SPIRITUALITÀ
Passo dopo passo... verso il Paradiso La via purgativa della perfezione cristiana
dal Numero 38 del 25 ottobre 2026
di Fra Gerardo M. Pio da Osimo
Continua la scalata verso la perfezione, con le sue purificazioni e le sue grazie che svuotano dalle brutture dell’anima, fino a rendere autentici “Santi e familiari di Dio”.
Al principio del cammino della perfezione cristiana, il fedele è posto sul sentiero della “purgazione spirituale”, o “via purgativa”, nella quale l’anima impegnata a raggiungere la perfetta unione con Dio, nell’altissima trasformazione e consumazione nella Santissima Trinità e Unità divina, si purifica allontanandosi dal peccato e resistendo alle concupiscenze che si oppongono in qualsiasi modo alla carità, fulcro essenziale e «vincolo della perfezione» (Col 3,14). I cristiani che percorrono fervorosamente questa “via” vengono chiamati “principianti” e si definiscono, usando le parole dell’esperto dottore in Teologia spirituale Adolphe Tanquerey, come «coloro che, vivendo abitualmente nello stato di grazia, hanno un certo desiderio della perfezione, ma conservano affezioni al peccato veniale e sono esposti a ricadere di tanto in tanto in alcune colpe gravi». Vivere abitualmente in grazia implica la lotta condotta con successo contro le tentazioni gravi e, conseguenzialmente, la fuga dalle occasioni prossime di peccato, ossia quelle occasioni che inducono a cadere in colpa grave. Tuttavia, il desiderio della perfezione di queste anime, elemento necessario per iniziare e progredire sul sentiero della perfezione cristiana, è ancora debole e imperfetto. Le anime principianti o “incipienti” conservano ancora affezioni al peccato veniale e sono esposte a quello ben più grave. In questo campo si riduce l’aspetto negativo della “via purgativa”: la lotta contro tutto ciò che costituisce un impedimento alla nostra santificazione. I principali ostacoli che si frappongono al raggiungimento di questo scopo sono primariamente i peccati mortali, che offendono gravemente Dio in tutti i suoi attributi, ma specialmente nell’essere il nostro primo principio, ultimo fine, il nostro Padre e il nostro sommo benefattore (Egli è la Bontà somma, la Bontà per essenza), e i peccati veniali deliberati, cioè con deliberazione e pieno consenso, che sono anch’essi un’offesa a Dio, un’ingiuria e un insulto a Lui, alla sua volontà e alla sua gloria, se pur in materia leggera. Costituiscono ancora un ostacolo alla nostra perfezione le imperfezioni, che nei principianti sono volontarie e vanno perciò combattute in quanto impediscono all’anima di dirigersi con slancio verso la santità. Vi sono poi i nemici cosiddetti “secondari”, ma altrettanto pericolosi, della nostra anima contro i quali devono essere orientati tutti i nostri sforzi, sostenuti e alimentati dalla divina grazia, per detronizzare e annichilire le loro nocive influenze. Essi sono: il mondo, che si può definire come l’ambiente anticristiano formato dagli uomini che vivono disgraziatamente dimentichi o avversi a Dio e dediti esclusivamente alle cose della terra; il demonio, «omicida fin da principio [...] menzognero e padre della menzogna» (Gv 8,44) che «come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» (1Pt 5,8) incitandoci al male con le sue tentazioni che Dio non provoca ma permette, per darci occasione di meritare, anche se «non permetterà che siate tentati oltre vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla» (1Cor 10,13); la carne, nostro nemico “interno” che ci muove guerra principalmente in due modi: generando in noi l’orrore istintivo per la sofferenza e la sua insaziabile brama di godere. Nella lotta contro tutti questi nemici, per completare la purificazione di tutto il nostro essere, bisogna considerare ancora due elementi o fasi che caratterizzano l’aspetto negativo della nostra santificazione: le “purificazioni attive” (proprie della fase ascetica) e “passive” (proprie dello stato mistico). Le prime sono intraprese principalmente dall’anima che, con l’aiuto della grazia, si sforza di procedere alla purificazione dei sensi esterni (vista, udito, odorato, gusto, tatto) e interni (senso comune, fantasia o immaginazione, estimativa, memoria sensitiva), delle passioni dell’appetito concupiscibile (amore, odio, desiderio, avversione o fuga, piacere, tristezza) e irascibile (speranza, disperazione, audacia, timore, ira), delle potenze dell’anima (intelletto e volontà). Invece, nelle “purificazioni passive” prevale l’azione di Dio attraverso la sua grazia nell’anima che ora agisce “passivamente” prestando semplicemente il suo assenso alle divine operazioni. Queste purificazioni, molteplici e varie, raggiungono l’apice della loro manifestazione nelle cosiddette “notti dell’anima”: la notte dei sensi (aridità e oscurità sensibili) e la notte dello spirito (che libera l’anima dalle sue più piccole debolezze, imperfezioni e miserie). Ma torniamo alla “via purgativa” considerando il principio guida della nostra purificazione che tutti i Santi hanno individuato nell’agere contra, cioè nell’agire in maniera contrapposta anzitutto al peccato, e, immediatamente dopo, alle tendenze della natura, siano pure oneste e lecite. San Giovanni della Croce, il “maestro dell’ascetica e mistica”, esplica praticamente questo principio nell’esercizio di un agire che preferisca sempre «ciò che è amaro al dolce, ciò che è duro al morbido, ciò che è difficile al facile, ciò che è scomodo al comodo, ciò che è fatica al riposo, ciò che è spregevole al nobile», e così via. Questo agire facilita il secondo aspetto positivo della fase ascetica, già presente nella “via purgativa” ma dominante nella seconda “via illuminativa”, che consiste nell’esercizio e acquisto progressivo delle virtù eroiche, quale necessaria predisposizione alle grandi grazie e doni della terza “via unitiva”. Se vogliamo dunque vivere da veri «figli di Dio» (Rm 8,14), «fratelli in Cristo» (Col 1,2), «concittadini dei santi e familiari di Dio» (Ef 2,19), sforziamoci di passare per la «porta stretta» (Lc 13,24) del rinnegamento e della mortificazione, atta a «spogliarci dall’uomo vecchio e rivestirci dell’uomo nuovo» (Ef 4,22.24), affinché «liberati dal peccato» (Rm 6,22) e rinnovati dallo «Spirito di Cristo» (Rm 8,9) con l’illuminazione delle sue sante virtù, praticate e assimilate fino in fondo, possiamo anche noi un giorno «entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21).
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