Esiste una forma di vita intelligente extraterrestre? Seguiamo in breve il ragionamento del celebre fisico Enrico Fermi. Mettiamolo poi a confronto col pensiero teologico cattolico...

Enrico Fermi, celebre fisico italiano, mentre lavorava nei laboratori di Los Alamos nel 1950, prese parte a una conversazione con alcuni colleghi, tra cui Edward Teller il “padre” della bomba atomica. Discutevano della probabilità di entrare in contatto con forme di vita intelligente extraterrestre.
Fermi affermò: «Dato l’enorme numero di stelle nell’universo osservabile, è naturale pensare che la vita possa essersi sviluppata in un grande numero di pianeti e che moltissime civiltà extraterrestri evolute siano apparse durante la vita dell’universo. Quindi nasce spontanea la domanda: “Se l’universo e la nostra galassia pullulano di civiltà sviluppate, dove sono tutte quante? Perché non ne abbiamo ancora ricevuto le prove, come trasmissioni radio, sonde o navi spaziali?”».
Fin dagli anni 1960 si cercano sistematicamente segni di possibili trasmissioni intelligenti provenienti dal cosmo. Il progetto SETI ha vagliato i segnali radio ricevuti dal radiotelescopio di Arecibo, a Porto Rico: fino ad ora nessun segnale è stato rilevato da questo progetto. La soluzione è evidente: la probabilità che la vita si evolva spontaneamente nell’universo fino a produrre una civiltà evoluta è praticamente “zero”. Infatti molti sono gli elementi necessari perché la vita, basata sul carbonio, possa esistere ed evolversi su un pianeta.
Prendiamone alcuni:
fattori astronomici, come la posizione all’interno della galassia;
l’orbita percorsa dal pianeta intorno alla sua stella centrale e la tipologia di quest’ultima, la sua ellitticità e l’inclinazione dell’orbita;
la presenza di satelliti naturali come la luna;
in presenza di condizioni ambientali favorevoli, i componenti genetici della vita, a partire dalle molecole complesse di DNA con capacità di autoreplicazione, sono entità chimiche di elevatissima complessità;
la nascita della vita nella forma conosciuta e il suo sviluppo in civiltà richiede che la durata media della civiltà tecnologicamente evoluta che può comunicare con onde radio, stimata dai valori Drake in 10.000 anni è un parametro cruciale, ma molto incerto.
Gli studi sul nostro sistema solare sembrano confermare l’eccezionalità della vita sulla terra (ipotesi della rarità della terra). L’universo è enormemente ampio, ma la velocità della luce è finita: essa impiega oltre due milioni e mezzo di anni solo per arrivare alla galassia più vicina. È dunque possibile che esistano diverse civiltà evolute e desiderose di comunicare, ma isolate dalle enormi distanze intergalattiche.
Crediamo invece in una visione teleologica, cioè finalistica, che l’intero cosmo sia stato concepito, creato, ordinato, finalizzato al Figlio di Dio fatto uomo: «Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui» (Col 1,16).