CATECHESI
Scrutare il senso delle Scritture...
dal Numero 22 del 2 giugno 2019
di Don Leonardo M. Pompei

Per la ricerca del senso delle Scritture, esistono criteri che non possono essere ignorati, né tanto meno sacrificati in nome di una presunta “maggior scientificità”. Uno di questi è il principio di “unità” in base al quale “la Bibbia si interpreta anzitutto con la Bibbia”.

Insegnava sant’Agostino (1) che nella Sacra Scrittura, Dio ha parlato per mezzo di uomini alla maniera umana, per cui la prima cosa da fare per interpretare correttamente il senso delle sacre pagine è cercare – come in ogni operazione ermeneutica – anzitutto l’intenzione dello scrittore ossia ciò che egli effettivamente intendeva comunicare e, quindi, quello che Dio per mezzo di ciò voleva dire. La costituzione sulla divina Rivelazione passa in rassegna diversi ambiti di ricerca per individuare il senso letterale dei testi e le intenzioni degli agiografi. Un’attenzione particolare va anzitutto rivolta ai differenti generi letterari che troviamo nella Bibbia: testi storici, profetici, poetici e, non di rado, apocalittici. Di tale differenza è evidentemente assai importante tenere conto, perché lo stile letterario necessita di un suo proprio e peculiare canone interpretativo. Occorre poi fare attenzione anche al periodo storico della composizione dei testi, per comprendere rettamente le circostanze culturali e temporali che certamente influirono sulla redazione di essi. Viene, infine, menzionata una particolare attenzione da riservare «agli abituali e originari modi di intendere, di esprimersi e di raccontare vigenti ai tempi dell’agiografo» (n. 12) in vista «dell’esatta comprensione di ciò che l’autore sacro volesse asserire nello scrivere» (ibidem).
Ciò detto, come del resto avevamo già ampiamente accennato nel precedente articolo, essendo lo Spirito Santo il reale ispiratore delle Sacre Pagine, una tale pur doverosa operazione ermeneutica volta a comprendere l’intenzione dell’autore si rivelerebbe del tutto insufficiente e inadeguata per l’esatta comprensione del senso dei Sacri Testi. Ecco perché la Costituzione si affretta ad aggiungere che «per scoprire con esattezza il senso dei Sacri Testi, si deve badare con non minore diligenza al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura, tenuto debito conto della viva tradizione di tutta la Chiesa e dell’analogia della fede». Si tratta di criteri importantissimi che non possono essere ignorati o messi da parte in nome di una non ben compresa “scientificità” (pur, entro i giusti limiti, doverosa) nello studio della Scrittura. La Sacra Scrittura è un corpo unico e si interpreta, anzitutto, all’interno di questa unità. Un passo biblico ha quasi sempre dei paralleli (nell’Antico o nel Nuovo Testamento) che ne consentono assai facilmente l’esatta comprensione. Tali paralleli possono essere sinonimici, antitetici o analogici, ma in tutti questi casi concorrono alla corretta comprensione del significato del testo. Si pensi, tanto per fare un piccolo e banale esempio, al tema della pace. Gesù, nel Vangelo, pronuncia delle espressioni solo apparentemente antitetiche: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (Gv 14,27); «Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra, ma una spada» (Mt 10,34). Un lettore sprovveduto e non debitamente “attrezzato” potrebbe chiedersi: “Ma insomma: Gesù porta la pace o porta la guerra?”. La corretta comprensione (comparata) dei testi fa facilmente concludere che Gesù porta propriamente e intenzionalmente una profonda pace interiore («non come la dà il mondo io la do a voi»), mentre la fedeltà alla sua parola e al suo Vangelo può portare, non intenzionalmente ma accidentalmente (a causa delle opposizioni di chi non crede) ed esteriormente, una situazione di contrasto e di assenza di pace e di concordia con familiari, parenti e conoscenti. Situazione che può incattivirsi fino addirittura alla soglia del martirio. 
I Padri della Chiesa, che avevano un’immensa cultura biblica e si destreggiavano con estrema scioltezza e facilità negli ampi pascoli ameni delle Sacre Pagine, abbondano quanto mai di letture e interpretazioni fondate sul principio di unità della Sacra Scrittura, in base al quale la Bibbia si interpreta anzitutto con la Bibbia stessa. Il loro operato condiziona fortemente – o meglio sarebbe dire concorre grandemente a formare – quel patrimonio della viva tradizione che costituisce l’altro imprescindibile strumento di comprensione del senso autentico dei Testi Sacri, insieme alla menzionata analogia della fede, che consente di leggere dentro l’intero deposito e sempre in maniera ad esso conforme ogni passo che si presterebbe, interpretandolo in un certo modo, ad uscire dall’ortodossia della Rivelazione.
È dunque importantissima da un lato la funzione della scienza esegetica, che può e deve «contribuire alla più profonda comprensione del senso della Sacra Scrittura, con studi in qualche modo preparatori, affinché si maturi il giudizio della Chiesa» (n. 12, i corsivi sono miei). Tale funzione, come è evidente dal testo appena citato, deve essere compresa nei suoi giusti limiti e senza dimenticarne il carattere, in ultima istanza, “preparatorio”. Ciò perché l’interpretazione della Scrittura è sempre «sottoposta in ultima istanza al giudizio della Chiesa» che – sola – ha ricevuto (e quindi ha il diritto e il dovere di adempiere) «il divino mandato e ministero di conservare e interpretare la Parola di Dio» (ibidem).  

NOTA
1) Sant’Agostino, L’istruzione cristiana, III, 18, 26, citato in Dei verbum, n. 12.