CATECHESI
FATIMA | L’appello al sacrificio
dal Numero 41 del 7 novembre 2021
di Don Leonardo M. Pompei

Si tratta di un appello impegnativo rivolto dalla Vergine Maria a tutti noi. Siamo liberi di accoglierlo o meno e anche di decidere come, quando, dove e quanto mortificarci per amore di Dio, per la riparazione dei peccati, per la conversione dei peccatori, in obbedienza ai dolci inviti della celeste Regina.

Insieme alla preghiera, l’appello al sacrificio costituisce indubbiamente una parte assai importante del messaggio di Fatima e, come in molti sanno, è stato preso molto sul serio dai Pastorelli e da essi vissuto in modo commovente, anzi eroico, fino al precoce sacrificio della vita di Francesco e Giacinta ai quali, come sacrificio estremo, fu da Dio richiesta l’offerta della loro vita in tenerissima età ed essi prontamente risposero con un “sì” pieno e generoso.

Già l’Angelo del Portogallo nelle apparizioni “preparatorie” aveva esortato: «Sacrificatevi di tutto ciò che potete. Offrite a Dio un sacrificio in atto di riparazione per i peccati con i quali Egli viene offeso e di supplica per la conversione dei peccatori». A questo appello fece eco quello della Madre di Dio, che nel contesto della prima apparizione rivolse a Lucia (e, attraverso di lei, a tutti e tre i Pastorelli) la seguente domanda: «Volete offrirvi a Dio, per sopportare tutte le sofferenze che vorrà inviarvi, come atto di riparazione per i peccati con cui è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori?». «Sì, vogliamo». «Andate dunque. Avrete molto da soffrire, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto».

Suor Lucia, nel capitolo dedicato al sacrificio del suo libro Gli appelli del messaggio di Fatima, fa anzitutto una sintetica ma esaustiva esposizione dei fondamenti biblici della penitenza cristiana, a partire dalle offerte rituali dell’Antico Testamento per concludere con le esortazioni paoline ad offrire il corpo come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio (cf. Rm 12,1), passando per le esortazioni del nostro Dio e Maestro Gesù ad abbracciare ogni giorno la croce, offrendo generosamente la vita per Dio e la sua causa (cf. Lc 9,23-25), come Egli stesso fece immolando se stesso per la salvezza di tutti sull’altare della Croce.

Dopo aver soffermato l’attenzione sulla temperanza nei cibi e il distacco dalle ricchezze – cose che il Signore a tutti chiede e che possono essere praticate con un po’ di sacrificio da ogni fedele –, suor Lucia conclude il capitolo con una dettagliata esposizione di cinque ambiti di possibili offerte sacrificali che ciascuno di noi, nella sua coscienza e libertà, può scegliere di immolare a Dio in risposta all’appello della celeste Regina, al fine di riparare le innumerevoli colpe con cui Dio è offeso e cooperare alla conversione dei peccatori. Anzitutto il sacrificio della preghiera ben fatta e praticata con la massima generosità possibile (evidentemente in modo compatibile con le esigenze del proprio stato di vita e i propri doveri). Assai interessanti, al riguardo, i suggerimenti di arrivare in Chiesa un po’ prima o di spegnere la televisione per dedicare quel tempo alla recita del Rosario, specie in famiglia. Vengono poi i sacrifici da offrire nell’alimentazione, il più grande e significativo dei quali è il digiuno, ma che possono anche consistere in una grande varietà di piccole offerte, meno grandi del digiuno, ma non per questo prive di importanza o valore (rinunciare a un dolce, a un alimento gradito, a una bevanda alcolica, ecc.). Il terzo ambito di offerta è quello dell’abbigliamento. Se si vuole conservare la dovuta modestia e decoro in tutte le occasioni e circostanze occorrerà, infatti, la disponibilità a sopportare un po’ di caldo, a rinunciare a qualche comodità, ad astenersi dall’acquistare abiti eccessivamente costosi, per condividere il superfluo con chi è privo del necessario, praticando in questo modo quell’altro grande sacrificio che è l’elemosina. Ci sono poi le innumerevoli contrarietà quotidiane da affrontare – un sorriso ironico, una contraddizione, una mancanza di considerazione, una sgradita compagnia – che costituiscono un campo continuo di possibili offerte. Infine le penitenze e i sacrifici esterni, ossia – oltre al digiuno – il pregare in posizioni dolorose (per esempio, quando si è soli, prostrati in terra o con le braccia aperte a forma di croce) oppure usare – con discrezione e prudente consiglio del proprio confessore – qualcuno dei tradizionali strumenti di penitenza e mortificazione per mortificare la carne e offrire a Dio sacrifici di espiazione e riparazione, secondo l’esempio e la testimonianza di innumerevoli santi. I Pastorelli, al riguardo, furono senza dubbio eroici. La Madonna dovette regolarne l’eccessivo fervore, intervenendo per esortarli a portare la corda grezza con nodi che si erano legati in vita solo di giorno (per poter almeno dormire la notte). Spesso regalavano ai poveri il poco cibo che portavano con sé quando conducevano le pecore al pascolo, rimanendo così digiuni per tutto il giorno. Strappavano le ortiche e le trasformavano in una singolare (e dolorosa) disciplina, per imitare le grandi austerità dei santi. Francesco passava ore e ore in preghiera dinanzi al suo “Gesù nascosto” (Gesù eucaristico).

Si tratta di un impegnativo “appello” rivolto dalla Vergine Maria a tutti noi. Siamo liberi di accoglierlo o meno e anche di decidere come, quando, dove e quanto mortificarci per amore di Dio, per la riparazione dei peccati, per la conversione dei peccatori, in obbedienza ai dolci inviti della celeste Regina. «Gesù Cristo ci indica la grande necessità che abbiamo di sacrificarci, perché senza lo spirito di rinuncia personale non entreremo nella vita eterna. Offrite costantemente all’Altissimo preghiere e sacrifici» (Suor Lucia di Fatima, Gli appelli del messaggio di Fatima, Libreria Editrice Vaticana, p. 98).

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