapendo effettivamente da dove provenga questa sua iniziativa: forse aver sentito parlare di Lepanto e della potenza del Rosario; aver conosciuto i messaggi di Fatima; aver riflettuto sulla crisi che attanaglia l’intero mondo occidentale, che ha voltato le spalle a Dio... Ad ogni modo non si tratta qui – come qualcuno ha paventato – del concetto pagano di divinità protettrice, che assicuri la vittoria sui nemici in armi o sui nemici elettorali, ma piuttosto di un riconoscimento del potere che l’Altissimo stende su tutto ciò che è umano, perché tutto proviene dalle sue mani e tutto deve tornare a Lui. Nelle parole e nei gesti del Ministro speriamo vi sia il riconoscimento di questa regalità sociale che Nostro Signore Gesù Cristo – tramite Maria Santissima – estende su ogni società umana e su ogni nazione. Ha per questo fatto bene a ribadire di non aver affidato a Maria la sua vittoria elettorale – il che comunque non sarebbe affatto un atto di per sé immorale – bensì di aver affidato «l’Italia, la mia e la vostra vita» al Cuore Immacolato di Maria e di poter quindi ringraziare il buon Dio della vittoria elettorale, per aver così la possibilità di operare concretamente in questo senso. In tal modo Matteo Salvini non ha certo preteso di rivendicare per sé, per il proprio partito e per la propria fazione politica il monopolio dei simboli religiosi cristiani, bensì – come speriamo – ha dato un segno concreto e fattivo della necessità di far tornare Dio nella politica. Speriamo che non solo un partito e un uomo politico, ma tutti i partiti e tutti i politici tornino a presentare il Rosario come strumento di protezione e salvezza e a invocare il nome di Dio come padrone della storia.
Scrivendo ai reggitori dei popoli – cioè ai politici di allora – san Francesco diceva perentoriamente: «Dovete dare al Signore tanto onore fra il popolo a voi affidato, che ogni sera un banditore proclami o altro segno annunci che siano rese lodi e grazie all’Onnipotente Signore Iddio da tutto il popolo. E se non farete questo, sappiate che voi dovete rendere ragione al Signore Dio vostro Gesù Cristo nel giorno del giudizio». Se poi le critiche di aver utilizzato simboli religiosi provengono da coloro che per cinquant’anni hanno lucrato voti nelle parrocchie dietro il simbolo dello scudo crociato – per poi scristianizzare l’Italia con leggi come il divorzio e l’aborto – è chiaro che la questione diviene anche ridicola...


Il Cuore Immacolato di Maria

Un ultimo punto che ci piace sottolineare è l’esplicito riferimento a Fatima: Matteo Salvini ha affidato l’Italia al Cuore Immacolato di Maria, dando così ascolto alla richiesta della Vergine Maria a Fatima di consacrare tutto il mondo al suo Cuore Immacolato. Effettivamente la Santa Madre di Dio chiese che il Santo Padre e tutti i vescovi del mondo le consacrassero la Russia perché cessasse il regime ateo del comunismo, ma effettivamente la situazione attuale del mondo è quella della diffusione universale degli “errori della Russia”, seppur mascherati sotto nuove forme e non più sotto quella del regime sovietico. Si potrebbe discutere su questo gesto ma ciò che ci piace vedere è l’accettazione pacifica e spontanea – appunto “intuitiva” – di questo mezzo celeste, che – ci duole dirlo – gli stessi uomini di Chiesa hanno a lungo trascurato, realizzando in ritardo e imperfettamente l’esplicita richiesta della Madonna di Fatima. Che un politico accetti la richiesta della Madonna, al di là di tutto, è una cosa che dovrebbe sicuramente farci piacere e, addirittura, commuoverci. Nell’affidamento a Maria di una nazione o dell’Europa è infatti implicita una certa diffidenza nei propri mezzi e un umile ricorso all’aiuto celeste: nel gesto di Salvini c’è l’intuizione che la politica non è in grado di risollevare le sorti del continente e delle sue nazioni con i propri mezzi, ma che necessita del ricorso alla Madre di Dio perché il suo Cuore Immacolato intervenga a salvezza delle anime e della società intera.
Vale poco mettersi a contrapporre la vita privata del Ministro con questo gesto di devozione, in quanto la validità di tale atto non dipende dalla dignità di chi lo compie e perché in questo spontaneo affidamento c’è l’ammissione della propria indegnità, del proprio stato di peccatore, che richiede dell’aiuto della Madonna per risollevarsi dall’abisso del peccato. Al contempo auguriamo al Ministro che comprenda come tale atto vada completato nella propria esistenza con una consacrazione di tutto se stesso che comporti innanzitutto la piena conformità alla dottrina della Chiesa Cattolica e la decisione ferma di rompere con il peccato. I grandi trattatisti politici dell’età barocca nel dipingere il principe cattolico ideale, erano soliti ricordare che – per la natura stessa della politica in quanto parte della morale – il buon politico deve essere prima buono nella sua vita personale e in quella familiare, perché in queste tre dimensioni differenti (vita personale, familiare e politica) unica è comunque la bontà morale del soggetto, così che un buon uomo o un buon padre di famiglia più facilmente potrà essere un buon politico. Che il Cuore Immacolato di Maria, a cui tutti ci affidiamo, ci aiuti anche in questo!