ATTUALITÀ
La città silente. Ovvero i 100.000 embrioni “sotto ghiaccio”
dal Numero 16 del 22 aprile 2018
di Antonio Farina

Si stimano già attorno a 100.000 gli embrioni concepiti attraverso tecniche di fecondazione in vitro poi congelati in azoto liquido e ora giacenti in “stato di abbandono”. Benché parlino di “prodotti del concepimento inutilizzati”, gli addetti ai lavori non sanno come gestire il caso...

Nel febbraio del 2004 il Parlamento italiano ha approvato la legge 40/2004 con lo scopo di regolamentare la fecondazione assistita (Procreazione Medicalmente Assistita: PMA). Nella stesura originale di questa legge era stato sancito il divieto di far nascere in vitro (il legislatore preferiva usare il termine “produrre”) più di 3 embrioni. Quelli generati dovevano poi essere obbligatoriamente impiantati nell’utero della donna. Inoltre l’articolo 14 faceva espresso divieto sia della crioconservazione, cioè della possibilità di conservare embrioni a -197° sotto zero in azoto liquido sia, ovviamente, della soppressione di questi piccoli organismi appena concepiti. Nel 2009 però è arrivata una sentenza della Corte Costituzionale (la n. 151) che faceva decadere il limite dei 3 embrioni e permetteva la “produzione” di embrioni cosiddetti sovrannumerari cioè non trasferiti in utero. Purtroppo nulla si è precisato al riguardo del destino finale di questi bambini concepiti e poi messi “sotto ghiaccio”. Adesso, dopo anni di colpevole silenzio e disinteresse, ci si accorge che non si può conservarli in eterno anche perché il loro numero sta crescendo a dismisura. Si tratta della nascita di un fenomeno che qualcuno ha definito «un ante-limbo difficile anche solo da immaginare: un futuro all’infinito di una vita non sbocciata» (1). Per di più negli anni si è visto che, una volta raggiunto lo scopo del concepimento e della nascita di uno o due figli, le coppie (o le donne single) spesso non vogliono affatto affrontare altre gravidanze. Quindi quei bambini “di riserva” concepiti e congelati (anzi “vitrificati” secondo una recentissima tecnica di crioconservazione) rischiano seriamente di essere abbandonati a se stessi in una “culla” di ghiaccio per un tempo indefinito.
Un decreto del Ministero della salute risalente al 2004 definiva in modo approssimativo lo status di “embrione abbandonato” (2), stabilendo che lo stato di abbandono si verifica in due casi: l’espressa dichiarazione della coppia (o della singola donna nel caso di embrioni prodotti prima della normativa attuale con seme di donatore e in assenza di partner maschile) di non voler utilizzare gli embrioni “avanzati” per un nuovo tentativo; l’impossibilità, da parte del centro dove sono stati conservati, di contattare o rintracciare la coppia dei genitori. Tentativi che devono essere stati portati avanti per almeno un anno.
«Tuttavia – spiega la dottoressa Papandrea intervenuta al Congresso della Società Italiana di Riproduzione Umana –, i casi per cui gli embrioni non sono più utilizzati sono molti di più di quelli previsti nel decreto: dalla separazione della coppia alla morte di uno dei partner. Ma accade anche di sovente che la donna superi l’età potenzialmente fertile». Pertanto gli embrioni “ottenuti in sovrannumero” in seguito a interventi di fecondazione assistita, una volta identificati, sono stati riuniti in una Bio-banca Nazionale con sede presso il Centro trasfusionale e di immunologia dei trapianti dell’Ospedale Maggiore di Milano (3). Ebbene si stima che siano già oltre 10.000 gli embrioni attualmente abbandonati il cui “destino” di trovatelli è già segnato. I dati del Ministero pubblicati nel 2014, ci informavano che il numero di embrioni crioconservati fino al 2012 si aggirava intorno ai 19.000 per anno, o poco meno, mentre il numero di embrioni “scongelati” si aggirava fra i 12.000 ed i 13.000. Quindi, in media 6.000/7.000 bambini (ogni anno!) rimanevano nella loro culla di ghiaccio. Più precisamente fra il 2009 ed il 2012 risultavano congelati 61.552 embrioni mentre ne venivano prelevati 35.289, con una differenza di 26.263. In sostanza, calcolatrice alla mano, fino ad oggi dovrebbero esserci (circa) 68.263 bambini in attesa di “collocazione”! Ora 70.000 anime fanno una piccola città, una città invisibile, divisa nei reparti di vari laboratori, popolata da bambini sospesi nel limbo della crioconservazione, vivi, sani (ancora per quanto?), aventi la dignità di uomini, ma impossibilitati a vedere la luce.
Qualche mese fa, in risposta alla interrogazione parlamentare dell’onorevole Gianluigi Gigli, l’ex-Ministro Lorenzin (PD) ha confermato che «nel 2015 sono stati formati e crioconservati 34.490 prodotti del concepimento e ne sono stati utilizzati circa 20.000» (4). Dunque con un saldo di 14.490 in un solo anno! Quindi la cifra precedentemente calcolata è diventata sotto stimata: la città dei bambini conta in effetti all’incirca 100.000 anime. Dispiace osservare che il modo stesso con cui si esprime il Ministro nella sua laconica risposta, non aiuta di certo a focalizzare la gravità della situazione: non dice “concepiti in vitro” (che è la realtà!) ma “formati”. Non parla di individui viventi e con la dignità di persone ma di “prodotti del concepimento”. Non afferma che alcuni di essi sono stati trasferiti nel grembo della madre per completare il meraviglioso disegno della nascita di un bambino ma che sono stati “utilizzati”. L’ultimo baluardo che sembra ancora resistere, non si sa fino a quando, è l’art. 13 della L. 40/04 che vieta lo “smaltimento” ai fini di ricerca (= aborto).
Qualcuno, tra quelli che “decidono” per noi nel Minstero della salute (sic!), pressato dall’irrazionalità assoluta della situazione e dalle rimostranze di coloro che hanno la responsabilità di accudire i frigoriferi con dentro gli embrioni, timidamente prova ad uscire allo scoperto e propone come soluzione tampone che almeno una parte dei bimbi in “lista d’attesa” siano posti in adozione da parte di coppie che non riescono ad avere figli. Anche in questo caso però si prospetta un problema morale e clinico non di poco conto: chi decide quale tra gli embrioni è in “condizioni migliori” per affrontare la fase di “scongelamento” ed impianto? Chi si assume l’onere di proporlo ad una coppia? E con quali risultati? Dopo anni di vitrificazione non tutti i “candidati” saranno nelle medesime condizioni di salute. Si affaccia concretamente lo spettro di un intervento eugenetico (5).
Anche nella visione più ottimistica, centinaia, forse migliaia, di bimbi andranno incontro a morte: o perché abbandonati e senza genitori adottivi o perché “scade” il termine ragionevole per la loro conservazione. Che destino penoso e straziante. Gli ostaggi del freddo nella città silente non possono far sentire la loro voce e non possono far valere i loro diritti di uomini. Gli abitanti di questo mondo diafano, evanescente, avvolto dai vapori dell’azoto liquido e da un inumano silenzio sono per noi un problema di coscienza gigantesco, schiacciante. Sappiamo benissimo infatti, a dispetto del linguaggio distaccato ed asettico degli addetti ai lavori, che un’anima immortale viene creata da Dio e unita al corpo nello stesso istante del concepimento. Sappiamo benissimo, anche se vorremmo tacerlo e derubricarlo a sofisma intellettuale, che non c’è alcuna differenza qualitativa tra un embrione appena concepito (anche se in vitro) ed un uomo bell’e fatto. I nomi usati sono difficili: zigote, blastocita, morula: la sostanza è sempre la stessa, si tratta dei vari stadi nella crescita di un essere umano. Nel primo caso la cellula uovo è stata fecondata ed è formata di una sola cellula. Lo zigote, in un crescendo meraviglioso e sotto l’azione di forze e processi misteriosi e non ancora pienamente compresi neanche dalla scienza, inizia a svilupparsi e va incontro a una serie di divisioni mitotiche che portano il numero delle sue cellule da due sino a otto, con intervalli di circa 10 ore tra una divisione mitotica e la successiva. E così via: al terzo giorno, lo stadio embrionale arrivato ad otto cellule va incontro a un’ulteriore divisione mitotica che lo porta a formare una massa cellulare a 16 cellule, detta morula, ecc. Consideriamo attentamente questo fatto: la moderna tecnica di FIV (Fecondazione in vitro) può essere seguita dalla crioconservazione degli embrioni sia nello stadio di zigote (si dice in D+1 di sviluppo) sia nello stadio di blastocita (D+5, +6 o +7). In tutti i casi è evidente che l’azoto liquido ferma solo la crescita ma quello che evolve è già un essere umano.
Prima di giudicare eticamente questi procedimenti biotecnologici che sono stati permessi dalla legge, dobbiamo essere coscienti che sia durante il processo di congelamento che in quello di de-congelamento, può verificarsi la cosiddetta “lisi” di alcune o di tutte le cellule dell’embrione. Normalmente si considerano “atti al trasferimento” solo quegli embrioni nei quali sopravvive almeno il 50% delle cellule. Ecco perché la strage sarà inevitabile.
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica si afferma: «La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l’essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita (6) [...]. Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l’altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo umano. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l’aborto come l’infanticidio sono abominevoli delitti (7)» (CCC 2270, corsivi nostri).
Ed a proposito della manipolazione degli embrioni si esprime in maniera ancor più categorica e senza troppi giri di parole: «L’embrione, poiché fin dal concepimento deve essere trattato come una persona, dovrà essere difeso nella sua integrità, curato e guarito, per quanto è possibile, come ogni altro essere umano. La diagnosi prenatale è moralmente lecita, se “rispetta la vita e l’integrità dell’embrione e del feto umano ed è orientata alla sua salvaguardia o alla sua guarigione individuale [...]. Ma essa è gravemente in contrasto con la legge morale quando contempla l’eventualità, in dipendenza dai risultati, di provocare un aborto: una diagnosi [...] non deve equivalere a una sentenza di morte”. Si devono ritenere leciti gli interventi sull’embrione umano a patto che rispettino la vita e l’integrità dell’embrione, non comportino per lui rischi sproporzionati, ma siano finalizzati alla sua guarigione, al miglioramento delle sue condizioni di salute o alla sua sopravvivenza individuale”. È immorale produrre embrioni umani destinati a essere sfruttati come “materiale biologico” disponibile. «Alcuni tentativi d’intervento sul patrimonio cromosomico o genetico non sono terapeutici, ma mirano alla produzione di esseri umani selezionati secondo il sesso o altre qualità prestabilite. Queste manipolazioni sono contrarie alla dignità personale dell’essere umano, alla sua integrità e alla sua identità, unica, irripetibile (8)...» (CCC 2274-2275, corsivi nostri).
Cosa fanno nel loro limbo di ghiaccio le povere anime di questi 100.000 fanciulli ibernati per un tempo indefinito? Forse pregano per noi affinché riconosciamo insieme alla sacralità della vita i limiti dell’arbitrio umano.  


NOTE
1) Francesca Sironi in: http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/08/18/news/embrioni-conservati
2) Decreto del Ministro della Salute, 4 agosto 2004, in: GU n. 200 del 26.08.2004.
3) http://www.huffingtonpost.it/ e vedi anche: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/italia
4) http://www.huffingtonpost.it/
5) Per il filosofo francese contemporaneo Jean-Paul Thomas «l’eugenetica è totalmente dominata dall’ossessione nei confronti della decadenza». Ciò che è imperfetto e segnato dalla decadenza va eliminato.
6) Cf. Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione Donum vitae, 1,1.
7) Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n. 51.
8) Cf. Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione Donum vitae, 3; 1,3; 1,5; 1,6.