«Signore, io resto alla porta del Paradiso; vi entro quando ho visto entrare l’ultimo dei miei figli». Basta questa frase per far comprendere quanto San Pio desiderasse il Paradiso per sé e per tutti i suoi figli spirituali.

Prepararsi a fare una buona morte è sempre stato l’impegno dei Santi. Una cosa è certa: tutti gli uomini prima o poi devono morire. Per coloro i quali sono vissuti secondo Dio attende la beatitudine eterna del Paradiso, per i reprobi, ostinati nei loro peccati e hanno disprezzato Dio fino alla fine, attende la rovina eterna all’inferno.
Il tempo è la “moneta” che Dio ci dona per realizzare sulla terra la volontà di Dio, ovvero la nostra santificazione (cf 1Ts 4,3), per questo il tempo sulla terra deve essere speso bene, compiendo i nostri doveri quotidiani per amore di Dio e del prossimo, tenendo presente che ogni istante può essere vissuto secondo la virtù o il vizio e la scelta sta a noi. Alla fine ci sarà il rendiconto. San Pio da Pietrelcina ci avverte: «Una volta suonata la nostra ultima ora, cessati i battiti del nostro cuore, tutto sarà finito per noi: il tempo di meritare e quello pure di demeritare. Tali e quali la morte ci troverà ci presenteremo a Gesù Cristo Giudice. I nostri gridi di supplica, le nostre lacrime, i nostri sospiri di pentimento, che ancora sulla terra ci avrebbero guadagnato il Cuore di Dio, avrebbero potuto di noi fare, con l’aiuto dei sacramenti, da peccatori dei santi, oggi [nel momento della nostra morte] più a nulla valgono: il tempo della misericordia è trascorso, ora incomincia il tempo della giustizia».
Una sua figlia spirituale aveva tanta paura della morte. La morte può fare paura, c’erano Santi che non ne avevano affatto, sicuri di abbracciare il Signore dopo questa vita: «Il Signore è il mio pastore: nulla mi mancherà. In pascoli verdeggianti mi fa riposare, verso acque tranquille mi conduce. Anche se camminassi in una valle dall’ombra di morte, non temerei alcun male, perché Tu sei con me» (Sal 23,1-2.4); altri Santi invece temevano la morte per la consapevolezza della propria miseria davanti a Dio infinitamente Santo.
Di fronte alla paura della morte San Pio insegnava a pregare: «Chiediamo al Signore che ci mandi la morte quando siamo in grazia di Dio, assistiti da Lui, da sua Madre e da San Giuseppe, dopo aver fatto il Purgatorio qui». Padre Stefano M. Manelli, figlio spirituale di Padre Pio, fa notare che attraverso queste parole il Santo di Pietrelcina vuole trasmettere almeno tre insegnamenti: 1) l’importanza di essere in grazia di Dio nel momento della morte, poiché morire con il peccato mortale nell’anima significa precipitare nell’inferno eterno; 2) l’importanza della preghiera, chiedendo al Signore di essere assistiti da Lui, dalla Madre sua Santissima e da San Giuseppe; 3) l’importanza della penitenza purificatrice e della sofferenza, considerando l’importanza del sacrificio fatto per amore del Signore, soffrendo con rassegnazione quelle croci che il Signore ci manda per evitare il Purgatorio e fare terra-Paradiso. Lo stesso Serafico Padre San Francesco, qualche istante prima di morire, insegnava ai suoi Frati che «il piacere è breve, la pena eterna, piccola la sofferenza, infinita la gloria». San Pio da Pietrelcina ha avuto la grazia di soffrire per il Signore, in conformità al Cristo Crocifisso; lui era, infatti, il “crocifisso del Gargano”, portando impresse nel suo corpo le dolorose stimmate.
Dal suo Epistolario si leggono numerose lettere in cui parla della sofferenza, della morte e del suo desiderio di lasciare questa vita per andare incontro al Signore. Scrivendo a padre Agostino, racconta: «Questa notte scorsa poi l’ho passata tutta intera con Gesù appassionato. Ho sofferto anche assai; ma in un modo ben diverso da quello della notte precedente. Questo è stato un dolore che non mi ha fatto male alcuno; mi sentivo sempre più attratto verso Gesù […], mi sentivo a Gesù stretto e legato […]. Pregate, affinché il Signore si degni di accorciare il mio esilio».
Padre Pio conosceva anche la gravità della minima offesa a Dio, per questo talvolta aveva paura di morire, perché vedeva i suoi peccati e non voleva congedarsi da questa vita neanche con delle minime macchie. Tra le tentazioni del demonio, che lo attaccava con pensieri sconfortanti, non perdeva la fiducia in Dio: «Viva Gesù! Che anche in mezzo a queste fosche idee, serbo in fondo al cuore una calma tale, che raramente l’ho sentita come al presente. […] Sento che se Gesù continua a bruciarmi il cuore […], al mattino prima di unirmi a Lui, non potrò resistere, e me ne andrò… Oh me ne potessi andare davvero presto».
San Pio vedeva la morte come refrigerio ai dolori che provava su questa terra: «Padre, credetemi, non ne posso più, la morte soltanto può dare un refrigerio a tante mie pene ed angustie. Il maligno spirito mi sta torturando in ogni guisa; ci riuscirà a far prevaricare un’anima che in Dio si abbandona? Io non lo temo affatto; la grazia di Gesù mi rende potente in tutto».
Padre Benedetto da San Marco in Lamis, suo direttore spirituale, era a conoscenza del suo desiderio di pronunciare le parole di Gesù: «In manus tuas, commendo spiritum meum». Nella corrispondenza epistolare, ecco la risposta di padre Benedetto a una lettera di San Pio: «So purtroppo che vorresti accelerato il momento di pronunziare quest’ultima frase. Ma puoi dire: Consummatum est! La tua missione non è ancora compiuta e più che essere assorbito in Dio, devi aver sete della salute dei fratelli». L’affetto che nutriva verso Padre Pio lo faceva esclamare: «Anche da lassù può continuarsi l’opera di mediatore, ma io sono persuaso che i Santi s’interessano delle altrui miserie più quando stanno in terra».
Con quelle stesse parole pronunciate da Gesù sulla Croce si è spento anche Padre Pio il 23 settembre 1968, ma quanto gli è stato affidato dal suo direttore spirituale può ritenersi realizzato. Tra le ultime promesse di San Pio infatti si legge: «Figlio mio, dopo morto sarò più vivo di prima e più chiasso di prima farò»; «Figlio mio, sappi che la mia responsabilità è unica al mondo. La mia missione ricomincia dopo la mia morte e finirà quando sulla terra la Santa Messa non si celebrerà più»; «Posso dimenticare me stesso, ma non i miei figli spirituali, anzi assicuro che quando il Signore mi chiamerà, io gli dirò: “Signore, io resto alla porta del Paradiso; vi entro quando ho visto entrare l’ultimo dei miei figli”».