CATECHESI
La Chiesa, mistico Corpo di Cristo
dal Numero 9 del 4 marzo 2018
di Don Leonardo M. Pompei

Dire che la Chiesa è il Corpo mistico di Cristo significa anzitutto affermare che è impossibile concepire la Chiesa senza Cristo. Essa prolunga nella storia la stessa missione salvifica di Gesù, che annuncia con la predicazione e trasmette con la celebrazione dei Sacramenti.

Un’immagine fondamentale per la comprensione del profondo mistero che è la Chiesa è quella di “Corpo mistico di Cristo”. Essa ha radici eminentemente bibliche, essendo una delle idee chiave dell’ecclesiologia dell’apostolo Paolo, sviluppata in tutte le sue lettere ma particolarmente in quelle ai Romani, nella prima ai Corinzi, agli Efesini e ai Colossesi. Tale immagine diede anche il titolo ad una splendida enciclica di papa Pio XII (Mystici corporis, 1943), le cui linee guida sono state recepite dal primo capitolo della Costituzione dogmatica Lumen gentium.
Dire che la Chiesa è il “mistico Corpo di Cristo” significa gettare luce su importantissimi aspetti del suo mistero. Prima di approfondirli, diciamo subito che, originariamente, il termine “mistico” era utilizzato, in riferimento al “Corpo di Cristo”, per indicare il sacramento dell’Eucaristia. Successivamente, nel corso della storia, si andò concretizzando la dottrina della triplice accezione del termine “Corpo di Cristo”, nel modo seguente. Una prima significazione allude al suo corpo fisico, il quale, dopo l’Ascensione, si trova in Cielo assiso alla destra del Padre, come professiamo nel Simbolo della Fede. Esso però è anche realmente e sostanzialmente presente nel santissimo sacramento dell’Eucaristia (e, con il suo vero corpo, tutta la sua divina Persona: corpo, sangue, anima e divinità), che è il corpo sacramentale di Cristo, lo stesso che è in Cielo, ma velato sotto l’apparenza delle specie eucaristiche, attraverso le quali occupa lo spazio e rimane presente fino alla loro consumazione. Infine c’è il suo corpo mistico, che è la Chiesa, ossia quella compagine ben visibile e organicamente strutturata alla quale Egli è misticamente (ossia misteriosamente ma realmente) unito così come la testa di una persona umana è unita al suo corpo. Tutti sappiamo che una testa umana non può vivere senza il corpo e che, analogamente, un corpo umano non può vivere senza la testa. Dire dunque che la Chiesa è il Corpo mistico di Cristo, significa anzitutto affermare che è impossibile comprendere la Chiesa come separata da Cristo: non esiste la Chiesa senza Cristo. Essa prosegue, nel tempo, nello spazio e nella storia, la stessa missione salvifica di Cristo, che annuncia con la predicazione e trasmette con la celebrazione dei Sacramenti. Inoltre, se Cristo è il capo della Chiesa, dobbiamo, pur con tutto lo stupore e il tremore possibili, osare affermare che neanche Cristo esiste senza la Chiesa, ossia la sua divina Persona è indisgiungibile e indissociabile dalla sua Chiesa né più né meno di come lo è una testa nei confronti del proprio corpo. Con il che si comprende la totale infondatezza dello slogan (tuttora alquanto diffuso) “Cristo sì, Chiesa no”. È vero che le membra del mistico Corpo di Cristo possono “ammalarsi” ed operare ed agire in modo difforme dai voleri del Capo; ma non cessano di essere sue membra e, soprattutto, Cristo non cessa di essere in essa e di servirsi di essa come suo (ordinario) strumento di comunicazione, di modo tale che chi pensa di “bypassare” la Chiesa, i suoi Sacramenti, le sue gerarchie e la sua costituzione illudendosi di incontrare il Signore Gesù, si sbaglia di grosso.
Questa immagine rappresenta anche una fonte di immensa consolazione. Cristo, infatti, non potrebbe mai permettere che il suo Corpo vada distrutto. La Chiesa, da un punto di vista storico, vanta circa duemila anni di vita. Non c’è mai stata sul pianeta Terra un’istituzione umana che abbia avuto vita tanto lunga. La Chiesa ha subìto attacchi di ogni genere: quelli violenti e cruenti da parte dei suoi persecutori, che hanno prodotto milioni di martiri; quelli laceranti e dolorosissimi dei suoi figli che ne hanno corrotto la Dottrina con l’eresia o rotto l’unità esteriore (non, come vedremo, quella profonda) con lo scisma; quelli vergognosi e umilianti del cattivo esempio e, talora purtroppo, anche degli scandali dati dalla pessima testimonianza di alcuni suoi figli, talvolta perfino uomini di Chiesa. Avrebbe potuto e dovuto essere, per tutto questo (e molto altro ancora), distrutta e azzerata. Ma questo non è stato, non è e non sarà mai possibile. Certamente il Capo di essa, alla fine della storia, come da Lui stesso promesso, reciderà dal suo Corpo le membra irreversibilmente incancrenite, separandole da quelle sane. Ma, fino a quando cammina nella storia, il Corpo di Cristo somiglia a quello che il mondo vide durante la Passione: maltrattato, lacerato e contuso, ma sempre vivo e, proprio nei momenti di maggiore prova e dolore, pronto a contribuire ancora di più alla salvezza del mondo, per la potenza divina e invincibile che misteriosamente lo abita.
L’altro aspetto di questo mistero è l’unità e pluriformità dei membri della Chiesa. Come nelle membra ci sono distinte funzioni svolte dai singoli organi e arti del corpo umano, ma dentro la compagine dell’unità e sotto la direzione del capo, così nella Chiesa molte sono le membra, le funzioni, gli stati di vita e i compiti, ma tutti si svolgono (e si devono svolgere) nell’unità e nella comunione con il Capo invisibile (e con i suoi rappresentanti visibili, come vedremo) e tra le membra stesse. Dove manca la comunione gerarchica e la comunione fraterna, manca il senso di Chiesa e lavora il divisore per antonomasia.
Un’ultima considerazione. Nessun membro del corpo umano può vivere se si distacca dal resto del corpo. Se un piede andasse in cancrena non sarebbe affatto saggio per la mano distaccarsi dal corpo (per non essere infettata dalla cancrena del piede). L’unico effetto è che morirebbe all’istante anche lei. Sarà il piede a dover essere reciso per la salvaguardia del corpo, qualora la ferita non dovesse guarire. Questo significa che tutto può accadere nella vita di un fedele cattolico meno che staccarsi dalla Chiesa. Qualunque cosa accada, qualunque sofferenza, momento di prova, di confusione, di tribolazione si viva, una sola deve essere la bussola e la regola: sempre nella Chiesa e con la Chiesa. Senza “se” e senza “ma”. Sapendo che ogni minimo pensiero di poter fare senza di lei (o, peggio, contro di lei) non può che venire dal nemico. E porterebbe solo ad un tragico epilogo: la morte dell’anima e, se non si tornasse sui propri passi, anche la morte eterna.

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