MARIA SS.
La “Compassione” della Madre ai piedi della Croce
dal Numero 32 del 13 settembre 2026
di Suor Ostia del Cuore Immacolato
La “Compassione” con la “C” maiuscola fu unica e propria della Madre Addolorata che partecipò in maniera unica alla Passione e Morte di Gesù.
Vicino alla festa dell’Esaltazione della Santa Croce non può mancare quella della Madre ai piedi della Croce, dove ricordiamo e ringraziamo per il suo trionfo regale di Regina dei martiri. In questa occasione, dunque, siamo invitati a compatire la “Compassione” della Madre ai piedi della Croce. Di fatto, la sua compassione non va intesa in senso generico, essa è invece “Compassione” con la “C” maiuscola, “Compassione” che le è propria e in modo singolare, trattandosi della Compassione della Corredentrice del genere umano. Scrive un pio autore: «Il fatto, però, più importante, che completa in Maria l’ufficio di Corredentrice, è la sua diretta partecipazione alla Passione e Morte di Gesù, con la sua più viva Compassione. Questa parola “Compassione” può avere un doppio significato: in largo senso, significa qualsiasi afflizione di spirito nel contemplare e meditare i patimenti del Redentore; in senso stretto e letterale, significa che Maria patì in compagnia di Gesù, cioè che Essa sopportò nel proprio cuore tutti i singoli dolori che il Figlio incontrò nella sua Santissima Umanità, con le stesse disposizioni e per la medesima causa». In modo ancora più immediato, Santa Veronica Giuliani, candidata a diventare Dottore della Chiesa, esprime la Compassione della Corredentrice come una vera compartecipazione da parte di Colei che è la Coadiutrice alla nostra Redenzione. Tra le tante pagine del suo Diario, leggiamo: «Ebbi una certa penetrazione sopra il dolore che patì il Cuore Addolorato di Maria Vergine, mentre sentiva in sé il dolore medesimo del Figlio. Lui tutto pativa per mano dei manigoldi e nemici, ed Ella pativa per mano di amore e dolore. L’amore con cui penava il Figlio si comunicava alla medesima Madre; ed Ella con amore e dolore, stava tutta in pace, nella volontà dell’Eterno Padre, nel modo medesimo dell’Umanità SS.ma ambedue conformi, tanto in amore, che in pene e dolori. Ella fu coadiutrice alla nostra Redenzione e patì in sé per via di partecipazione ogni pena, ogni dolore, affanno e agonia che ebbe Gesù non solo in queste ventiquattro ore della SS.ma Passione, ma in tutto il corso della sua vita. Furono ad ambedue trentatré anni di penosissimi tormenti, e la SS.ma Vergine fu sempre a parte di tutte le sue pene». Compatire la nostra Mamma Addolorata, allora, diventa un dovere di amore e riparazione. Inoltre, la devozione ai suoi sette dolori, anche a nostro personale interesse, secondo lo studio approfondito del padre Faber, produce degli effetti di grazia particolare: - produce estrema tenerezza e devozione-venerazione verso Nostro Signore; - fa sì che chi la pratica tenga incessantemente innanzi agli occhi la Passione di Gesù con una tenerezza tutta particolare; - produce un abituale odio al peccato; - fa nascere in noi la brama della conversione dei peccatori; - tale pratica ha un’efficacia particolare verso Dio per l’obbligazione di nostro Signore nei confronti della sofferenza della Madre. Questi punti, a livello pratico, sono delle grazie enormi per il cammino di santità ed è bene sperimentare tale pratica per assaporarne i benefici. Oltre a questi punti, ricordiamo il dono di una vera e forte contrizione dei propri peccati, grazia che l’Addolorata ha promesso in più rivelazioni ai Santi e durante le apparizioni; ad esempio in Africa, a Kibeho (1981), dove chiede di riprendere a recitare la Corona dei sette Dolori, a beneficio del mondo intero. Guardiamo allora alla Madre ai piedi della Croce e facciamole compagnia, chiediamole di penetrare nella sua “Compassione” di Madre, attenta a ogni suo figlio su questa terra, da salvare per l’eternità.
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