Padre Pio, profondamente compreso
della realtà del Giudizio a cui tutti
sono destinati dopo la morte, brama
la salvezza di tutte le anime, spinge ognuno a vivere una vita da veri cristiani per meritare il Paradiso eterno ed evitare la condanna alle pene dell’inferno.

Il giorno del Giudizio sarà il giorno del rendiconto finale a Dio per tutte le azioni commesse in questa vita, in bene o in male. Nel momento stesso della morte, l’anima comparirà davanti al Tribunale di Dio e vedrà giudicata con un Giudizio particolare. Il giudizio sarà fondato sulla Legge divina che si doveva rispettare sulla terra, la coscienza fungerà da testimone di tutte le azioni commesse, vedendo alla luce di Dio il bene e il male che ha fatto e le omissioni del bene che doveva, poteva ma non ha voluto fare; i demoni saranno gli accusatori, ricorderanno all’anima le volte in cui ha preferito seguire la loro legge anziché quella di Dio. La sentenza sarà immediata, avverrà all’istante e ci sarà un giudizio di condanna all’inferno eterno per gli empi impenitenti, di condanna al Purgatorio per chi non si è perfettamente purificato in questa terra e deve scontare il suo debito con Dio per entrare in Paradiso senza macchia, di premio nell’eterna beatitudine in Paradiso per i Santi.
San Pio da Pietrelcina voleva vedere tutti salvi in Paradiso, era, come diceva, “tutto di ognuno” e per questo passava ore intere nel confessionale, guidava le anime con la direzione spirituale, pregava oltre cento corone del Rosario ogni giorno, si univa al Sacrificio della Santa Messa quotidianamente, vivendo in unione al Cristo Crocifisso con le dolorose stimmate. La sua preghiera era efficace, in grado di liberare le anime dai dolorosi tormenti del Purgatorio. Una mattina, a padre Onorato Marcucci, poté dire: «Questa notte sono stato male e non ti ho fatto dormire. Per poterti ricompensare ho pensato a tua madre ed ho preso l’indulgenza plenaria per mandarla in Paradiso».
Fra Daniele Natale, confratello e figlio spirituale di Padre Pio, dopo un’operazione chirurgica entrò in coma e fu ritenuto morto. Durante questa “morte apparente” fece esperienza dell’Aldilà, comparve davanti al Trono di Dio Giudice e ricevette la condanna per tre ore di Purgatorio. Ha visto Dio come Padre affettuoso e pieno di amore e capì che il Signore si era sempre preso cura di lui. Il Servo di Dio si rese però conto della sua incorrispondenza e delle sue trascuratezze nell’amore di Dio. Sapendo che sarebbe stato in Purgatorio solo per tre ore esultò di gioia, ma questa gioia scomparve subito, difatti i tormenti erano terribili e sembravano non finire mai. Al risveglio dichiarò che gli era sembrato fossero passati trecento anni. Ad un tratto vide apparire la Beata Vergine Maria e sentì la presenza di Padre Pio, tanto che iniziò a supplicare: «Per i tuoi atroci dolori, per le tue benedette piaghe, Padre Pio mio, prega tu per me Iddio che mi liberi da queste fiamme e mi conceda di continuare il Purgatorio sulla terra». Si rese conto che Padre Pio iniziò a parlare con la Madonna, la quale gli apparve nuovamente, chinò il capo e gli sorrise. In quel momento ritornò nel suo corpo e aprì gli occhi.
Dopo la morte si incontrerà Dio infinitamente giusto e misericordioso; San Pio lo ricorda in una delle sue lettere: «Ahimè, padre mio, che sarà di noi quando dovremo comparire colle nostre azioni tutte dinanzi a questo nostro Dio Giudice! [...] O Dio, se tutti conoscessero la vostra severità, al pari della vostra dolcezza, quale creatura sarebbe così stolta che oserebbe offendervi?». Nella stessa lettera, confida al suo direttore spirituale il timore di comparire dinanzi al Giudizio di Dio; scrive infatti: «So che niuno è mondo innanzi al Signore, ma la mia immondezza non ha confini dinanzi a Lui». Il Signore, nella sua infinita sapienza e giustizia, gli aveva manifestato gli occulti suoi mancamenti in tutta la loro malizia e bruttura, ma sperando nell’infinita sua misericordia soggiunge: «Piaccia intanto al Signore nella sua bontà di porre presto un velo alla sua grande maestà che vuole in questi momenti farla da giudice coll’anima mia, affinché io non resti annichilito e atterrito, ed intanto mi dia egli stesso parole a difendere la mia causa dinanzi a lui e la forza per sostenere il di lui sguardo».
A questo tribunale di giustizia e misericordia, San Pio si ispirava per amministrare il Sacramento della Confessione. Per il bene delle anime, capitava che non desse l’assoluzione delle colpe; attraverso il carisma della scrutazione dei cuori, infatti, era a conoscenza dello stato dell’anima del penitente, se aveva o non aveva il cuore contrito, se era o non era pentito... Il peccatore in questo modo capiva la gravità del peccato e ritornando con cuore pentito e sincero riceveva il perdono delle colpe.
Per l’amore che portava alle anime esclamava: «Sono tutto di ognuno. [...] Io amo tanto i miei fratelli di esilio. Amo i miei figli spirituali al pari dell’anima mia e più ancora. Li ho rigenerati a Gesù nel dolore e nell’amore»; «Se so che una persona è afflitta sia nell’anima che nel corpo che cosa non farei presso il Signore per vederla libera dai suoi mali? Volentieri mi addosserei, pur di vederla andare salva, tutte le sue afflizioni, cedendo in suo favore i frutti di tali sofferenze, se il Signore me lo permettesse». San Pio è stato immagine viva di Cristo Crocifisso, suo perfetto imitatore, sua ostia, suo altare, sua gloria, capolavoro della divina misericordia al quale Dio ha conferito tutti i suoi doni, raggio di sole, cielo tersissimo in cui gli Angeli riflettono il loro volto, e ora gode il meritato premio in Paradiso, «lido degli splendori eterni, nel regno dell’aurora».