CATECHESI
La Chiesa, popolo di Dio
dal Numero 10 del 11 marzo 2018
di Don Leonardo M. Pompei

Il popolo dell’Antica Alleanza – con le sue leggi, il suo culto e il suo sacerdozio – era una prefigurazione tipologica di ciò che la Chiesa Cattolica, nuovo popolo di Dio, sarebbe stata. Scopriamo cosa unisce e cosa distingue il popolo dell’Antica Alleanza da quello della Nuova Alleanza e perché quest’ultimo si debba considerare il compimento del primo.

Abbiamo già avuto modo di vedere come la Chiesa, prima e più che un’istituzione anche umana, sia anzitutto un mistero di origine divina, le cui origini sono da ricercare addirittura prima della creazione del mondo. Secondo una venerabilissima tradizione teologica, il primo pensiero diciamo “ad extra” della Santissima Trinità fu l’Incarnazione del Verbo, vertice di quella che sarebbe stata l’intera opera creativa, spirituale e materiale, dell’Altissimo. Il secondo pensiero fu, immediatamente conseguente al primo, la purissima Creatura che avrebbe fatto da strumento attivo e cooperante a tale mirabile mistero, cioè la Madonna, ma anche l’insieme di tutti coloro che sarebbero stati congiunti al Verbo fatto carne in un modo così intimo e stretto come un corpo è unito a un’anima e come una sposa allo sposo e questa fu la Chiesa, Corpo mistico di Cristo e sposa di Cristo. Tale realtà fu prefigurata, sempre misticamente, nel capolavoro della creazione nello stato di innocenza dei nostri progenitori, ove Adamo era figura di Cristo ed Eva – ad un tempo – di Maria e della Chiesa.
Coinvolgendo una serie ben concreta di membri della razza umana (insieme, ovviamente, agli angeli che sarebbero rimasti a Dio fedeli), tale mistero doveva necessariamente prendere una compagine visibile. Dio volle renderla visibile scegliendosi un popolo ben preciso, ben determinato, con delle origini del tutto peculiari, particolari e travagliatissime a cui fu sottoposto da drammatiche vicissitudini storiche, dietro le quali invisibilmente ma realmente operava la mano di Colui che lo stava preparando per sé. Il popolo dell’Antica Alleanza, il popolo di Israele, pertanto ben a ragione si può e si deve considerare un’autentica preparazione o, se si preferisce (e forse è terminologia più appropriata) una delle tappe di attuazione e costituzione del popolo di Dio che è la Chiesa. Israele ebbe in dono da Dio anzitutto la sua Presenza, poi la sua Legge, poi un vero Sacerdozio, poi norme e regole per il culto ed infine, quando raggiunse la terra promessa, anche una costituzione politica nella forma di regno e un luogo sacro dove esercitare il culto pubblico (il Tempio di Gerusalemme). Nella Lettera agli Ebrei si legge chiaramente che tutto ciò fu una vera prefigurazione tipologica di ciò che la Chiesa sarebbe stata. Come sempre, san Tommaso d’Aquino spiegò assai bene come la Legge del popolo della Nuova Alleanza sarebbe stata un completamento e perfezionamento dell’Antica (come anche Gesù spiega nel discorso della montagna nei capitoli 5, 6 e 7 del Vangelo di san Matteo), i Sacramenti avrebbero sostituito, perfezionandoli in maniera perfetta, tutti i riti e le forme cultuali dell’antico Israele, il nuovo sacerdozio (di tipo differente) istituito da Cristo sarebbe succeduto all’antico e infine – e questa è una assai rilevante differenza – il regno non sarebbe stato un regno geografico, terreno, politico e legato a un popolo, ma un regno spirituale, aperto a tutti i popoli di ogni lingua, razza e nazione, con una forma di governo del tutto peculiare (la gerarchia della Chiesa) ed una legge essenziale e fondamentale tale da costituire lo statuto intrinseco di questo popolo (la legge dell’amore e della libertà). Re di questo regno era destinato ad essere il solo Signore Gesù Cristo. Fine di questo regno sarebbe stato portare sulla terra la pace tra Dio e l’uomo e il dono della grazia e fine ultimo partecipare della Beatitudine eterna.
Per entrare a far parte di questo popolo, per volere del suo Re, unica condizione è credere nella potenza del suo nome di Salvatore e nella sua vera Divinità chiedendo il Battesimo con il quale, senza alcun altra condizione, si diventa membra vive di questo beato popolo di Dio. La condizione di battezzati conferisce la dignità unica di “figli di Dio” in senso stretto, ossia non solo in quanto da Lui creati a sua immagine e somiglianza, ma anche in quanto resi da Lui partecipi, mediante la grazia santificante, della sua stessa natura divina. A questa condizione di battezzati accedono, ipso facto, degli uffici che sono tipici di tutti i fedeli di Cristo: la partecipazione al suo essere re, profeta e sacerdote. I battezzati sono re anzitutto di se stessi, in quanto sfuggiti dalla schiavitù del peccato, possono e sanno dominare se stessi e indirizzare tutte le energie della propria persona a servizio di Dio e beneficio del prossimo. Sono profeti in quanto possono e devono rendere testimonianza al loro Re e Signore anzitutto con la vita, ma anche con la parola, che possono e devono esercitare nella forma comunemente propria di tutti i battezzati, a tempi e luoghi opportuni e sempre con umiltà, dolcezza e rispetto delle coscienze di tutti. Sono sacerdoti in quanto capaci di ricevere tutti i Sacramenti della nuova alleanza, di rivolgersi a Dio con la preghiera chiamandolo “Padre”, di offrire sacrifici spirituali a Lui graditi, offrendo se stessi, le proprie vite, il proprio lavoro, le proprie sofferenze per la sua gloria e la salvezza di tutte le anime.
Tale sublime condizione precede ogni diversificazione di stato e di funzioni all’interno del popolo di Dio e costituisce la base dell’uguaglianza nella dignità di tutti i figli di Dio e il fondamento, come vedremo, della chiamata di ciascun fedele a raggiungere la perfezione della santità. Vedremo nel prossimo articolo le varie forme di partecipazione o di ordinazione a questo popolo, che vanno dalla più piena e perfetta a quelle meno strette ed evidenti. Comprenderemo come il mistero della Chiesa, in quanto attuazione storica della volontà salvifica universale di Cristo, ridonda a beneficio di tutta l’umanità, compresi i non credenti. E che ad essa tutti sono chiamati, anche se non tutti hanno l’immensa grazia di far parte della sua compagine visibile.