I FIORETTI
Gloriosa entrata nella Vita eterna
dal Numero 35 del 4 ottobre 2026
Ci troviamo nell’“Anno Francescano”, come ha affermato il Sommo Pontefice Leone XIV; difatti, il Papa, per ricordare l’ottavo centenario del glorioso transito del Beato patriarca, ha indetto per tutto l’anno 2026 un’indulgenza plenaria, alle consuete predisposizioni e preghiere richieste, per chi visita una chiesa francescana o dedicata al Santo d’Assisi. Il motivo di questa grandissima grazia, che la Chiesa concede per un anno intero, è per ricordare e solennizzare la gloriosa morte di San Francesco d’Assisi, Santo che riuscì a strappare la grazia dal Signore dell’indulgenza plenaria ogni 2 agosto per chi visita la sua cara Porziuncola. Il Santo, come viene riportato nelle sue biografie, annunciò proprio il giorno 2 agosto al popolo radunato in Santa Maria degli Angeli di voler portare tutti in Paradiso attraverso l’indulgenza accordatagli dall’autorità ecclesiastica. La carità di San Francesco aveva raggiunto un così alto grado che non si fermava davanti a niente, nemmeno davanti alla morte; difatti, i veri cristiani hanno sempre guardato la morte come il giorno della nascita in Cielo, differenziandosi nettamente dai pagani, i quali la affrontano come un evento terribile e doloroso. Perdipiù, il Santo esortava a correrle incontro affermando «ben venga, mia sorella morte». Come riporta il Dottore Serafico San Bonaventura, «avvicinatosi il momento del suo transito, [San Francesco] fece chiamare intorno a sé tutti i frati del luogo e consolandoli della sua morte con espressioni carezzevoli li esortò con paterno affetto all’amore di Dio [...]. Benedisse tutti i frati, presenti e assenti, nella potenza e nel nome del Crocifisso» (FF 1241). Interessante è leggere e meditare l’ultima ammonizione che il Santo lasciò ai suoi Frati: «State saldi, o figli tutti, nel timore del Signore e perseverate sempre in esso! E poiché sta per venire la tentazione e la tribolazione, beati coloro che persevereranno nel cammino iniziato!» (ibidem). Concludendo così la sua santa vita, «l’uomo beato si addormentò nel Signore e – continua San Bonaventura – uno dei suoi frati vide quell’anima beata fulgentissima, sollevarsi su una candida nuvoletta al di sopra di molte acque, portata direttamente in cielo» (FF 1243). I biografi attestano che subito dopo il beato transito, il corpo del Santo rimase flessibile e morbido, emanando una luce tutta divina e mantenendo i segni della crocifissione con Cristo; questo fu un segno grandioso che annunciava, a chi era rimasto su questa terra d’esilio, la meta raggiunta dal nostro Santo, una meta eternamente beata. Esattamente 742 anni più tardi, un figlio del Serafico Padre partiva per l’eterna beatitudine: questo suo figlio è conosciuto come San Pio da Pietrelcina. Il suo beato transito ci viene raccontato per iscritto dai confratelli che lo assisterono fino al suo ultimo respiro. Il 22 settembre 1968, a San Giovanni Rotondo (FG), Padre Pio era coricato sul letto domandando insistentemente l’ora al confratello; più si avvicinava l’ora della sua morte, più il Santo chiedeva con molta frequenza l’orario con gli occhi rossi di pianto, di un pianto sereno e pacifico. Avendo difficoltà a respirare sul letto, chiese di potersi alzare per raggiungere il terrazzino accompagnato dal Frate aiutante. Successivamente, fece ritorno alla cella e, sentendosi appesantito, si sedette; la sua faccia iniziò a impallidire. Ripeteva sempre più fievolmente i santi nomi di Gesù e Maria. Il Frate accanto a lui, comprendendo la gravità della situazione, chiamò subito i confratelli e il dottor Sala. Alle 2.30 di notte, dopo aver ricevuto il Sacramento degli infermi e con tutti i confratelli inginocchiati in preghiera attorno a lui, il Santo spirò, chinando dolcemente la testa sul petto. A imitazione di Cristo, Padre Pio si consumò fino all’ultima goccia, morendo come Lui in croce e dimostrandoci che tutto «è compiuto» (Gv 19,30). A differenza del Serafico Padre, Padre Pio al momento della non aveva più le stimmate, anzi la pelle, dove per cinquant’anni vi sono stati i segni di Gesù sanguinanti, risultava liscia come la pelle di un bambino. Nessuno si aspettava questo transito pochi giorni dopo il cinquantesimo anniversario della sua stimmatizzazione; molti si rattristarono, specialmente i suoi figli spirituali, i quali non potevano vivere senza i suoi consigli paterni. Il fatto confortante fu che lo stesso Padre Pio aveva affermato più volte che avrebbe fatto più chiasso da morto che da vivo; questo significava che era certo di poter maggiormente intercedere presso Dio e l’Immacolata nella distribuzione delle grazie lassù in cielo, assistendo chiunque lo pregasse. Ancora oggi ne abbiamo la prova: molte conversioni sono dovute a Padre Pio, il quale avvicina le anime lontane da Dio alla vera preghiera e penitenza, rinnovando la loro vita. Da questi due transiti comprendiamo che la vita quaggiù non vale niente se non è spesa solamente per ciò che Dio vuole da noi, ossia per la sua gloria e la nostra santificazione; San Francesco e San Pio hanno fatto pienamente la volontà di Dio, diventando Santi, e quali Santi! Possa l’Immacolata inondarci di grazie per diventare anche noi grandi Santi: questa è la vera felicità che soddisfa appieno l’anima umana. Immacolata, Mediatrice di tutte le grazie, prega per noi. di Fra Pio M. da Verona
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