ATTUALITÀ
Maria Regina dell’ordine naturale. Parola di san Domenico
dal Numero 34 del 2 settembre 2018
di Lazzaro M. Celli

Anima della rivoluzione culturale in atto è la volontà di corrodere il significato e l’essenza della Legge naturale. Tale volontà va direttamente contro Dio e contro la Vergine Immacolata che in un’apparizione a san Domenico si rivelò Regina della Legge naturale.

Che si stia attraversando un periodo contrassegnato da un moto di rivoluzione culturale senza precedenti, è fin troppo visibile. Non occorre molto per comprenderlo, basti pensare a come l’esistenza umana sia interpretata in un senso che tende sempre più verso l’egoismo; è sufficiente considerare come sia incoraggiato e promosso l’atteggiamento di sopraffazione dell’io verso altri esseri umani.
Forse un po’ meno visibile è il significato teologico dell’attacco all’ordine precostituito, ordine che trova il suo fondamento primo e ultimo nella Legge naturale/divina e nella persona di Cristo, per cui ogni attacco contro di esso è, implicitamente, un attacco contro Dio.
Quasi completamente invisibile potrebbe essere un significato teologico particolare di questo sovvertimento, alla luce della rivelazione fatta dalla Vergine Madre Immacolata nel 1212 al suo figlio prediletto san Domenico di Guzman.
Un aspetto della rivoluzione culturale in atto è l’aggressione al significato e l’essenza di Legge naturale, oltre che allo stesso significato di legge. Per legge, infatti, dovrebbe intendersi qualunque regola comportamentale volta al fine del conseguimento del bene comune. Purtroppo, tale modo d’intendere la legge è stato già del tutto superato nel nostro Paese da alcuni interventi normativi approvati dal Parlamento italiano. Si pensi, ad esempio, all’aborto o alle unioni civili per cogliere, con ampia sintesi, come il criterio di bene comune non sia più il fondamento ispiratore di una legge nascente. Dov’è, invero, il bene comune quando si uccidono milioni di bambini nel grembo materno o nel dare riconoscimento pubblico ad una coppia omosessuale? Se i requisiti per elevare un determinato comportamento a legge vengono meno, se il modo tradizionale di concepire una legge è messo in discussione, non può non capitare la stessa sorte al concetto di Legge naturale da cui dovrebbero mutuarsi i criteri e i principi per definire e sostanziare il concetto stesso di legge.
La Legge naturale trae la sua forza dal Decalogo, dai dieci Comandamenti: Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro dio al di fuori di me; non nominare il nome di Dio invano; ricordati di santificare le feste; onora il padre e la madre; non commettere atti impuri; non rubare; non dire falsa testimonianza; non desiderare la donna d’altri; non desiderare la roba d’altri.
Tutte queste indicazioni di condotta, se fossero rispettate non potrebbero che assicurare la pace e la prosperità della comunità osservante.
Questi principi non dovrebbero considerarsi conseguenza di un’imposizione esterna, come spesso avviene, in eterno conflitto con la natura stessa dell’essere umano che anela alla libertà; dovrebbero essere reputati come principi scritti già nel cuore dell’uomo; come deposito di norme già presenti nella coscienza umana che può leggerli e coglierli a condizione che essa cerchi la rettitudine. Intesi in tal senso non sono condizionabili dalle diverse epoche storiche, perché eterni e universali.
In realtà i due diversi modi di valutare questi principi non dovrebbero configgere se si considerassero, come sono realmente: due profili di uno stesso volto. L’uomo, infatti, è creatura modellata a immagine e somiglianza di Dio. Tutto ciò che Dio le insegna, può attuarlo, in quanto, poiché l’uomo è creato dall’unico Dio trinitario, è creato con quelle caratteristiche che gli consentono di mettere in pratica ciò che il Signore chiede.
La tendenza a non rispettare i principi sanciti dalla Legge naturale è una tendenza che va contro Dio e contro la Vergine Madre Immacolata che, nel corso di un’apparizione a san Domenico, si rivelò quale Regina della legge naturale (1), ed in quella occasione istituzionalizzò il Santo Rosario come preghiera efficacissima per combattere l’eresia albigese.
Possiamo ritenere che, oggi, abbiamo molto più da combattere che contro una singola eresia, abbiamo da fronteggiare un intero piano di sovvertimento dei valori, una rivoluzione epocale di stravolgimento totale di quel residuo di ordine naturale e divino che ancora uno sparuto gregge di fedeli cerca di mantenere. Pertanto, in nome di quanto la Madonna raccomandò a san Domenico, possiamo reputare che la necessità di aumentare e propagare la preghiera del Rosario sia più che mai impellente. Nessuna battaglia può essere vinta senza impugnare le armi della fede; e nessuna battaglia può essere vinta senza l’intervento della Vergine Madre Immacolata, la cui figura e il cui ruolo non sembra essere messo in risalto adeguatamente come si dovrebbe.
E chissà se la battaglia intrapresa contro l’ordine naturale sia anche una guerra che miri a sminuire gli onori da tributare alla nostra Regina Madre.  


NOTA
1) Beato Alano della Rupe, Il salterio di Gesù e Maria. Genesi, storia e rivelazioni del santissimo Rosario, Editrice Ancilla, 2007, p. 107.