Dicembre nero
dal Numero 1 del 7 gennaio 2018
di Lazzaro M. Celli

Il 2017 si è concluso con l’approvazione dell’iniqua legge sulle DAT, che di fatto ha legalizzato l’eutanasia omissiva nel nostro Paese. In uno Stato che si preoccupa di garantire il “diritto a morire”, bisogna che ognuno, prendendo una posizione chiara e decisa di opposizione, combatta con i propri mezzi la “buona battaglia” in difesa della vita umana.

Se prendiamo due cartoncini, il primo con una sfumatura di bianco e il secondo di nero, poi chiediamo ad un interlocutore di che colore sia il primo cartoncino, questi non avrà esitazioni nel riconoscerlo bianco. Se poi prendiamo il cartoncino bianco e questa volta lo confrontiamo con un secondo cartoncino bianchissimo e chiediamo allo stesso interlocutore di che colore sia il primo, questa volta risponderà grigio. Questo elementare esperimento di psicologia, che chiunque può divertirsi a fare in casa, sta ad indicare che le nostre percezioni dipendono dal contesto in cui percepiamo. Ebbene anche la concezione della vita cambia in riferimento al contesto culturale. Attualmente, nella nostra società scristianizzata, non è più considerata il fondamento di tutti i beni. Fino agli anni ’80, anche negli ambienti laici, nel senso di ambienti non influenzati direttamente da un credo religioso, la vita conservava una certa sacralità; non se ne poteva disporre a proprio piacimento. Oggi non è più così. Il trionfo dell’egoismo e del male, che per noi ha una precisa connotazione terminologica che definiamo peccato, ci porta a piegare la vita stessa in funzione dei nostri esclusivi interessi, piaceri, bisogni o di qualunque altra espressione del nostro amore sproporzionato verso noi stessi.
In uno Stato ormai apostata, come il nostro, non ci meraviglia se le leggi, anziché premiare le virtù, e il bene comune, tutelino il male, legalizzando l’eutanasia.
Nel nostro Stato agonizzante, ridotto nella stessa condizione di un malato che sta per spirare, con l’approvazione delle Dichiarazioni Anticipate di Testamento, le DAT, è stata legalizzata l’eutanasia omissiva. I minori, gli incapaci e coloro che lo chiederanno, potranno invocare la sospensione delle cure. Non è vero che è una legge che serve ad evitare l’accanimento terapeutico in quanto esso è già vietato dal Codice deontologico dei medici e dalla Chiesa Cattolica.
Purtroppo, non occorre essere profeti per affermare che eravamo certi che si sarebbe arrivati all’approvazione di questa legge iniqua, poiché, ormai, non c’è più spazio per il dialogo. Nell’odierna situazione di grave disordine morale si comanda solo con la forza, con il potere, la prepotenza culturale e legislativa. È finito il tempo della ragione, della sensatezza, del buon senso, dell’interesse comune. Oggi governa l’ideologia. Sembra che si avvicinino quei giorni che Melania, la veggente de La Salette, predisse. «[...] I governanti avranno tutti un medesimo progetto, che sarà di abolire e fare scomparire tutti i principi religiosi per sostituirli con il materialismo, l’ateismo, lo spiritismo, e ogni sorta di vizi». Le DAT sono una legge che va in questa direzione, perché sviliscono sempre di più il valore della vita umana.
Sono una legge ingiusta perché non è ammissibile condannare a morte un malato, incapace di esprimere la propria volontà, sospendendo l’idratazione e l’alimentazione.
Non è ammissibile dare per scontata la validità di una dichiarazione di non volere più vivere, senza una ratifica della stessa, nel caso in cui la scienza medica progredisca, modificando le conoscenze precedenti. Si pensi al caso di una persona che affetta da una particolare patologia o in determinate condizioni cliniche, vent’anni prima abbia fatto un testamento biologico in cui abbia chiesto la soppressione della vita, decidendo sulla base delle conoscenze mediche possedute fino a quel momento; sarebbe ancora valida la sua volontà di morire, se avesse saputo che vent’anni dopo fossero migliorate le prospettive di vita rispetto alla sua patologia?
Non è ammissibile considerare l’invocazione di morire senza pensare che dietro c’è una richiesta di attenzione, di accompagnamento umano, di amore.
Non è ammissibile fare una pressione psicologica e far sentire il paziente come un peso, un costo per il sistema sanitario.
Non è ammissibile impedire ai medici di esercitare il diritto all’obiezione di coscienza, privandoli di una loro fondamentale libertà, quella di non praticare l’eutanasia.
Non è ammissibile trasformarli in carnefici, pronti a lasciare andare la corda della ghigliottina che hanno tra le mani.
Non è ammissibile che le strutture sanitarie cattoliche non possano più essere libere di discostarsi da questa norma.
Non è ammissibile che altri decidano sulla vita di un minore, contro la volontà dei genitori, com’è successo al piccolo Charlie Gard.
Non è ammissibile che una persona, solo perché incapace di comunicare all’esterno la sua volontà di voler vivere, debba perire per una decisione di un’altra persona.
E uno Stato che contribuisce a propagare il diritto di uccidere, non attirerà su di sé il castigo di Dio?

QUESTA SETTIMANA
Numero 3
del 21/01/2018

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