CATECHESI
Credo la Chiesa: “una”
dal Numero 34 del 2 settembre 2018
di Don Leonardo M. Pompei

La prima nota fondamentale della Chiesa Cattolica è l’unità, la quale si comprende e articola su quattro distinti e importanti livelli: quello costitutivo, quello socio-culturale, quello causale e quello ontologico. Spieghiamo brevemente il significato di ciascuno.

Nel simbolo niceno-costantinopolitano che viene recitato la domenica e le solennità nella Chiesa latina, quando arriva il punto di esprimere la retta fede nella Chiesa si dice: «Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica». Queste caratteristiche della Chiesa (chiamate tecnicamente “note della Chiesa”) sono le sue doti fondamentali e vanno ben puntualizzate per comprenderne correttamente il suo mistero. Seguendo pertanto l’ordine in cui le presenta il Credo, cercheremo di focalizzarne i contenuti essenziali, per aggiungere un altro importante tassello nella conoscenza di ciò che la Chiesa, Corpo e Sposa di Cristo, è.
L’unità della Chiesa è di tipo “ontologico-trascendentale” e non “numerico- quantitativa”: per mezzo di essa comprendiamo che la Chiesa è anzitutto una realtà indivisa (e, come vedremo, indivisibile) in sé e distinta dalle altre ed ha una sua del tutto peculiare e intrinseca “unicità”: la Chiesa di Cristo è una sola, a dispetto delle divisioni che si sono sciaguratamente determinate nel corso della storia che appartengono al piano storico-fenomenologico senza intaccarne minimante l’unità e l’unicità.
L’unità della Chiesa si comprende e si articola su quattro distinti e importanti livelli: quello costitutivo, quello socio-culturale, quello eziologico (o causale) e quello ontologico.
Vi è anzitutto una essenziale e fondamentale unità negli elementi costitutivi della Chiesa, che sono divini e pertanto immutabili e imprescindibili. Di essi parla esplicitamente la Sacra Scrittura e in particolare la lettera di san Paolo agli Efesini: la Chiesa è una perché adora un solo Signore, professa una sola fede, celebra un solo battesimo, è un solo corpo, ha un solo Spirito ed un unico Dio, Padre di tutti, al di sopra di tutti, presente in tutti e operante in tutti (cf. Ef 4,4-5). Il Magistero della Chiesa sintetizza questo primo e fondamentale aspetto dell’unità della Chiesa parlando di «una sola fede, una celebrazione comune del culto e una concordia fraterna della famiglia di Dio» (Unitatis redintegratio, n. 4; cf. Lumen gentium, n. 9), ossia unità nella dottrina (fede), nel culto (i Sacramenti) e nella vita (anche a livello di disciplina ecclesiastica). Tale unità è visibilizzata nella Chiesa universale dall’unità e unicità del successore di Pietro (e, conseguentemente, dalla necessaria e imprescindibile piena comunione con lui) e, a livello di Chiesa particolare, dall’unità e monocraticità dell’ufficio del vescovo diocesano. Ecco perché nel canone della Messa si menziona sempre ed esplicitamente il vincolo di comunione che deve sussistere tra chi celebra la Messa (o vi partecipa) e il Papa e il vescovo della Chiesa particolare in cui l’Eucaristia viene celebrata.
A livello socio-culturale l’unità della Chiesa è espressa e significata dal fatto che, nonostante essa viva e sussista in popoli diversi per culture, tradizioni e altro, tuttavia c’è una sorta di “strato divino” che rimane identico e medesimo in tutte le Chiese particolari: il Vangelo, pur proclamato in tutte le lingue dell’orbe, è uno solo; i ministeri della Chiesa sono gli stessi qualunque sia il luogo in cui sussiste la singola Chiesa particolare, così come medesimi sono i Sacramenti, la fede e la carità.
La causa dell’unità della Chiesa è divina (livello eziologico) ed è da individuare nella Persona dello Spirito Santo che attua e realizza l’unità della Chiesa, in cui vive come fonte di grazia e dono per tutti i fedeli. Proprio per questa presenza e azione divina e invisibile dello Spirito Santo, tutti i membri della Chiesa costituiscono una sorta di unica persona collettiva che ha lo Spirito come anima e l’insieme dei fedeli come corpo (livello ontologico).
È dunque lo Spirito Santo la causa più profonda e ontologica dell’unità della Chiesa ed essendo lo Spirito l’amore del Padre e del Figlio ne consegue che la carità non è solo la virtù più importante che i fedeli devono vivere e praticare, ma fa parte del vincolo di unità ontologica della Chiesa e per questo può, anzi deve, essere anteposta a tutto «al di sopra di tutto vi sia la carità, che è il vincolo della perfezione» (Col 3,14); consegue anche che l’unità della Chiesa è radicata nell’Eucaristia, sacramento dell’amore e vincolo di unità ed espressa, come già accennato, nell’unità e monocraticità del duplice ufficio universale del Romano Pontefice e dell’episcopato (cf. anche: Congregazione per la Dottrina della Fede, Alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione, 5.11).
L’unità della Chiesa si manifesta anzitutto a livello universale, come unica e indivisa comunità dei discepoli del Signore, uniti dai vincoli dell’unica fede, dell’unico culto, dell’unica carità e della comunione con il successore di Pietro e i successori degli Apostoli. Quest’unità si ritrova anche nella Chiesa particolare (la diocesi), che altro non è che la concretizzazione storica dell’unica Chiesa universale, nella quale essa si fa pienamente presente nei suoi elementi essenziali. Le chiese particolari, dunque, sono particolari realizzazioni dell’una ed unica Chiesa di Cristo, che sussiste non in astratto, ma nelle e dalle Chiese particolari (cf. LG 23). La necessaria e imprescindibile comunione gerarchica tra il vescovo diocesano e il Romano Pontefice garantisce ed esprime la perfetta presenza dell’unica Chiesa di Cristo nella sua concretizzazione storico-particolare. Da ciò consegue che essa (la Chiesa particolare) è totalmente e completamente subordinata alla Chiesa universale, che è realtà ontologicamente previa ad ogni Chiesa particolare.
La Lumen gentium specifica che questa unica e vera Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa Cattolica (LG 8). È stata la dichiarazione Dominus Iesus della Congregazione per la Dottrina della Fede (6 agosto 2000), a chiarire come intendere questa delicata e tecnica espressione e, inoltre, se, come e quanto le comunità ecclesiali o chiese che non si trovano in perfetta comunione con la Chiesa Cattolica, partecipino della sua indivisibile unità. Stante la complessità e delicatezza dell’argomento, ne parleremo approfonditamente nel prossimo articolo.