CATECHESI
L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo
dal Numero 8 del 24 febbraio 2019
di Don Leonardo M. Pompei

Il mare delle Sacre Scritture è un oceano vastissimo. Per navigare in esso gustandone le multiformi bellezze, occorre imparare a muoversi in esso con perizia e sapienza. È quanto cercheremo di fare, con questa nuova Rubrica.

«Adempio al mio dovere, ubbidendo al comando di Cristo: “Scrutate le Scritture” (Gv 5,39), e: “Cercate e troverete” (Mt 7,7), per non sentirmi dire come ai Giudei: “Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza di Dio” (Mt 22,29). Se, infatti, al dire dell’apostolo Paolo, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo» (San Girolamo, Prologo al commento del profeta Isaia).
«Le Scritture e l’Eucaristia sono gli elementi indispensabili per l’incontro con il Signore. Anche noi arriviamo spesso alla Messa domenicale con le nostre preoccupazioni, le nostre difficoltà e delusioni... La vita a volte ci ferisce e noi ce ne andiamo tristi, verso la nostra “Emmaus”, voltando le spalle al disegno di Dio. Ci allontaniamo da Dio. Ma ci accoglie la liturgia della Parola: Gesù ci spiega le Scritture e riaccende nei nostri cuori il calore della fede e della speranza, e nella Comunione ci dà forza. Parola di Dio, Eucaristia. Leggere ogni giorno un brano del Vangelo. Ricordatelo bene: leggere ogni giorno un brano del Vangelo, e le domeniche andare a fare la Comunione, a ricevere Gesù. Così è accaduto con i discepoli di Emmaus: hanno accolto la Parola; hanno condiviso la frazione del pane e da tristi e sconfitti che si sentivano, sono diventati gioiosi. Sempre, cari fratelli e sorelle, la Parola di Dio e l’Eucaristia ci riempiono di gioia. Ricordatelo bene! Quando tu sei triste, prendi la Parola di Dio. Quando tu sei giù, prendi la Parola di Dio e va’ alla Messa della domenica a fare la Comunione, a partecipare del mistero di Gesù. Parola di Dio, Eucaristia: ci riempiono di gioia» (Papa Francesco, Regina Coeli, 04.07.2014).
Le parole di uno dei più grandi esegeti della Storia della Chiesa, autore della Vulgata e uno dei quattro principali padri della Chiesa latina, sono quanto mai emblematiche per comprendere il viaggio che, con l’aiuto di Dio, ci apprestiamo a fare nell’oceano sconfinato delle Sacre Scritture. Ignorarle, infatti, significa, sic et simpliciter, ignorare Cristo. Perché l’Antico Testamento parla profeticamente, tipologicamente o allegoricamente di Lui; nel Nuovo parla Lui in persona nei Vangeli e di Lui si parla in tutte le Lettere e scritti di esso, non più con figure o profezie ma allo scopo di penetrare sempre più e sempre meglio nella sua Persona, nella sua opera di salvezza e nella comprensione sempre più profonda delle sue parole.
Alle parole del santo Sacerdote e Dottore della Chiesa, fanno eco quelle dell’attuale successore di Pietro, che – a prescindere da quelle riportate – non ha mancato a più riprese di esortare i fedeli circa l’importanza del contatto quotidiano con la parola di Gesù vivo, cristallizzata nei quattro Vangeli, raccomandando – come da antichissima consuetudine di non pochi cristiani – di portarne con sé sempre una piccola copia, per imparare a familiarizzarsi sempre più e sempre meglio con le parole e gli insegnamenti del nostro Unico Maestro, l’unico che ha parole non solo di vita, ma di Vita eterna (cf. Gv 6,68).
Il Concilio Vaticano II ha dedicato un’intera costituzione dogmatica (la Dei Verbum) alla divina Rivelazione, per illustrarne il suo ruolo fondante e centrale nella Chiesa e nella sua vita e per raccomandarne la corretta e degna trasmissione, ma anche caldeggiando un rinnovato ed entusiasta impegno da parte dei fedeli nel conoscerla, comprenderla e farne alimento principale della propria vita interiore. Il mare delle Scritture è un oceano vastissimo, molto più di quanto appaia dalla pur cospicua mole di pagine da cui la Sacra Bibbia è composta. Per navigare in esso gustandone le multiformi bellezze senza il pericolo di fare qualche sciagurato naufragio, dovuto a qualche maldestra manovra, indebita improvvisazione o mancanza di opportune cautele, occorre imparare a muoversi in esso con perizia e sapienza, ricordando che – disgraziatamente – non c’è errore ed eresia (e tanti di essi hanno flagellato la vita della Chiesa nel corso della sua storia) che non abbia trovato speciosi e tendenziosi pretesti o inesistenti e improbabili conferme da interpretazioni unilaterali, strumentali o forzate di questo o quel testo della Sacra Pagina.
Ci proponiamo dunque di aiutare il lettore a prendere bene in mano la bussola della navigazione, presentando l’immenso patrimonio delle Scritture alla luce del Magistero della Chiesa. Cercheremo anche di fornire alcuni parametri e criteri di lettura che consentano un uso fruttuoso e spiritualmente utile dei sacri testi e che aiutino a cautelarsi da ogni possibile indebita e infelice deriva. Sperando che al termine di questo viaggio nasca nel cuore del lettore qualcosa di simile al bellissimo sentimento del profeta Geremia, che scrisse a proposito della Parola di Dio: «Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore, perché io portavo il tuo nome, Signore, Dio degli eserciti» (Ger 15,16).