MARIA SS.
La trasfissione corredentiva del Cuore addolorato di Maria
dal Numero 32 del 13 settembre 2026
di Fra Gerardo M. Pio da Osimo
In vista della Redenzione del mondo, Dio volle la divina Madre assolutamente esente da ogni macchia di peccato, in modo da poter collaborare col Figlio sin dagli inizi della storia della salvezza.
La memoria liturgica del 15 settembre, la Beata Vergina Maria Addolorata, che in un incalcolabile numero di santuari, paesi, istituti religiosi, ecc. è festeggiata con la massima pompa, attrae la mente e il cuore dei fedeli nella meditazione e contemplazione amorosa dei dolori acerbissimi della «nostra sì cara Corredentrice», come teneramente la chiamava a ragione San Pio da Pietrelcina, rivelandoci quel mare di dolori che San Bernardino da Siena stimava incalcolabilmente impensabile non solo all’intelletto umano, ma neppure a quello di tutti gli angeli assieme. L’intera vita dell’Addoloratissima Madre di Dio fu immersa nel dolore corredentivo per cooperare, in unione alla Passione del Redentore, all’acquisto della salvezza del genere umano. Questa intimissima collaborazione e unione della Madre Corredentrice alle sofferenze redentive del divin Figlio è attestata dal Sommo Pontefice San Pio X, nella sua enciclica Ad diem illum lætissimus, con queste parole: «Vi fu tra Maria e Gesù una continua comunione di vita e di sofferenza, di modo che si può applicare tanto all’uno che all’altra la sentenza del Profeta: “La mia vita si è consumata nel dolore, i miei anni sono trascorsi nei lamenti” (Sal 31,11)». Per questo San Giovanni Eudes affermò che Maria Santissima «è vissuta sulla terra in un continuo sacrificio di tutto il suo essere e attività». Il culmine di questa sofferenza corredentiva della nostra Madre Addolorata e della sofferenza redentiva del nostro Salvatore rifulse in tutta la sua drammaticità sul Calvario dove «stava presso la croce di Gesù sua madre» (Gv 19,25). «è sul Calvario – scrisse il celebre mariologo padre Stefano M. Manelli – che la missione della Maternità corredentiva di Maria Santissima si completa e si consuma in totalità terminale di coimmolazione con l’immolazione del Figlio Redentore crocifisso», perché qui Ella, aggiunge il Beato Gabriele Maria Allegra, «si unì intimamente al suo Figlio morente sulla Croce quale nostra Corredentrice». Nella solenne tragicità del Calvario, riflette ancora il nostro mariologo, «il cuore di Cristo che viene trafitto dalla “lancia” e il cuore di Maria trapassato dalla “spada” (Lc 2,35) fanno comprendere bene la totalità dell’amore doloroso di Cristo e di Maria che hanno redento l’umanità bisognosa di salvezza» . Questa “spada”, che le fu profetizzata dal santo vecchio Simeone, pose l’anima purissima di Maria in uno stato di dolore e di agonia atroci nell’attesa che le parole profetate si realizzassero realmente, così che il suo Cuore Addolorato di Corredentrice saggiò gli spasimi e le sofferenze del Redentore crocifisso prima ancora di giungere sul Calvario. Così conferma San Giovanni Eudes: «Il Calvario fu irrorato del Sangue di Gesù; il Cuore di Maria ne è stato penetrato in anticipo più ancora dell’arida terra del Calvario». Questo ammirabilissimo Cuore materno raggiunse l’apice delle sue sofferenze e della sua intissima unione alle pene del Redentore sul Calvario, là dove, scrisse il padre Manelli, «mai come ai piedi della Croce... il Cuore della Madre, per il dolore corredentivo, si identificava con il Cuore di Gesù Redentore universale». San Bernardo riteneva per questo che «tutti i dolori di Gesù morente erano i dolori della sua Madre sofferente», e San Bonaventura pregava con grande enfasi serafica la Regina dei martiri servendosi di queste parole: «O Regina mia, voi non siete solo presso la croce, ma siete sulla croce. Con Gesù soffrite, con Lui siete crocifissa. Egli soffre terribilmente nel Corpo, voi nel Cuore verginale, in cui tenete rinchiuse tutte le piaghe di Lui». L’identità dell’immolazione redentiva e corredentiva del Figlio e delle Madre è chiaramente espressa da San Lorenzo Giustiniani quando afferma che sulla Croce «furono crocifissi Madre e Figlio, questi nel Corpo, quella nel Cuore», e questa precisa e totale «cooperazione di Maria alla nostra Redenzione – scrisse il Beato Gabriele M. Allegra – è tale da che Maria meritò il titolo di Corredentrice. Le afflizioni di Maria e quelle di Gesù furono una sola afflizione, che faceva soffrire due cuori... La Compassione di Maria accresceva le pene di Gesù e la Passione di Gesù era la sorgente dei dolori di Maria. Questa offerta duplice redense il mondo». In queste poche parole del beato è affermata la verità “proxima fidei” della Corredenzione mariana che vede l’Immacolata, predisposta con una redenzione “preservativa”, che la rese immune dal contrarre il peccato originale, impegnata con il Redentore divino nell’opera dolorosissima della nostra salvezza. Ella fu redenta, come si esprime il Dottore Sottile il Beato Giovanni Duns Scoto, “sublimiori modo [in modo più sublime]” «in quanto – spiega accuratamente il teologo padre Severino M. Ragazzini – Cristo la volle assolutamente esente e preservata da ogni macchia in modo che, fin dagli inizi, potesse poi collaborare con Lui a tutto lo svolgersi della Redenzione». La sua opera corredentiva di offerta dei suoi dolori e dei dolori del suo divin Figlio si rinnova ancora oggi sugli altari di tutte le chiese del mondo intero, durante la celebrazione della Santa Messa, dove «la divina Madre – scrisse il padre Manelli – si fa presente realmente-misticamente all’altare, ai piedi del Figlio Crocifisso, libera da ogni condizionamento o limite di tempo e di spazio». Accostiamoci con frequenza al «sacro Banchetto in cui ci nutriamo di Cristo», come ripeteva San Tommaso d’Aquino, perché qui «si fa memoria della sua passione» alla quale l’Immacolata Corredentrice collaborò attivamente riscattandoci dalla sentenza di morte eterna meritata nell’Eden, e invochiamola prima di ricevere Gesù eucaristico affinché ci disponga Ella stessa ad accostarci alla sacra mensa con la minore indegnità possibile, ricordandoci di attuare sempre il devoto proposito espresso dal vescovo Sant’Ilario di Poitiers: «Non si può dare gioia più grande alla Madonna che quella di amarla con Gesù eucaristico dentro di noi».
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