MARIA SS.
Maggio col Rosario. Cuore, mente, labbra e vita a Maria
dal Numero 19 del 10 maggio 2015
di Mons. Florian Kolfhaus

Mese di maggio: mese mariano; mese di piccoli fioretti profumati di virtù da offrire a questa celeste Madre; mese soprattutto da dedicare più particolarmente alla recita del Santo Rosario, il “Salterio di Maria”, a Lei tanto caro e tanto potente.

In un certo qual modo è possibile paragonare la preghiera del Rosario al suonare la cetra. Per prima cosa, come già menzionato, abbiamo le preghiere orali: Padre nostro, Ave Maria e Gloria al Padre. Si tratta delle preghiere fondamentali della cristianità, che quasi interamente, si potrebbe dire, vengono dal Cielo, poiché si trovano, almeno nel caso del Padre nostro e dell’Ave Maria, nei testi ispirati della Sacra Scrittura. Inoltre spesso viene recitata anche una preghiera a Gesù, che la Madre di Dio ha rivelato a Fatima e ha desiderato aggiungere alla fine di ogni decina del Rosario.
Il pronunciare queste preghiere si può paragonare all’uso della mano sinistra che con i suoi arpeggi scandisce il ritmo quando si suona la cetra: questa non è ancora vera musica. Chi pensa che il Rosario sia solo una preghiera orale, o usando toni caricaturali, una declamazione mnemonica di parole senza fine, si inganna come colui che tocca le corde di una cetra e ritiene che sia già una canzone.
Oltre al ritmo, per suonare la cetra, è necessaria la linea melodica che crea la mano destra. Così è anche nel Rosario: le preghiere orali formano la cornice per la meditazione dei misteri. Come nel praticare la cetra la mano sinistra esegue gli accordi minori e maggiori, così noi accediamo ai misteri gaudiosi dell’infanzia di Gesù, ai misteri dolorosi della Passione e della Morte e ai misteri gloriosi della sua Risurrezione e Glorificazione. Sono sempre cinque accordi, al ritmo delle preghiere che si ripetono, che portano davanti ai nostri occhi la vita di Gesù e Maria. Nella meditazione riflettiamo su cosa avviene nei misteri e cosa significano nella nostra vita. A Nazareth il figlio di Dio diventa uomo in Maria, e nella Santa Comunione Egli si unisce anche a me. Nel Getsemani Gesù trasuda sangue. Soffre e ha paura, ma i suoi amici dormono. Veglio su di lui o mi si chiudono gli occhi dalla stanchezza?... La mattina di Pasqua Gesù risorge dalla tomba. Il primo giorno della Creazione ha portato la luce. Il primo giorno della settimana Gesù ha sconfitto la morte e ci ha donato la vita. Può trasformare l’oscurità che è dentro di me in luce. La nostra preghiera inizia a diventare musica, ovvero non è più monotona e noiosa, ma ricca di immagini e di riflessioni, e quando la grazia di Dio lo concede, anche di illuminazioni e stimoli sovrannaturali. La mano destra e la sinistra tengono rispettivamente il ritmo e creano gli accordi, queste sono la preghiera orale e la meditazione, la bocca e l’intelletto nel recitare il Rosario.
È necessario ancora un aspetto affinché si possa parlare di vera buona musica e la preghiera si tramuti in un’esperienza ancora più profonda e intima: la melodia che canta il cuore. C’è bisogno della voce in unione al suono della cetra, per eseguire il canto. La declamazione della corona del Rosario non può prescindere dal canto del cuore, che offre la propria vita davanti a Dio alla cadenza delle preghiere e dei misteri. Dalla riflessione e dalla meditazione scaturisce un soffermarsi di fronte a Dio, nel ringraziamento o nella richiesta, nella lode o nel pentimento, nella gioia puerile o nella fermezza apostolica. Si tratta comunque del canto del cuore che entra in vibrazione durante i misteri del Rosario: «Sei andato a far visita a Elisabetta attraverso Maria. Resta nel mio cuore lascia che io sia portatore di Cristo, poiché quando ricevo Te nell’Eucarestia anche io sono tabernacolo vivo!... Per me sei stato flagellato, io Ti ho ferito molte volte. Perdonami!... Sei salito al Cielo o Signore. Io aspiro a Te, al Tuo Santo Regno, mia vera patria». Nella contemplazione l’orante vede per così dire il mistero di fronte ai suoi occhi e indugia nel particolare stato di eccitazione che ciò comporta o nella commozione del cuore davanti a Dio. Egli canta la sua melodia personale, nella quale naturalmente possono e devono essere presentate anche questioni concrete: «Tu che hai voluto essere Figlio di una madre terrena, aiuta mia madre malata!... Tu che sei stato incoronato di spine aiutami nelle mie preoccupazioni finanziarie, che non riesco ad allontanare dai miei pensieri... Tu che hai inviato il Tuo Spirito, aiutami a prendere una giusta decisione poiché senza Te non ho né il coraggio né la forza».

Il Santo Rosario: Arma potente

Un giorno durante la notte il Fariseo Nicodemo ha cercato Gesù per fargli tante domande e parlargli a lungo. È stato spinto da una curiosità santa, infatti Nicodemo voleva sapere di più su Gesù e ha approfittato della possibilità di parlare di nascosto con il Maestro. Si trattava di un amore iniziale, che voleva crescere. Immaginate se aveste la possibilità di parlare faccia a faccia con Gesù, con il Figlio di Dio. Cercate in voi le domande del vostro cuore e ponetele al Signore come se foste davanti a Lui ed egli risponderà. Gesù dice a Nicodemo nel corso di questo discorso notturno: «Se uno non è nato dall’alto non può vedere il regno di Dio», vuol dire che la risposta alle nostre domande non si trova nella realtà naturale in questo mondo, ma solo da una prospettiva dall’alto. Vedere il regno di Dio significa partecipare al regno di Dio, essere un cittadino della Gerusalemme celeste, far parte del Corpo Mistico vivo, significa ereditare la Vita eterna. Vedere il regno di Dio significa che noi possiamo vedere le realtà soprannaturali solo con gli occhi della fede, che è una virtù soprannaturale che ci apre gli occhi per Dio per gli angeli, per i santi e anche per Maria Santissima. Con la ragione possiamo capire tanto, ma, senza l’aiuto della grazia, niente delle realtà divine. Vi dico questo per capire meglio cosa significa pregare il Rosario. Ho detto che il Rosario è un’arma. Con la nostra ragione umana o peggio ancora con uno spirito mondano e secolare non possiamo capire che il Rosario è un’arma con la quale si vincono i giganti e si risolvono tutti i problemi. Dobbiamo aprire gli occhi della fede per conoscere bene ed apprezzare ciò che la Madonna ha posto nelle nostre mani, ed è per questo che è importante fare un atto d’amore per sentire la potenza del Rosario. Dobbiamo aprire gli occhi della fede per vedere il regno di Dio che ci circonda in modo invisibile ma reale. La potenza di Dio è più reale di una pietra che tocco, di una musica che ascolto, il regno di Dio invisibile può essere percepito e conosciuto grazie alla fede.
Con il Rosario in mano entriamo in una battaglia reale ma invisibile per i nostri occhi umani. Vorrei citare un brano del Vecchio Testamento che fa comprendere meglio queste affermazioni. Si tratta del sesto capitolo del Secondo libro dei Re che parla della guerra degli Ebrei contro gli Aramei e come spesso accadeva, il nemico è molto più forte degli Ebrei che si sentono deboli. Il profeta Eliseo però vede la situazione con gli occhi della fede, sa dunque qual è la realtà: «Il giorno dopo, l’uomo di Dio, alzatosi di buon mattino, uscì. Ecco, un esercito circondava la città con cavalli e carri. Il suo servo disse: “Ohimè, mio signore, come faremo?”. Quegli rispose: “Non temere, perché i nostri sono più numerosi dei loro”. Eliseo pregò così: “Signore, apri i suoi occhi; egli veda”. Il Signore aprì gli occhi del servo, che vide. Ecco, il monte era pieno di cavalli e di carri di fuoco intorno a Eliseo» (6,15-17). Quando diciamo il Rosario dobbiamo pregarlo con gli occhi di fede aperti per vedere le schiere degli angeli che lottano con noi; siamo cavalieri forti circondati dall’esercito della Madonna, cioè da tutti gli angeli che combattono la battaglia con noi. Non siamo soli, isolati, abbandonati; la donna anziana che recita il Rosario con fede e con amore è un cavaliere in mezzo all’esercito di Dio.
Riconoscete la potenza della fede e usate il Rosario come arma, per superare tutti i problemi personali e quelli grandi della Chiesa e del mondo. Noi siamo più dei nemici, siamo molto di più degli altri che ci attaccano perché Dio, la Madonna e gli angeli sono con noi. Certamente dobbiamo imparare ad usare bene l’arma del Santo Rosario. Dobbiamo imparare ad usarlo: il centro del Rosario non è la recitazione delle Ave Maria, ma la meditazione e la contemplazione, cioè la preghiera della mente e del cuore. Noi, allievi della Madonna, dal battito del Cuore di Maria, la cui cadenza per così dire penetra nel nostro orecchio attraverso la ripetizione regolare dell’Ave Maria, impariamo ad amare suo Figlio sempre di più e contemporaneamente, come è proprio di chi ama, a diventare molto più attenti e sensibili a ciò che gli procura gioia o non gli è gradito.

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