SPIRITUALITÀ
Verso il Paradiso... passo dopo passo I presupposti per la perfezione cristiana
dal Numero 32 del 13 settembre 2026
di Fra Marco M. Pio da Osimo
Meta altissima, la perfezione cristiana si raggiunge non senza prove, a volte anche dolorosissime per l’anima. In esse tuttavia vi è sempre il sostegno della grazia di Dio.
Proseguiamo il nostro percorso di approfondimento della perfezione cristiana vedendone i presupposti, che sono: 1) lo sviluppo eminente della grazia; 2) la perfezione delle virtù infuse; 3) il passaggio attraverso le purificazioni passive; 4) il raggiungimento della vita mistica. Spieghiamole meglio. Lo sviluppo eminente della grazia Trattiamo di una realtà soprannaturale; il termine stesso ci rivela un qualcosa che sta al di sopra della natura, ma senza eliminarla, poiché la grazia suppone la natura e in questa opera attivamente al suo perfezionamento. Fino a quale grado? Tanto da dover essere eminente, cioè a quel grado dell’altissima perfezione delle “beatitudini” evangeliche, secondo la misura che Dio ha stabilito per ciascuno di noi. È Gesù che ce lo insegna usando alcune parabole, in particolare quella dei talenti: «Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì» (Mt 25,14-15). Al ritorno di quell’uomo, che figura Dio stesso, i primi due servi dimostrarono di averne guadagnati altrettanti; perciò, egli rispose a ciascuno di loro: «Bene, servo buono e fedele [...], sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone» (Mt 25,21). Così pure nella parabola del seminatore, sappiamo che il grano caduto sul terreno buono «venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno» (Mc 4,8)secondo cioè il frutto che ciascun seme era in grado di dare. Allo stesso modo, ognuno dovrà raggiungere quella misura di grazia che Dio ha predisposto fin dall’eternità; si parte con la grazia battesimale, ma questa va fatta fruttificare chiedendo l’aiuto di Dio in ogni nostra azione, guadagnando così nuove grazie per elevare sempre più lo spirito fino alla misura piena che è Cristo. La perfezione delle virtù infuse Le virtù infuse sono virtù (ossia abiti operativi) soprannaturali, perché infuse da Dio nelle potenze dell’anima (intelletto e volontà) per disporle a operare secondo il dettame della ragione illuminata dalla fede. In altre parole, mentre le virtù naturali si producono nell’uomo con la ripetizione degli atti (in questo senso si parla di “abito” di agire), le virtù soprannaturali vengono date direttamente da Dio nell’anima col compito di soprannaturalizzarne le potenze, elevandole all’ordine della grazia; solo allora l’uomo è in grado di agire in modo superiore a quello naturale, perché l’atto naturale virtuoso viene così reso perfetto, completo, in quanto soprannaturale: ciò coinvolge non solo l’intenzione, ma anche l’azione stessa che è stata compiuta. È così che acquistiamo meriti per il Paradiso! Notiamo bene però, che esse sono infuse da Dio, e accompagnano sempre la grazia santificante e sono infuse con essa. Si rivela allora ancor di più l’importanza di quanto esposto nel primo punto. Le purificazioni passive Sono delle azioni esterne all’anima che Dio concede come mezzo efficace con le quali l’anima può sciogliersi dalle creature e dall’amor proprio, rimuovendo di volta in volta tutte le scorie occulte fino a quelle più profonde, per darsi totalmente a Lui. Queste purificazioni si ricevono nell’anima senza che sia ella a causarle, ancorché vi debba cooperare attivamente. Esse sono necessarie perché l’egoismo che si radica nelle più segrete profondità del nostro essere offusca la chiarezza dell’intelletto, impedendoci la visione retta e oggettiva delle cose, specialmente quando l’amor proprio è interessato a farcele vedere in un determinato modo e sotto una particolare luce. San Giovanni della Croce avverte infatti: «Per quanto il principiante si eserciti nel correggere e mortificare in sé tutte le suddette azioni e passioni, non può mai riuscirvi del tutto e neppure in gran parte, finché ciò non avvenga in lui passivamente, per opera di Dio, mediante la purgazione della notte oscura», prima quella dei sensi (con una serie prolungata di aridità e oscurità sensibili) e poi dello spirito (purificazioni passive molto dolorose, che rimuovono i difetti e le imperfezioni rimaste dalla prima purificazione, venendo estirpate fin dalle radici). Seppur purificazioni dolorose, la grazia sostiene e accompagna l’anima, che desidera così sempre più ardentemente amare Dio solo. La vita mistica Eliminate le mancanze e i difetti, si sono acquistate allora le virtù infuse, le quali però non possono raggiungere la loro perfezione se non sotto l’influsso dei doni dello Spirito Santo, che le attua in modo divino e produce nell’anima un’esperienza dell’azione di Dio. In tal modo, l’anima giungerà ad amare il Signore perfettamente con tutto il cuore, con tutte le forze, con tutta la mente, e il prossimo come se stesso (nemici compresi) per rimanere finalmente saldi, pazienti e perseveranti nella carità, qualunque cosa succeda. Si è così raggiunto lo stato dei perfetti, passando secondo il beneplacito divino nella vita mistica, e accrescendo di giorno in giorno l’amor di Dio fino al più alto grado. Animiamoci allora a volere percorrere questa via, che Gesù stesso desidera per ciascuno di noi, affinché, tolto da noi l’uomo vecchio con le sue concupiscenze e liberi così dal peccato, possiamo essere tutti uniti a Lui, come Egli volle fin dalla creazione del mondo: «Essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità» (Ef 1,4).
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