ATTUALITÀ
L’autodemolizione dei progressisti
dal Numero 26 del 1 luglio 2018
di Roberto Ciccolella

Osservando il panorama politico attuale, ci si accorge che i grandi media e tutto il mondo che ruota attorno ai partiti di sinistra e post-cristiani stanno perdendo terreno e non riescono più a imporre il loro pensiero unico progressista. Vediamo come si è giunti a ciò e come volgere la situazione per il meglio.

Alle elezioni comunali del 10 giugno scorso la Sinistra ha registrato un altro tonfo, come nella roccaforte operaia Terni dove la maggioranza relativa dei voti è andata inaspettatamente ai partiti di destra. Nel frattempo il governo Lega-Cinque Stelle raccoglie consensi specie sulla gestione del fenomeno migratorio. Insomma il pensiero radicale, elitario e socialista che domina nelle redazioni dei grandi giornali e nelle classi più agiate ha perso il contatto con il Paese reale e non riesce più a controllare l’opinione pubblica. Un momento propizio per tornare a parlare di problemi concreti e valori cristiani.
Perché molti commentatori politici, anche di sinistra, parlano di morte imminente o di autodemolizione del PD? Eppure la sigla nasce solo undici anni fa dalla fusione fra le due culture politiche maggioritarie della fine del ’900, da una parte la Sinistra democristiana e dall’altra il post-comunismo all’italiana. A tenerli uniti la lotta per il potere contro Silvio Berlusconi ma soprattutto il lievito del pensiero radicale e dell’ideologia liberal, ispirati in primis dal giornale Repubblica, che prima di essere un quotidiano è stato un pensatoio politico. Se guardiamo alla storia elettorale del partito, possiamo notare che non è mai davvero riuscito a governare con le proprie forze il Paese. Nato sotto il breve Governo Prodi II, il PD perde nettamente le prime elezioni politiche a cui partecipa, quelle del 2008. Nel 2011 si presta all’operazione che porta a Palazzo Chigi Mario Monti. Cosa ricordiamo del governo dei tecnici? La liberalizzazione delle aperture dei negozi, che ha significato per molti lavorare di domenica, il clamoroso errore degli esodati, le politiche di austerità senza riuscire a tagliare il debito. E infatti il popolo non gradisce e alle elezioni nazionali del 2013 il PD raccoglie circa 8 milioni di voti, ben 4 milioni in meno delle precedenti elezioni. Il Centro-sinistra pur superando il PDL – ormai in crisi per la parabola discendente del suo leader – non riesce a formare un governo. Grazie alle larghe intese, specie con i transfughi di NCD guidati da Angelino Alfano, vengono messi in piedi due esecutivi, prima quello di Enrico Letta e poi quello guidato da Renzi. Entrambi però si sono dimostrati lontani dagli interessi delle classi popolari e incapaci di arginare le pretese dell’UE di dettare politica economica, valori e affari esteri. E così si spiega la débâcle del 4 marzo 2018: il PD totalizza solo il 19% dei voti con circa 6 milioni di preferenze. Insomma sono una minoranza nel Paese.
Cosa non è andato? Il partito non ha mai fatto davvero politiche contro il precariato e per i diritti dei lavoratori, né per la sicurezza pubblica, perdendo così qualsiasi appiglio presso i ceti popolari. Al contempo ha affogato la matrice cristiano-sociale in un pensiero edonistico e radicale che come ultimo esito ha avuto la legge Cirinnà sulle unioni civili e quella eutanasica delle DAT. Insomma il PD ha gradualmente disseccato le sue radici storiche cercando, specie con Renzi, di battere la strada di un liberismo moderato, dalla faccia ottimista e dalla morale spregiudicata, tutto impregnato di tecnocrazia. Quello che qui interessa però è che tutto il mondo sinistrorso e post-cristiano che circonda questo partito oggi si rende conto di non avere più il controllo morale e culturale del Paese. La gente è interessata a tornare a casa senza essere rapinata o molestata, a trovare un lavoro che duri più di tre mesi, a non farsi tassare metà di quanto faticosamente guadagnato per ricevere in cambio servizi scadenti. Loro invece parlano di legalizzazione della marijuana, riforme carcerarie lassiste, omofobia e accoglienza indiscriminata degli immigrati. Una misura di questo scollamento la cogliamo notando che Repubblica, il vero think-tank del PD, vende all’incirca 150mila copie stampate al giorno, cioè pochissimo, e quando il 3 giugno l’icona liberal Fabio Fazio intervista su Rai1 Roberto Saviano l’Auditel segna una immediata fuga di spettatori. Anche alcuni fra i più intelligenti politici di Centro-sinistra, come l’ex ministro allo Sviluppo economico Calenda, devono ammettere che la globalizzazione come sinora attuata dai governi liberal è in crisi.
Finalmente arriviamo al cuore di quest’articolo. Oggi è più agevole criticare e contrastare il mondialismo, la supremazia della tecnologia sulla Morale, la dissoluzione della famiglia e dello Stato nazionale. Per anni i grandi media, i baroni universitari, le organizzazioni partitiche e una bella fetta della burocrazia statale avevano fatto blocco per imporre un pensiero unico progressista. Si ricordi come milioni di italiani votavano Centro-destra ma si vergognavano di dirlo ai colleghi d’ufficio o al vicino di casa. Oggi questa cappa oppressiva si è indebolita e si è tornati a parlare di fatti concreti. Il successo dei cosiddetti populisti – che certo non vanno esenti da errori – sta tutto qui. Quindi direi che per prima cosa a noi cattolici, specie ai pastori, tocca trarre alcune lezioni. Se si perde il contatto con le proprie radici si muore, proprio come sta avvenendo al progressismo italiano. Se si dimenticano i valori cristiani e la retta dottrina, la gente non sa che farsene di noi. E d’altro canto se non si ascoltano le esigenze del popolo si corre il rischio di non sapergli più parlare. Ma bisogna anche cogliere la contingenza favorevole. I grandi centri di potere mediatico e istituzionale che hanno portato l’Italia nella disperata situazione attuale hanno perso ogni credibilità. Il Paese è disgregato e cerca una guida sicura. Ebbene oggi possiamo proporre i valori cristiani come antidoto al caos creato dalle élite. Per questo va reso merito al ministro della famiglia Lorenzo Fontana per la chiarezza con cui ha ricordato che la famiglia è una sola, fatta da un uomo e una donna. Lapalissiano, eppure una ventata di aria fresca nel dibattito pubblico. Seguiamo il buon esempio e – con carità – osiamo proporre ai problemi del nostro Paese, l’unica soluzione: Cristo.